“Collaboriamo” per fare un figlio?

Recentemente sono uscite due notizie che hanno fatto inorgoglire i trentini e malignare coloro che guardano con sospetto i “privilegi” della Provincia Autonoma di Trento.
Dapprima Trento è stata di nuovo posta in vetta alla classifica – come già nel 2007 – della ventiquattresima edizione della ricerca circa la “Qualità della vita nelle province italiane”, sottraendo il primato al capoluogo altoatesino, vincitore lo scorso anno. La classifica viene stilata ogni fine anno dal Sole 24ore e prende in esame sei macro-aree (Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi ambiente e salute, Popolazione, Ordine pubblico e Tempo libero) e trentasei indicatori: al primato di Trento contribuiscono le performance nei parametri economici, del tempo libero e della sicurezza.
Un secondo motivo di orgoglio sono stati i risultati della nuova indagine PISA (Programma per la valutazione internazionale degli studenti) nei paesi dell’OCSE, i quali hanno certificato che gli studenti trentini hanno una valutazione in matematica, lettura e scienze superiore alla media nazionale in ogni ordine e grado scolastico, e nel caso dei licei si attestano al top anche nel confronto con l’Europa.
 
Queste dunque le notizie positive. Tuttavia accanto a questi dati ce n’è un altro del quale i residenti in Trentino-Alto Adige non possono andare fieri, ossia che su 1675 persone [numero in quotidiana crescita] italiane iscritte al “primo sito di piccoli annunci di ricerca di co-genitori e donatori di sperma per tutti” (www.co-genitori.it) circa una ventina risiedono nelle provincie di Trento e Bolzano. Il dato di per sé non sembrerebbe elevato (circa l’1,2% del totale), ma assume maggiore rilevanza se si considera che nella regione a statuto speciale risiede solamente l’1,7% della popolazione italiana e se si tiene conto di quanto evidenziato in precedenza circa l’elevata qualità di vita e il superiore livello di istruzione del Trentino-Alto Adige, fattori che evidentemente non riescono a intaccare il relativismo etico e antropologico nel quale siamo immersi.
Ma che cos’è il coparenting? È un fenomeno nato in Gran Bretagna, che consente a persone slegate da alcun vincolo affettivo di “collaborare” per realizzare il comune desiderio di avere un figlio. Come si può leggere nell’Home page del sito citato, la co-genitorialità è “una divisione dei diritti e delle responsabilità dei genitori (omosessuali ed eterosessuali) nei riguardi dei bambini. Un bambino può essere cresciuto dai suoi genitori sia che siano una coppia o meno, single, sposati o divorziati, o dello stesso sesso”.
In sintesi il sito Co-genitori.it mira a sdoganare la donazione di sperma e la maternità surrogata, che altro non è una formula posticcia dietro alla quale si cela l’aberrante fenomeno dell’utero in affitto, tematica di cui Libertà e Persona ha già ampiamente trattato.
In Italia entrambe queste pratiche sono vietate per legge, sia per le coppie etero (la legge 40/04 prevede la sola fecondazione omologa), sia per le coppie omosessuali, tuttavia non mancano i dati che acclarano come molte coppie italiane si rechino all’estero per “comprare” un figlio, secondo diverse metodologie.
 
Il fatto che questi fenomeni stiano prendendo sempre più piede è fedele specchio della crisi di valori che attanaglia un mondo oramai privo della bussola e dove a prevalere è la legge del più forte: i diritti dei bambini non vengono calcolati, esattamente come accade per l’aborto. Che una creatura abbia il diritto di essere il frutto dell’amore fecondo tra due persone e di avere un padre e una madre sono dati oramai superati perché comportano il rispetto di tempi naturali indipendenti da noi, comportano una scelta di priorità, comportano diversi sacrifici e sofferenze… tutte cose démodé in una società regolata da logiche radicalmente opposte.

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