Nella sua visita ad Assisi, Papa Francesco avrebbe dovuto tenere un discorso terribile sulla spogliazione della Chiesa da ogni ricchezza. Almeno questi erano i rumors che i soliti bene informati andavano diffondendo, in particolare sull’Osservatore Repubblica, negli ultimi tempi erettosi a nuovo organo ufficiale del Vaticano. Il Papa, invece, è andato a braccio e ha bastonato la mondanità, lo spirito del mondo, premettendo che il resto sono “fantasie” dei media.
In particolare, nel tanto atteso e temuto discorso nella sala della spoliazione, ci ha ricordato che “il cristiano non può convivere con lo spirito del mondo” e che questo “spirito del mondo è la lebbra, il cancro della società”. Ha ricordato che la mondanità ci porta alla vanità, alla prepotenza, all’orgoglio, mentre “noi dobbiamo andare per la strada di Gesù, la Croce”. La stessa strada che ha percorso in modo mirabile proprio il Santo di Assisi. Allora guardiamo a Francesco di Assisi per cercare di capire cosa significa “spogliarsi dello spirito del mondo” e lasciare da parte le “fantasie” di certi media interessati.
“Oh, come sono beati e benedetti – scriveva S.Francesco ai fedeli – tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi, e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno frutti degni di penitenza.” Il richiamo è preciso: non c’è alternativa, secondo Francesco di Assisi, o si ama Dio, o si ama il mondo. Quindi il primo passo per “spogliarsi dello spirito del mondo” è quello di decidersi totalmente per Dio, una scelta di campo senza se e senza ma. Lo stesso Papa Francesco ci ricorda che “l’idolatria è il peccato più forte.”
Non ci sono idoli in Francesco di Assisi, non c’è l’idolo della natura, né quello della pace, o della povertà, ma queste sono per lui soltanto delle scelte, delle vie privilegiate verso l’unico Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Nella natura vede i segni del Creatore, la pace che egli vuol portare è quella che è stata donata sulla Croce, la povertà è il suo modo per vivere radicalmente l’imitazione di Nostro Signore. Come ha detto lo stesso Papa Francesco nell’omelia di ieri: “La pace francescana non è un sentimento sdolcinato, né una specie di armonia panteistica!”Anche il dialogo con il Sultano non è un dialogo interreligioso da salotto culturale, ma è un incontro che parte dalla sua totale e inequivocabile certezza che esiste un unico Salvatore di tutto il genere umano.
Non ci sono alternative, “l’idolatria è il peccato più forte”, perché – scrive ancora S.Francesco – “quelli, invece, che si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro carne (…) e servono con il loro corpo al mondo e alle preoccupazioni di questa vita: costoro sono prigionieri del diavolo, del quale sono figli e fanno le opere, sono ciechi perché non vedono la vera Luce, il Signore nostro Gesù Cristo.”
Insomma, altroché Dio come “Essere tessuto di energia” come vorrebbe Eugenio Scalari, ma diavolo e inferno come destino eterno a chi si ostina a “servire al mondo”.
E, infine, proviamo a fare un elenco concreto di queste opere del diavolo, perché se no rischiamo di non capirci. Qui si tratta di andare sul pratico, potremmo fare un discorso sui sette vizi capitali che certamente sono la radice profonda dell’uomo, ma rischieremmo di parlare al vento. Chiedo scusa ai benpensanti, ma provo a farmi capire dai più.
Bene, allora cominciamo, tanto non ci vuole la patente, basta guardarsi nel cuore: adulteri, avidità e menzogne sul lavoro, droga, indifferenza verso i parenti, verso gli ammalati, verso un figlio che chiede attenzione, omicidi, aborti, bambini fabbricati in provetta come fossero una merce, anziani abbandonati, promozione di leggi ingiuste e contrarie alla realtà. Si potrebbe continuare, ma direi che può bastare.
Di fronte a ciò si può dire che esiste il Bene assoluto, Egli solo, infatti, “è il bene pieno, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene”. Si tratta solo di decidere da che parte stare e quali opere compiere. Altroché relativismo, vero Scalfari? (La Voce di Romagna, 5-10-2013)