Marco Bersanelli: Scienza e Fede di fronte all’origine dell’Universo

Il Cielo sopra di noi non è mai stato così bello.

Ci sono voluti miliardi di anni perché si raffreddasse fino al punto di consentirci questa visione nitida e sublime. E’ vero che fino a cinque miliardi di anni fa non esisteva nemmeno il nostro Pianeta ed è altrettanto vero che fino a qualche centinaio di migliaia di anni fa non esistevamo nemmeno noi, osservatori intelligenti, ma è necessario riconoscere che anche l’orizzonte celeste è stato in continua trasformazione, a partire dall’origine dell’Universo.
Oggi possiamo ammirare le stelle della nostra Galassia e rimanere a bocca aperta di fronte al fascino di una superficie apparente così ampia, così trasparente e così profonda.
Nulla, sulla Terra, è come il Cielo. Il satellite Plank, in orbita insieme alla Terra a un milione e mezzo di km. dal suolo, osserva le radiazioni più lontane, quelle partite dal big bang, che ormai hanno raggiunto una temperatura prossima a 2,7 gradi Kelvin, quasi lo zero assoluto.
I rivelatori del satellite, lanciato nel cielo lontano, sono in grado di misurare queste debolissime radiazioni di microonde e restituirci una mappa dell’Universo al momento di 380.000 anni di età.
Si chiama Cosmic Microwave Background: è la radiazione cosmica di fondo, quella scoperta nel 1964 da Penzias e Wilson (successivamente Premi Nobel per la Fisica) e misurata da satelliti sempre più sofisticati come il Cobe prima e il Plank adesso.
I primi esiti dei dati raccolti sono stati pubblicati il 21 marzo 2013 ed hanno consentito un miglior dettaglio degli ingredienti primordiali, quelli da cui poi sono uscite le galassie.
La mappa del cielo a 380.000 anni non si presenta totalmente omogenea ma con delle microscopiche increspature paragonabili all’effetto di brezze di aria sulla superficie di una piscina profonda dieci metri. Il satellite aveva il compito di misurare queste irregolarità con ulteriore raffinatezza, perché si tratta dei primissimi semi da cui hanno avuto origine le Galassie.
Se le disomogeneità registrate fossero state infinitesimamente maggiori o minori, l’Universo non avrebbe potuto svilupparsi creando le condizioni per la nostra esistenza.
L’Universo quindi non è sempre stato così come oggi lo osserviamo.
Si è evoluto a partire da una condizione di assoluta simmetria ed omogeneità; da una materia estremamente “umile” e “grezza” sono derivate le grandi strutture delle stelle con i pianeti, all’interno delle Galassie.
Lo stupore che colpiva l’uomo delle Civiltà antiche di fronte all’immensità del misterioso Cielo è lo stesso che colpisce lo scienziato di oggi che, grazie alle moderne tecnologie, scopre di essere ancora più ignorante.
Ma con una certezza in più: se l’Universo si è disteso per quasi quattordici miliardi di anni, espandendosi al giusto ritmo per consentire alla forza di gravità di creare le stelle capaci di arricchire lo spazio del carbonio e di tutti gli elementi chimici necessari per la nostra esistenza, significa che c’è il Logos, di cui parla la Bibbia all’origine di tutto, non si ritrova contraddetto dalle osservazioni sperimentali, ma bensì confermato e concretizzato.
Grazie a Marco Bersanelli, ordinario di astrofisica a Milano e coordinatore scientifico del progetto Plank.

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