di Francesco Santoni
È possibile ancora oggi far comprendere le ragioni dell’indissolubilità del matrimonio? Ed affinché la società moderna torni a riscoprirne il valore inalienabile, quali sono le iniziative concrete che si possono portare avanti dopo l’oramai più che palese fallimento dei “cattolici in politica”?
Questo è ciò che cercherò di illustrare in questo mio contributo.
«La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore.»
«Il matrimonio non è un’istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali.»
«Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell’unione matrimoniale. La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare.»
L’ultima frase è fondamentale, la salvezza della persone e della società è strettamente connessa al matrimonio. Possiamo allora capire che cosa la dottrina cattolica intenda per natura: la natura è l’essenza delle cose, e a rigore, anziché di natura, dovremmo parlare di nature, perché ogni ente ha la sua propria essenza, e rispetto ad ogni particolare ente diremo che una certa azione o disposizione è secondo natura quando essa permette o favorisce la piena realizzazione di tale ente, il suo sviluppo, il suo perfezionamento secondo quanto ad esso spetta in virtù della sua propria natura. Contro natura (ossia contro una certa natura) sarà invece tutto ciò che in qualche modo impedisce od ostacola la piena attuazione di quell’ente. Ad esempio un raffreddore si dice, secondo il linguaggio comune, che sia naturale, ma secondo quanto appena spiegato diremo invece che esso è contro la natura dell’uomo (o degli altri animali che ne possono essere affetti), perché infatti un raffreddore compromette alcune delle funzioni naturali del corpo. L’uomo, secondo la definizione classica, è animale razionale e sociale, e sarà pertanto secondo natura tutto ciò che favorirà il suo sviluppo intellettuale, morale e relazionale.
Ma c’è un altro aspetto, fondamentale, che il pensiero cristiano ha approfondito più di tutta la precedente filosofia: l’uomo, in quanto fatto ad immagine e somiglianza di Dio, è capace di carità. La carità, come dice ancora il Catechismo (§ 1822) è la più grande delle virtù e per essa “amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio”. Ma la definizione più nota, più chiara ed indubbiamente più suggestiva della carità è quella di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi:
«La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.»
«Infatti l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dioche è amore. Avendolo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un’immagine dell’amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l’uomo. È cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore. E questo amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell’opera comune della custodia della creazione.»
«Che ciò significhi un’unità indefettibile delle loro due esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “da principio”, il disegno del Creatore:”Così che non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19,6)»
«Notevoli sono gli effetti che la chiusura di un matrimonio arreca sul piano demografico e sociale e sui percorsi di vita dei soggetti coinvolti direttamente o indirettamente. Nel 2009 il 66,4 per cento delle separazioni e il 60,7 per cento dei divorzi hanno riguardato coppie con figli avuti durante la loro unione. I figli coinvolti nella crisi coniugale dei propri genitori sono stati 97.040 nelle separazioni e 51.907 nei divorzi.
La rottura dell’unione coniugale contribuisce alla diffusione delle seconde nozze e delle famiglie ricostituite composte da almeno una persona che ha vissuto una precedente esperienza matrimoniale, generando nuove tipologie familiari. Ne conseguono anche ripercussioni sulla fecondità, da un lato per l’eventuale mancata realizzazione dei progetti riproduttivi degli ex coniugi, e dall’altra per la riproduttività associata alle nuove unioni.
La divisione familiare genera potenziali ricadute sul benessere psicofisico degli individui, sul rapporto genitori-figli e, secondo alcuni studi, anche sulle performance di tali figli nella vita adulta. Mutano le situazioni residenziali e le strategie lavorative, specialmente per quanto riguarda le donne. In alcuni casi, le condizioni finanziarie possono peggiorare tanto da far aumentare i rischi di povertà e vulnerabilità economica dei soggetti interessati.»
Questi risultati sono il prodotto dell’individualismo introdotto dalla cultura del divorzio, la carità è passata in secondo piano e si è completamente perso di vista il senso autentico del matrimonio, che ormai viene celebrato con superficialità ed incoscienza e non sorprende allora che nella maggior parte dei casi fallisca.Tali fatti dovrebbero sempre essere menzionati nei dibattiti sull’argomento, e a proposito di “strategie comunicative” c’è anche un altro aspetto importante che bisognerebbe sempre ricordare: come insegnava Papa Benedetto XVI fu il Cristianesimo l’autentico illuminismo, e per quanto riguarda il matrimonio, quando la società europea divenne pienamente cristiana, l’indissolubilità del matrimonio venne riconosciuta secondo tutto il suo valore e venne inserita nelle varie legislazioni con la piena consapevolezza che quello fosse un grande progresso e che l’uomo, grazie alla Rivelazione, fosse potuto diventare migliore. A quanti, riferendosi al divorzio, parlano di “progresso”, “conquista”, “diritti civili” ecc. si deve replicare che si tratta invece di un ritorno indietro, che il vero progresso c’era già stato e poi, purtroppo, dimenticato. Questo è un aspetto fondamentale che dovrebbe sempre essere ribadito.Una proposta concreta.
Tutto quanto detto è valido in linea teorica e può essere accettato credo da chiunque, in buona fede, sia disposto ad ascoltarci e ragionare con noi. Ma affinché tutto ciò possa davvero diventare cultura condivisa ed arrivare finalmente a toccare le fondamenta sulle quali si intende costruire la società, mi pare che la cosa più importante sia la testimonianza di vita di quanti riconoscono l’indissolubilità del matrimonio. Una testimonianza che sia evidente e che io sostengo possa essere resa, in un certo senso, ufficiale. Non so se qualcuno abbia mai proposto quanto sto per illustrare (probabilmente sì) ma non pretendo di essere originale, né tantomeno scenderò in troppi dettagli dal momento che non sono un giurista, pertanto mi limiterò solo a fornire qualche idea.
Io credo che sia possibile già oggi proporre una legge sull'”indissolubilità volontaria” del matrimonio, ovvero una legge secondo cui, al momento del matrimonio, si possa liberamente scegliere di registrarlo come indissolubile così che in questi casi il divorzio non sarebbe più legalmente possibile vita natural durante. Si tratterebbe chiaramente di una decisione che, una volta presa, non potrebbe più esser cambiata. Penso anche si possa addirittura ritornare a contemplare i reati di adulterio e di abbandono del tetto coniugale per tutti coloro che accettino l’indissolubilità.
Quali sarebbero i vantaggi mi pare sia evidente. Le famiglie fondate sul matrimonio indissolubile sarebbero da esempio per tutti, e porterebbero le persone ad interrogarsi sulle ragioni che spingono taluni a fare una scelta del genere; la mentalità comincerebbe così a cambiare. Inoltre al momento del matrimonio ci si dovrebbe necessariamente porre il problema se scegliere o meno l’indissolubilità, e da ciò scaturirebbe una maggiore riflessione, e quindi una maggiore consapevolezza, su cosa realmente sia il matrimonio. Oggi molte coppie si sposano con superficialità, talvolta solo spinte dall’emotività, mentre con una tale legge sarebbero forse indotte a pensare meglio, scoprendo magari di essere incompatibili già da subito: si pensi infatti al caso possibile in cui uno dei due voglia l’indissolubilità e l’altro no, già questo rivelerebbe immediatamente una diversa concezione del matrimonio e della famiglia che porterebbe ad evitare un’unione dal successivo esito fallimentare. Infine, dal punto di vista prettamente cattolico, si potrebbe richiedere che per sposarsi religiosamente si debba necessariamente scegliere l’indissolubilità anche civilmente. In questo modo di sicuro non ci si sposerebbe più in chiesa solo per tradizione, ma lo si farebbe solo dopo aver riflettuto sulla propria fede e compreso il significato del sacramento. Insomma mi pare non due, ma addirittura tre piccioni con una fava.
Io ritengo che una tale proposta possa essere attuabile e sono convinto che in questo modo sul lungo periodo si contribuirebbe ad un profondo cambiamento culturale che possa far tornare a riconoscere universalmente il matrimonio indissolubile come fondamento imprescindibile di una società giusta.