Il Papa (di governo) che vorrei

Mentre proseguono le Congregazioni generali ormai tutti i cardinali elettori sono giunti a Roma e tra pochi giorni entreranno nella Cappella Sistina. Così finiranno le “chiacchere” e comincerà il Conclave vero e proprio da cui dovrà uscire il nome del successore di Benedetto XVI.

Le sibille cumane

In questi giorni vaticanologi e vaticanisti, più o meno professionali, hanno dato stura a congetture e pronostici. Qualcuno, oltre ai giochi di potere, si è avventurato anche sul terreno minato della profezie. Così dopo il Concilio dei media, adesso viviamo anche il Conclave dei media. Nel frattempo in San Pietro il Card. Comastri ha guidato la preghiera per invocare la discesa dello Spirito Santo sul Conclave, l’unico che speriamo venga davvero ascoltato.

Tintinnar di manette

Tra le varie voci che si levano qua e là sembra emergere la richiesta di un Papa che abbia il carisma del governo, soprattutto per raddrizzare una curia che appare piena di scandali, reticenze e giochi di potere. La sottolineatura però ha sempre carattere moralistico, si ode una certa foga giustizialista e la fregola del tintinnar di manette. Quanto questo sia frutto del Conclave dei media, o del Conclave reale è difficile da capire, ma che la curia abbia qualche peccattuccio da scontare appare un fatto incontrovertibile.

Tuttavia mi permetto di andare un po’ contro corrente, non tanto per difendere la curia, quanto piuttosto sul tipo di carisma di governo che mi auguro abbia il prossimo pontefice.

La questione morale

Tutti parlano, anche giustamente, di trasparenza e questione morale (vedi ad esempio i tragici episodi degli abusi sessuali in ambiente clericale), ma pochi accentuano l’importanza del governo rispetto alle questioni dottrinali. Invece, è qui il problema centrale perchè il cristianesimo non è una serie di norme morali, ma ha una morale che discende dalle verità trasmesse attraverso la Rivelazione e la Tradizione apostolica. Persa la verità della fede, la morale si fa moralismo. Come diceva l’allora Card. Ratzinger, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine nel 2000, “la fede cristiana ha una sua certezza contenutistica. Non è un’immersione in una dimensione mistico – inesprimibile, nella quale non si arriva mai ai contenuti.” Le verità da credere – il “contenuto” della fede – e l’atto di fede non sono due atti separati, mentre si crede si accetta un contenuto che impegna.

L’ignoranza dei cattolici

Oggi, invece, nel cosiddetto “mondo cattolico” sembra esservi una certa ignoranza della fede: parrocchia, o gruppo, che vai, fede che trovi. Provate a chiedere ai fedeli cos’è la vita eterna, la risurrezione della carne, oppure cosa significa la Chiesa “una, santa, cattolica e apostolica” e ne sentirete delle belle. Se poi volete farvi del male azzardate domande su inferno e paradiso, magari passando dal purgatorio. Intanto nelle parrocchie più alla moda imperversano personaggi che vendono migliaia di libri trattando di temi come l’anima e il suo destino e spandendo eresie vere e proprie come avanguardie del pensiero cattolico.

Filantropia non carità

Non mancano associazioni che hanno trasformato la carità cristiana in una specie di filantropismo da 5permille, insomma tra Chiesa e Croce rossa, sia detto con tutto il rispetto, non vi sarebbe poi troppa differenza. Con buona pace dello spirito missionario.

Il mio auspicio

Spero allora che il carisma di governo di cui dovrà essere dotato il prossimo Pontefice sia innanzitutto fermo sulla dottrina, in grado cioè di essere chiaro nei confronti dei fedeli, pecore che hanno bisogno di un pastore che riconosca apertamente e scacci i lupi travestiti da agnelli. Poco intellettualismo alla moda e molta sostanza pastorale, con il coraggio di chi non ha troppa paura di perdere dei pezzi, ma di conservare integro tutto ciò che veramente conta per la salvezza delle anime. Salus animarum suprema lex, tutto il resto verrà da sé. Se mi sbaglio chiedo scusa e “mi corigerete”.

(La Voce di Romagna, 8/3/2013)

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