Emily Letts è una giovane donna che ha abortito. Ha deciso di fare filmare il suo aborto e ha messo il video in rete dove è stato visto da centinaia di migliaia di persone. L’ho visionato e vi riporto quanto in esso Emily Letts dice: “Parlo con le donne prima della loro procedura abortiva. Ho scoperto di essere incinta in fase precoce di gravidanza. Non sono pronta per avere bambini. Sì, sto per abortire domattina. Sto bene, perché sono completamente fiduciosa nella mia decisione, sono sostenuta da tutti, voglio solo mostrare la mia storia, per mostrare alle donne che esiste una cosa come una storia d’aborto positiva”.
Dopo l’aborto queste sono le sue parole: “E’ fatta, siii. È passato un mese e mezzo dalla procedura. Parlo alle donne e queste dicono: «certamente qualcuno si sentirà in colpa per questo». È dato per scontato come ci si debba sentire in questi casi, come se quello che stanno facendo fosse sbagliato. Non penso di essere una persona cattiva, non mi sento triste. Sento di rispettare il fatto che possa concepire un bambino, io posso creare una vita. Sapevo che quello che stavo facendo era giusto, perché era giusto per me e non per qualcun altro. Volevo solo raccontare la mia storia”.
Emily Letts è una consulente di una catena di cliniche per aborti, ha un’esperienza come attrice, il suo viso non trasmette alcuna sensazione di crudeltà, anzi è giovane, è carina, ha dei bellissimi occhi azzurri. Questa storia mi ha fatto pensare ad altre immagini, sono quelle del film di Margareth Von Trotta in cui la protagonista che impersona la filosofa Hannah Arendt si rivolge agli amici ebrei con queste parole: “Eichmann ist kein Mefisto!” (Eichmann non è un demonio!). Il video dell’aborto di Emily Letts mi fa dire ai miei amici pro-life la stessa cosa: Emily Letts non è un demonio, ma è solo espressione della banalità del male.
Lo dice lei stessa, non si sente di essere una persona cattiva. La sua azione orribile, il suo abominevole delitto è il frutto di una mentalità pervasiva che non richiede enormi doti di malvagità per essere perpetrato. La mente di questa donna ha subito il lavaggio del cervello della macchina abortista: la filosofia dell’autodeterminazione, la pseudocultura della scelta. Chissà quale degli argomenti abortisti l’avranno convinta che stava facendo la cosa giusta per sé, che non stava facendo nulla di male. L’assenza di autocoscienza del suo bambino? L’assenza di autonomia? La sua incapacità di compiere scelte morali? Di soffrire? Chissà. Emily Letts per fare quello che ha fatto ha semplicemente dovuto dare ascolto a Peter Singer, Helga Kuhse, Hugo T. Engelhardt Jr., Ronald Dworkin, Daniel Callahan, tutti dotti intellettuali muniti di cattedra universitaria dediti a dimostrare che sopprimere il proprio figlio prima della nascita e anche dopo è un atto nient’affatto malvagio. Se Emily fosse stata italiana forse avrebbe avuto bisogno di leggere Maurizio Mori, Chiara Lalli, Michela Marzano.
Nel video compaiono due mani che non sono di Emily, quelle del ginecologo che si occuperà di svuotarle l’utero, uno sfratto immediatamente esecutivo, e quelle di una donna, forse l’infermiera, che le accarezza la mano per confortarla e trasmetterle solidarietà umana. Già, puoi sforzarti di credere in ciò che vuoi, puoi mettere a manetta gli altoparlanti della propaganda, ma nascosto nell’angolo più remoto della coscienza c’è una voce che ti ricorda che stai ammazzando tuo figlio e c’è bisogno di qualcuno che ti rincuori, che ti dia il coraggio per farlo, che ti confermi che in fondo non sei una persona cattiva. Quella mano non è però una mano amica, sembra che ti accarezzi, ma se deponessi le lenti deformanti dell’ideologia pro-choice o del vuoto sentimentalismo ti accorgeresti che quella mano ti spalma la colla per attaccarti al male.
Nel video c’è un’assenza, non c’è il bambino abortito. Per lui non c’è nessuna telecamera, nessun microfono, lui non esiste, non deve esistere. Ab-orto, non-nato, ma anche non-visto e non-riconosciuto. Emily Letts è una giovane donna, bella, carina ed ha ucciso suo figlio e per questo non si sente triste. Chissà se dopo ogni delitto chi lo commette è triste, comunque sia non credo proprio che lo stato d’animo sia importante per giudicare la moralità di ciò che è compiuto. Può darsi che Emily Letts continui ad essere serena per tutta la vita a causa di una coscienza cauterizzata. Se così non sarà, allora verrà un giorno che il male di oggi comincerà ad emergere. Probabilmente si presenterà come un malessere indefinito, difficilmente afferrabile. Sarà un’ansia, una tristezza, sarà il bisogno di bere un po’ di più del solito, oppure sarà un volto che non c’è, un silenzio di passettini nelle lunghe notti piovose inglesi.
Emily, se l’angoscia ti prenderà alla gola, se la disperazione per non potervi porre rimedio sembrerà travolgerti, ricordati che quantunque malvagio sia stato il tuo rifiuto al Dio della vita che ti aveva chiamato a dare la vita, quello stesso Dio è lì ad aspettarti dal suo trono di sofferenza con le braccia aperte per te.
Allora, asciugate le lacrime, ricordati anche di questo video, delle bugie che hai raccontato e del male che hanno seminato. Se tutto questo un giorno avverrà, ricordati di mettere un altro video su you tube, dove finalmente racconti la verità, e dai voce a quel bambino a cui nessuno ha dato voce.
http://www.youtube.com/watch?v=OxPUKV-WlKw