Elogio del diritto (e rovescio)

If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same

Amo il tennis, ma per qualche ragione il tennis odia me. Posso dedurre questo viscerale astio nei miei confronti dalle continue frustrazioni alle quali mi sottopone ogni volta che prendo in mano la racchetta. Punendomi con game, set e match deludenti, spesso umilianti.
Nonostante ciò sento di dovere al mio amatissimo nemico qualche riga di elogio, perchè nel mostrarmi quanto sono faticose le vie verso una vittoria sul campo da tennis, esso mi mostra anche le vie necessarie per scendere vittoriosamente sul campo di tutti i giorni, quello su cui si gioca ogni volta che suona la sveglia alla mattina. La cosidetta vita quotidiana. Ma non quella di chiunque, quella di un vero guerriero, che nell’accezione rinascimentale del termine, è un vero gentiluomo.

Mettiamo da parte le Lacoste bianche, i (buonissimi) strawberries and cream all’All England Club e i flute di Veuve Clicquot a fine match. Per vincere, Il Tennista deve possedere delle qualità molto profonde, qualità che toccano la sfera del vivere in senso lato e non solo del gioco. Il Tennis è un’attività che porta l’uomo ad una manifestazione esemplare della propria personalità, dei propri caratteri umani prima ancora che fisici, qualità necessarie per affrontare la vita e superare gli ostacoli con i quali quest’ultima ama ornare le nostre esistenze sul campo e fuori. Lo scontro con l’avversario è un vero e proprio duello in cui al posto della spada c’è una racchetta. Fisico e mente si intrecciano e a loro volta si intrecciano a quelli dell’avversario per capirlo e tentare di abbatterlo. C’è qualcosa di intrinsecamente aristocratico in questa attività, di umanamente nobile, l’aspirazione di un uomo a prevalere su di un altro a viso aperto, da solo, scagliando le proprie qualità fisiche e mentali, le sue armi, contro quelle dell’altro in maniera trasparente, leale.

La figura del guerriero rinascimentale è quella che secondo me più connota il vero, vincente, tennista. È la figura descritta nel Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione (1528), una sorta di dissertazione sui caratteri che contraddistinguono il vero gentiluomo. Il libro, letto avidamente in tutte le corti europee del Rinascimento, collega al gentiluomo-guerriero in sintesi queste tre caratteristiche: Virtù, Grazia, Forza.
Il tennista è virtuoso nel senso che non ruba, ma al contrario prevale con la propria intelligenza creando delle strategie di gioco per vincere. La sua virtù si manifesta anche nella calma, nella ragionevolezza delle scelte, nel giudizio. Virtuoso è il giocatore che sa controllare la rabbia e modulare le proprie emozioni, essere coraggioso ma non incosciente, sicuro di se ma non arrogante.
É aggraziato, in primo luogo perchè un tennista brutto da vedere nei propri movimenti ha perso in partenza e, soprattutto, perchè la precisione è figlia della grazia. Un vero gentiluomo non può dunque prescindere da una vittoria estetica.
Il tennista ha forza perchè solo questa, guidata dalla virtù e plasmata dalla grazia, permettono al colpo di danneggiare il gioco dell’avversario. La forza è quella fisica, certo, ma anche quella mentale e caratteriale necessaria per affrontare con costanza ore interminabili di gioco.

La prossima volta che vi capita di vedere scendere sul terreno di battaglia questi guerrieri, notate come la vittoria dipenda dall’equilibrio perfetto dei tre caratteri, dalla loro contemporanea e dialogante presenza nel gioco.Vedrete il duello tra due persone e non solo una una partita tra due giocatori, uno spettacolo in cui trovano un magnifico sfogo i caratteri più intimi dell’essere umano. Non è un caso che la frase che apre questa riflessione è scritta all’entrata del campo centrale di Wimbledon, così accogliendo i giocatori che stanno per scendere sul campo da tennis più ambito, prestigioso e intriso di tradizione che esista. É un verso tratto dalla poesia “If” di Rudyard Kipling, dedicata al figlio, in cui fa un elenco di tutte le qualità necessarie per essere un vero uomo. Il guerriero-gentiluomo perfetto, Roger Federer, che per otto volte ha letto questo verso su quella mitica parete prima di una finale e che può, penso, permettersi di trattare la vittoria e la sconfitta allo stesso modo, è l’incarnazione vivente di queste qualità.

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