I ragazzi? Hanno bisogno di maestri per poter sbocciare

“È che da te voglio estrarre il tuo migliore tu”, scriveva il poeta spagnolo Pedro Salinas in una poesia alla metà del secolo scorso. Ed è con questo verso, breve ma incisivo, che si potrebbe riassumere il concetto di fondo espresso da Alessandro D’Avenia nel corso di una conferenza sul tema: “Educare alla verità”, svoltasi nella gremitissima Aula Magna del Collegio Arcivescovile di Trento lo scorso 2 marzo.

D’Avenia, palermitano classe 1977, è professore di lettere in un liceo milanese ed autore di due libri – editi da Mondadori – che stanno avendo un enorme successo: “Bianca come il latte e rossa come il sangue” ed il più recente “Cose che nessuno sa”.

I ragazzi sono come delle rose, ha esordito D’Avenia, e hanno dunque bisogno di qualcuno che li ami e li stimoli, per far emergere le potenzialità insite in ognuno di loro.
E’ questo il delicato compito riservato a genitori ed insegnanti, anche – e soprattutto – durante il periodo adolescenziale, quando spesso sembra che delle rose rimangano solo le spine.
Altresì, è vero che l’adolescenza è un momento di crisi, ma è anche un “nuovo venire alla luce” – dopo il momento della nascita e dell’infanzia – ed in quanto tale è una “benedizione”, perché segna l’inizio della ricerca di sé.

Gli adulti possono aiutare i ragazzi in questo fondamentale momento dell’esistenza mettendo in atto un’educazione che non sia incentrata esclusivamente su regole e controllo, ma che permetta invece ai ragazzi di essere veramente liberi. E si è liberi – insegna l’etimologia latina liber – quando si è figli, ovvero quando ci si sente amati ed apprezzati nell’integrità della propria persona, difetti compresi.

Il non facile ruolo degli adulti, dunque, consiste nel farsi maestri e mettersi al servizio dei giovani, donando loro tempo e amore ed insegnando loro a fare lo stesso: perché più ci si dedica agli altri, invece che rimanere concentrati esclusivamente su di sé, più si è felici. E, nello stesso tempo, è necessario che genitori ed insegnati accordino ai ragazzi fiducia, cosa che oggigiorno viene fatta sempre meno: sarebbe necessario – ha affermato convinto D’Avenia – avere più ottimismo nei confronti della realtà, per tentare di arginare tutto il disfattismo che sempre accompagna le discussioni attorno al tema dell’“emergenza educativa”.

Educare alla verità non è altro che insegnare a guardare le cose così come sono. Occorre che gli adulti testimonino ai ragazzi cose grandi, per far capire loro che la vita è bella e che anche loro sono destinati ad avere un ruolo ed un compito nella società.
“Che cosa ci sei venuto a fare tu su questa terra?”: quando i ragazzi sapranno dare una risposta a tale quesito sapranno chi sono e saranno pronti ad implicarsi in modo nuovo nella realtà.

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