Re Erode abita in Belgio. Sì all’eutanasia per minori

Si avvicina il Natale, la festa che ricorda la nascita di un bambino a Betlemme. Molti però vorrebbero far finta di festeggiare semplicemente l’inverno e, come novelli Erode, tentano ancora di ucciderlo: fregandosene di quel fatto di circa 2000 anni fa. Derubricato a questione irrilevante, anzi inesistente.

Ma si trovano anche Erode capaci di compiere la loro strage degli innocenti in senso fisico; i senatori del Belgio hanno adottato un testo che estende l’eutanasia ai minori senza limiti di età (si deve ancora esprimere la Camera). Il lupo si traveste sempre da agnello e, infatti, gli autori della proposta di legge fanno notare che si tratta di “un atto di umanità posto come ultima risorsa”.

La risposta “umanitaria” dei legislatori belgi è abbastanza curiosa, si colloca nella linea di un buonismo capace di rendere “dolce” anche la morte, adesso anche quella dei bambini. Senza però dare alcuna risposta di senso, né alla sofferenza, né alla morte stessa, entrambe vengono semplicemente oscurate dietro a una procedura. In nome di un atto umanitario verso i più deboli.

Di fronte alla sofferenza la risposta dei senatori del Belgio è quella di sacrificare il sofferente. Agli antipodi della risposta offerta da quel bambino di Betlemme di cui qualcuno si ostina a festeggiare il Natale. Lui risponde con il sacrificio e la sofferenza personale, che non solo dà un senso a tutte le sofferenze, ma promette di redimerle, di vincerle, di ripristinare un ordine di giustizia. Nessuna eutanasia, invece, potrà mai restituire quel desiderio di vita piena che, secondo i fautori della “dolce morte”, starebbe proprio alla base della richiesta di eutanasia.

Dal 2002 il Belgio è dotato di una legge che depenalizza l’eutanasia a certe condizioni: la richiesta del paziente deve essere “volontaria, intenzionale e ripetuta, e non è il risultato di pressioni esterne”. Il tutto deve poi essere certificato da commissioni di medici. Eppure, l’applicazione di questa legge mostra tutte le sue contraddizioni che conducono inesorabilmente verso il mero “suicidio assistito”. Il punto critico, infatti, si trova nella verifica del “carattere insopportabile della sofferenza fisica o psichica”. In questo modo la percezione soggettiva del dolore finisce per diventare l’unico criterio con cui staccare o non staccare la spina. Gli esempi si sprecano.

Verhest Nathan, 44 anni, ha “beneficiato” di eutanasia lo scorso 30 settembre, dopo un’operazione di cambiamento di sesso non riuscita. Nato femmina voleva essere uomo. Dato il fallimento dell’ultima operazione, ha detto “ho avuto un’avversione per il mio nuovo corpo” e ha notato che la sua sofferenza mentale non era più sopportabile, così ha chiesto l’eutanasia. Celebre anche il caso di Eddy e Marc Verbessem, fratelli gemelli di 45 anni, nati sordi e affetti da glaucoma che a poco a poco li avrebbe resi ciechi, sono morti con eutanasia un anno fa, il 14 dicembre 2012. La paura di non vedere più era considerata una “sofferenza mentale insopportabile “, sufficiente per legittimare i loro medici a dargli accesso all’eutanasia legale.

Adesso il Belgio si appresta ad estendere la pratica ai minori senza limiti di età. Quindi un bambino potrà farsi uccidere se ritiene di provare una sofferenza insopportabile di ordine fisico, se è in fase terminale, se i suoi parenti sono d’accordo e se uno psichiatra attesta che è in grado di discernere quello che sta facendo. Ci si avvia su crinali pericolosi.

Erode nella sua strage di innocenti aveva un motivo preciso: temeva che qualcuno venisse a togliergli lo scettro. Temeva il Re dei Re. Il lupo in quel caso aveva l’aspetto brutto, sporco e cattivo, mentre questi signori si travestono da filantropi, vogliono alleggerire le sofferenze del prossimo. Ma stabilire dove cominciano e dove finiscono queste sofferenze è operazione complicata e scivolosa. Lo è con gli adulti, figurarsi con i bambini.

Invece di scambiarci generici auguri di buone feste, sarebbe meglio provare a tornare a scuola di compassione. Cominciando dalla mangiatoia di Betlemme che ci parla di sacralità e dignità della vita sempre, senza eccezioni. Possiamo anche non credere, ma dovremmo tutti chiederci dove poniamo il confine della dignità della vita umana.  (La Voce di Romagna, 16-12-2013)

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