Il pistolotto ferragostano di Veronesi

“Lungomare Umberto Veronesi”, uomo di scienza e discorsi da spiaggia.

Orfani dell’articolo ferragostano apocalittico di Giorvanni Sartori, troviamo un sostituto in Umberto Veronesi. E così ai luoghi comuni e alla vulgata neopositivista del primo sopperisce con autorevolezza il secondo.

Diciamoci la verità, un po’ ce l’aspettavamo, era stato ipotizzato nell’ultimo articolo su CS che quest’anno il politologo Giovanni Sartori avrebbe saltato l’articolo neomalthusiano di Ferragosto sul Corriere della Sera interrompendo così una pluriennale consuetudine. La previsione nasceva dal fatto che l’articolo era già stato pubblicato in anticipo il 16 maggio scorso con il titolo “LA TERRA VERDE SOTTO ASSEDIO“, il motivo del pistolotto anticipato era stato l’annuncio di una enciclica “verde” di Papa Francesco alla quale il politologo si era sentito di replicare anticipando la data di tre mesi esatti.

Ma ad allietare il Ferragosto, con meno evidenza rispetto all’editoriale sartoriano, ci ha pensato però un’altro illustre coetaneo, il Prof. Umberto Veronesi che ha commentato l’assegnazione del premio Fields per la matematica all’iraniana Maryam Mirzakhani, 37 anni:

Maryam Mirzakhani

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Veronesi si è sentito di dover dire la sua a sostegno del ‘frame’ che vuole vedere una marcia del progresso da un passato negativo ad un presente migliore e soprattutto verso un futuro in continuo progresso, e in questo caso particolare, da un passato ostile alle donne a un presente che invece le valorizza. E così ecco comparire sul Corriere l’articolo “Secoli di esclusione fino a Maryam, ma la scienza è donna“, un titolo che in sé già contiene un serie di errori superiore alle parole di cui è composto.

Ovviamente non si può assolutamente parlare di “secoli di esclusione” delle donne nel caso del premio Fields per la matematica, in quanto lo stesso è stato istituito solo nel 1936 ed assegnato ogni 4 anni a partire dal 1950, se invece parliamo della presunta esclusione delle donne nella scienza, a Veronesi sono sfuggiti una gran quantità di nomi, anche di sua personale conoscenza, come le scomparse Rita Levi Montalcini e Margherita Hack ben precedenti a Maryam. Per non parlare della frase “ma la scienza è donna” che non ha alcun significato reale e denota solo una tendenza alla piaggeria.

Veronesi inizia così il suo articolo:

La bellissima notizia dell’assegnazione del Premio Fiele — equivalente del Nobel — a Maryam Mirzakhani, rappresenta la smentita definitiva della corrente di pensiero che per secoli ha sostenuta l’inferiorità della mente femminile nelle scienze esatteSoltanto pochi anni fa il rettore di Harvard Laurence Summers fece la sconcertante dichiarazione che le donne non sono adatte alle scienze perché non hanno la capacità innata per il calcolo matematico. È vero che le donne matematiche nella storia sono poche, ma la ragione non è certo biologica. La realtà è che fino agli inizi del secolo scorso, le donne sostanzialmente non avevano accesso agli studi universitari.Per esempio Princeton, dove Maryam ha ottenuto una cattedra grazie alla sua tesi di dottorato, ha aperto al mondo femminile solo nel 1968

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Forse Veronesi avrebbe dovuto parlare di una corrente di pensiero che riguarda il mondo anglosassone, infatti i casi da lui riferiti sono relativi alle università di Harvard e Princeton, ma se in quest’ultima ha ‘aperto al mondo femminile’ nel vicino 1968, in Italia la prima donna Professoressa universitaria è stata vista nel lontano 1733 quando a Laura Bassi venne assegnata la cattedra di Fisica e Biologia alla prestigiosa Università di Bologna con il sostegno nel Senato accademico di Prospero Lambertini, il futuro Papa Benedetto XIV.

Laura Bassi 1711-1778

Ma Veronesi mostra subito la sua strumentalizzazione dell’evento a sostegno delle tesi antireligiose, e rispolvera un classico cavallo di battaglia, la vicenda di Ipazia:

Eppure, malgrado questa pesante discriminazione culturale, l’amore delle donne per la scienza ha fatto sì che alcune di loro rompessero la cortina di ferro del maschilismo per entrare nella storia della matematica. La prima di cui abbiamo notizia è Ipazia di Alessandria d’Egitto, che fu una grande astronoma e matematica nel IV secolo dopo Cristo. Per questo fu perseguitata dai cristiani.Ancora giovanissima, fu barbaramente uccisa e la maggior parte della sua opera andò perduta nell’incendio della biblioteca di Alessandria. L’episodio fu uno dei primi segnali di come la scienza non sia amata né dalla politica né dalle religioni perché è troppo indipendente. Se poi la portavoce della scienza è donna, l’odio e la paura si moltiplicano.

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Ipazia d’Alessandria non fu uccisa perché donna di scienza, ma per motivi politici, deprecabili certamente ma non perché astronoma e matematica, per saperlo sarebbe bastato andare a leggersiWikipedia:

In questo clima maturò l’omicidio di Ipazia, poiché, riferisce lo storico della Chiesa Socrate Scolastico, «s’incontrava alquanto di frequente con Oreste, l’invidia mise in giro una calunnia su di lei presso il popolo della chiesa, e cioè che fosse lei a non permettere che Oreste si riconciliasse con il vescovo»

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Che la scienza poi sia indipendente dal potere è una convinzione ingenua del prof. Veronesi che evidentemente vive nel mondo come il Candid di Voltaire e ignora la storia delle teorie biologiche razziste di fine ’800 e naziste di quelle eugenetiche sui ‘feeble minded’ dello stesso periodo e il progetto Manhattan i cui risultati partoriti dalla ‘scienza indipendente’ sono stati ricordati pochi giorni fa negli anniversari di Hiroshima e Nagasaki. E infine il Prof. riesce anche a stracciare sorprendentemente la teoria del Gender, il che  sarebbe anche scientificamente corretto, ma lo fa con affermazioni che non hanno nulla di fondato ma sono attinte ancora una volta da un repertorio che sembra provenire dalle chiacchiere fatte sotto l’ombrellone:

Il cervello femminile è stato fino ad oggi sottovalutato anche se i segnali contrari sono evidenti: le donne sono più colte, più brave a scuola e più brillanti all’università. Io sostengo che la mente femminile potrebbe essere addirittura superiore a quella maschile, se opportunamente coltivata e sviluppata.

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Cosa vuol dire “le donne sono più colte” o “più brave a scuola e all’università”? Niente. Quello che si capisce è solo che Veronesi ritiene che i cervelli maschile e femminile siano irriducibilmente diversi, cosa che è stata dimostrata sperimentalmente ma con ben altri argomenti, speriamo che se ne ricordi quando si parlerà di teoria del gender.

Per il momento resta solo un brutto articolo pieno di banalità e luoghi comuni.

Critica Scientifica

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