Radici Cristiane e la Russia

Il numero 89 di Radici Cristiane contiene un dossier molto bello sulla gran Madre Russia. Riportiamo qui l’incipit dell’editoriale di Roberto de Mattei, nel quale si mette in luce l’importanza della Russia in questo momento storico, per la storia della salvezza.

Fatima e Russia sono due nomi che evocano un unico mistero. La nazione russa nasce all’interno della Cristianità, all’alba dell’anno Mille. Le sue origini risalgono alla conversione, nel 988, del Principe Vladimir I fondatore dello Stato di Kiev, un regno che tra il X e il XII secolo si estese dal Baltico al Mar Nero, costituendo una delle Confederazioni statali più importanti e fiorenti della Europa medioevale. Il declino di questo Stato, iniziato con la morte del principe Jaroslav il Saggio nel 1054, l’anno dello Scisma di Oriente, culminò nella pressoché totale distruzione che esso subì nel 1240 ad opera dei mongoli, la cui dominazione si protrasse per oltre 250 anni, fino agli inizi del XVI secolo.

L’occupazione mongolica fu per la Russia ciò che per la Turchia fu l’occupazione ottomana. Ma mentre la dominazione ottomana durò cinque secoli e modificò l’identità della regione, trasformandola in un Paese irriducibilmente islamico, l’occupazione mongolica durò meno di tre secoli e non riuscì a cancellare l’identità nazionale russa, che nel XVI secolo risorse, raccogliendo l’eredità religiosa dello scisma di Bisanzio. Questa eredità si è però sviluppata in senso antieuropeo, da Ivan il Terribile fino a Lenin e Stalin, passando per Pietro il Grande. Il carattere autocratico dello Stato russo, la sua connotazione asiatica e il suo isolamento dall’Europa non vennero mai meno durante questi secoli. L’odierna Federazione russa, sorta dalla dissoluzione di quella sovietica, può a sua volta considerarsi un impero, dopo quello zarista e quello sovietico, sia per la sua estensione geografica (il più vasto territorio statale del mondo, con 17.095.000 kmq di estensione) che per la diversità dei popoli che la compongono. Eppure, dopo essersi identificata per oltre settant’anni con l’Impero del Male comunista, la Russia contemporanea sta reagendo, in maniera più ferma di quanto non accada in Occidente, alla decadenza spirituale e morale che sommerge il mondo.

Il metropolita Ilarione, primo vescovo autoctono di Kiev, nel suo Discorso sulla legge e sulla grazia scritto verso la metà dell’XI secolo consegnò per primo ai secoli a venire, l’ideale della “Santa Rus”, che non è un concetto etnico o nazionale, ma innanzitutto una categoria religiosa e teologica, fondata sull’idea di una missione evangelica del popolo russo. Questa dimensione escatologica, smarrita in Occidente, non si è mai persa nell’anima russa, e  prorompe con forza in una liturgia che ancora esprime lo splendore di cui è privo un mondo sempre più immerso nell’ateismo teorico e pratico. Il pensiero russo è sempre stato una filosofia della cultura e una teologia della storia che, rifuggendo dal contingente, non elude le questioni eterne di Dio e dell’anima umana, né quelle grandi considerazioni sui destini ultimi delle nazioni che ispirarono al conte Joseph de Maistre, ambasciatore del Re di Sardegna sulle rive della Neva, le sue celebri Serate di San Pietroburgo.

L’anima russa appare oggi più aperta di quella occidentale a comprendere la portata escatologica del messaggio di Fatima, affidato nel 1917 dalla Madonna ai tre pastorelli della Cova da Iria, Lucia, Giacinta e Francesco…

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Author: Libertà e Persona

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