Animalismo: una subdola ideologia

Circa un mese fa, il 29 gennaio scorso, abbiamo denunciato la tendenza ad animalizzare l’Uomo, l’altro versante della stessa strategia è l’umanizzazione degli animali.

Il 28 febbraio scorso il Corriere della Sera pubblicava un articolo intitolato Bimbo a pezzi, la campagna choc, nel quale veniva riportata la notizia di un’iniziativa di due associazioni animaliste di Grosseto, la «Campagne per gli animali» (con sede in provincia di Treviso) e la «Associazione d’Idee onlus».

Come riferito nell’articolo riportato sul Corriere, e come era facile immaginare, l’iniziativa ha suscitato delle polemiche:

Ha destato molto scalpore e promette un mare di polemiche il manifesto apparso questa mattina a Grosseto. Nell’immagine si vede un bambolotto (molto simile a un bambino) fatto a pezzi e confezionato in una porzione del tutto uguale a quelle in cui viene venduta la carne sui banchi della macelleria. E il messaggio lanciato è proprio questo, firmato dai vegan, coloro che rifiutano il consumo di prodotti d’origine animale come cibo o per qualsiasi altro scopo.

 Come riferito nell’articolo l’iniziativa è stata promossa dal movimento vegano che rifiuta qualsiasi utilizzo di prodotti di origine animale e non solo delle carni. Andando sul sito della «Campagne per gli animali» troviamo altre immagini significative e un interessante testo esplicativo:

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Ma non si tratta neanche di un’idea originale, qualcosa di ancor più clamoroso era stata fatta nel luglio del 2010 a New York, dove ad essere equiparate alla carne animale erano state delle modelle:

 

L’iniziativa di Grosseto è stata spiegata da una lettera pubblicata sullo stesso sito e nella quale è possibile leggere quanto segue:

Nella vicenda del manifesto pubblicato da una associazione antispecista sono intervenuti anche il Sindaco di Grosseto e la garante per l’infanzia e l’adolescenza delle regione che lo ha definito “una palese violazione dei diritti umani”. […]

Quel bambolotto ha ricordato a tutti noi la nostra parte crudele, anaffettiva, incapace di rispettare il principio su cui dovrebbe reggersi l’umanità: la responsabilità e la cura verso i più deboli, gli indifesi, i vulnerabili, gli inermi, perché la nostra umanità è giocata tutta su una sola caratteristica, la capacità di provare empatia. 

 Nelle parole della lettera troviamo immediatamente chiarito il fatto che la campagna si regge fondamentalmente sulla negazione della differenza ontologica tra la specie umana e le altre specie animali: “manifesto pubblicato da una associazione antispecista“, la cura verso i più deboli non si intende più come la cura verso gli esseri umani più deboli, ma verso l’intero regno animale, senza distinzione di specie.

Ma la negazione di una differenza irriducibile tra l’Uomo e gli animali può essere alimentata solo da una scienza ideologizzata che impone contro ogni evidenza una visione gradualista dell’evoluzione che propone una differenza di grado e non di qualità tra Homo e animali. Ma l’evidenza mostra che il gradualismo non è supportato dai fatti, il primo ad accorgersene fu proprio A. R. Wallace, l’autore con Darwin della teoria poi chiamata darwiniana, e in tempi più recenti dall’antropologo darwinista Ian Tattersall.

 Tutto questo ha delle importanti ricadute antropologiche e quindi sociali, elevare gli animali alla dignità umana non può essere disgiunto dall’abbassamento dell’Uomo al livello di animale, con conseguenze non solo sulla bioetica ma sull’intero modo di pensare la società (vedi Animalizzare l’Uomo: “gli anziani si sbrighino a morire”).

Quanto siamo lontani dal sano rispetto per gli animali di un Francesco d’Assisi, da quell’amore per il creato dove l’attenzione a non provocare sofferenze inutili non si sarebbe mai spinta all’equiparazione tra Uomo e animale.

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L’animalismo, e ancor più il veganismo, sono movimenti che hanno come fine quello di equiparare l’Uomo al livello degli animali, idea che ormai si sta affermando facendo il suo ingresso nel politically correct. Che invece l’affermazione contraria, quella di una incolmabile differenza tra Uomo e animali, sia ritenuta socialmente inaccettabile si potrebbe verificare con una semplice prova.

Potremmo infatti provare ad usare le medesime immagini di bambolotti insanguinati per una campagna antiabortista affermando che l’aborto equivale ad abbassare l’essere umano al livello dell’animale: quali sarebbero le reazioni ad un manifesto di questo tipo?

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www.enzopennetta.it

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