Aveva cominciato il Card. Kasper, poi ci si era messo il Segreterio della CEI Mons. Galantino, infine ci ha pensato il Card. di Vienna Schoenborn. Le potremmo chiamare, sia detto con tutto il rispetto, chiacchiere in libertà. Eppure Papa Francesco ce l’ha con i chiacchieroni e non fa che ripeterlo.
Domenica all’Angelus, commentando le tensioni fra i primi cristiani, si era rivolto alla folla indicando la via: “Niente chiacchiere, niente invidie, niente gelosie! Capito?” Poi è stata la volta della prolusione alla 66° Assemblea della CEI, occasione particolarissima e per molti aspetti storica. Parlando ai Vescovi italiani ha ribadito che i pastori devono rifuggire, tra le altre cose, “le chiacchiere”. Insomma una guerra aperta al “comaraggio”, a quelle interviste in libertà che hanno il profumo di chiacchiere più o meno interessate.
Ciò non toglie, ha aggiunto il Papa, “la “libera e ampia possibilità d’indagine, di discussione e di espressione”, anzi “ognuno dice quello che sente, in faccia, ai fratelli; e questo edifica la Chiesa, aiuta”. Tutto questo all’interno di “una assemblea”.
Il Card. Kasper, Mons. Galantino e il Card. Schonborn, ma potremmo aggiungerne altri, invece, hanno parlato sulla stampa, una tribuna che – è sempre Papa Francesco a ricordarlo – “a volte inventa tante cose”. Giudizio un po’ duro questo sulla stampa, ma in un certo senso vero, perchè può certamente alimentare il chiacchiericcio. E i monsignori lo sanno molto bene.
Il Card. Kasper in giro per il mondo ripete ad ogni occasione la sua visione della misericordia per dare la comunione ai divorziati risposati; Mons. Galantino ha fatto fuoco e fiamme sul QN dicendo, tra l’altro, che non si riconosce in quelle “facce inespressive” che pregano il rosario davanti alle cliniche dove si pratica l’aborto; il Card. Schoenborn, in una sua rubrica sul giornale “Haute” ha scritto, a proposito della drag queen austriaca che ha vinto la gara canora European Song Contest, che nel «giardino variopinto del Signore c’è spazio per tutte le moltitudini».
Fra i tre quello che ha meglio rappresentato il succo del chiacchericcio “aperturista” alla moda era stato Mons. Galantino, il Segretario della CEI. In vista del prossimo Sinodo sulla famiglia, vero crocevia per il futuro della Chiesa Cattolica, le parole del Vescovo di Cassano allo Jonio sono abbastanza chiare e vaghe al tempo stesso. “Che si possa parlare – ha dichiarato il monsignore – di qualsiasi argomento, di preti sposati, di eucarestia ai divorziati, di omosessualità, senza tabù, partendo dal Vangelo e dando ragione delle proprie posizioni.”
Che si possa parlare, anzi che si debba “dire in faccia ai fratelli” quello che si pensa, è cosa auspicata anche dal Papa, ma alimentare il chiacchiericcio no. Invece queste interviste alimentano, e non poco, il comaraggio, “le mezze verità che diventano bugie”, provocando poi “la durezza di chi giudica senza coinvolgersi e il lassismo di quanti accondiscendono senza farsi carico dell’altro”. Cose che i Vescovi, lo ha detto Papa Francesco, devono fuggire come la peste.
Anche perché il Papa ha ricordato ai pastori italiani che “devono farsi voce convinta” nella promozione della famiglia che “oggi (…) è fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio”. “Promuovete la vita del concepito come quella dell’anziano. – ha aggiunto il Papa – Sostenete i genitori nel difficile ed entusiasmante cammino educativo. E non trascurate di chinarvi con la compassione del samaritano su chi è ferito negli affetti e vede compromesso il proprio progetto di vita.” Insomma, fate i Vescovi cattolici con carità e verità.
“Verità e misericordia: non disgiungiamole. Mai! – ha aggiunto citando Benedetto XVI – Senza la verità, l’amore di risolve in una scatola vuota, che ciascuno riempie a propria discrezione: e “un cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali.” Poche chiacchiere, please! (La Voce di Romagna, 21/05/2014)