James Mcaroy e Keira Knaightley sono gli ispirati interpreti dello splendido film di Joe Wraight Espiazione, tratto dall’omonimo romanzo di Jan Mc Ewan.
La costruzione del racconto fatta di trapassi, fra presente, passato e futuro consente allo spettatore di svolgere un periplo attorno ai protagonisti e alla loro amara vicenda, rivelando come ogni prospettiva umana e ogni giudizio sia sempre viziato da una parzialità.
Questo tarlo, questa mancanza, accompagna i nostri sguardi e suscita le nostre emozioni nei confronti di una vicenda che mette a nudo un destino crudele e dolcissimo assieme.
Tutto è pervaso dal fraintendimento, da un verità che sembra affacciarsi e finalmente brillare, per poi rientrare in una zona d’ombra.
Cecilia, elegante rampolla di una nobile famiglia ama segretamente Robbie, il figlio della governante. Anche Robbie ama Cecilia, solo, non se lo sono mai detto.
Sullo sfondo si erge la figura di Briony, la sorellina di Cecilia, anche lei segretamente attratta dal giovane.
Ma la trama delle emozioni è inespressa, mentre la mente di Briony fantastica elaborando canovacci di commedie prontamente rappresentate davanti ai parenti.
Attraverso l’immaturità, il pregiudizio, la fantasia, e lo stordimento di un’acerba passione la ragazzina innesta il destino che segnerà per sempre l’amore di Cecilia e Robbie.
Eventi elementari, un privatissimo desiderio che si “rende pubblico” per un banale scambio di lettere da il via alla sequenza tragica degli eventi.
Una frase privata, un umanissimo desiderio di possesso carnale diviene l’etichetta di una presunta perversione, mentre la scoperta di un amplesso consumato in biblioteca dagli amanti è interpretato come un atto di violenza estrema.
Agli occhi della sorellina viziata e gelosa, Robbie diventa un mostro, il perfetto colpevole per una delle sue commedie.
La tragedia è nell’aria, gli eventi inattesi hanno allestito tutto, ora Briony è pronta per accusare Robbie di violenza nei confronti di una cugina; dice di averlo visto mentre abusa di lei, ma in realtà sta proiettando paure e pregiudizi sulla figura di questo tenero ragazzo.
Robbie è arrestato, ma guadagna la libertà partendo volontario per la guerra.
Colori, atmosfere e la vita scorre con l’assurdo della guerra, un teatro di orrori e di speranze. Briony e Cecilia pur separate, diventano infermiere. La piccola mentitrice ora è una ragazza divorata dal rimorso, dal desiderio di espiare.
La storia può ricominciare, ripetono quasi ossessivamente gli amanti, distanti, eppure accomunati da un desiderio di giustizia, di ordine, di senso.
Robbie è malato di setticemia, ma nessuno lo sa, egli spera di rivedere Cecilia, vede, nel delirio febbrile, sua madre, che lo accarezza e gli lava i piedi.
Briony cura i feriti, assiste un moribondo con la testa aperta, lo illude, mente, gli fa credere di amarlo e così lo accompagna verso una morte meno assurda.
Tracce d’eterno nel tempo, l’amore è ovunque, nell’attesa “il male” si ritiri; è in un pezzo di carta, una foto ricordo, in una lettera. No, non è feticismo, è solo l’attesa di un compimento, il fiorire di tanti sacramenti naturali che evocano presenze.
Perchè la realtà non può essere soltanto questo insieme di fatti dolorosi. Tutto preme, freme, desidera, il gelo delle cose è solo apparente.
Ma basta un graffio, un’infezione e tutto finisce.
Cecilia e Robbie non si vedranno più, anzi, il destino li accomuna nella malasorte, muoiono lontani.
Briony lo sa e lo scrive, nel suo ultimo romanzo, dopo una vita di successo vissuta sotto il peso del rimorso.
Lo fa per un atto di gentilezza, perché la realtà era stata troppo violenta e ingiusta… ho voluto dare nel libro quello che hanno perso nella vita… dichiara davanti a un giornalista stupefatto.
Ma il passato non ritorna e la gentilezza non può restituire che la malinconia di un ricordo, solo grazia, l’atto non umano della grazia potrebbe fare giustizia dentro il quadro spesso sconnesso delle nostre vite.
Film sull’irrecuperabilità del tempo, sul desiderio d’eterno, sull’esigenza dell’amore, sulla fame di senso.
Film sulla casualità, il piccolo fraintendimento che scatena una tempesta, sulla necessità del riserbo.
L’esigenza di compimento è però suggerita.
Film sulla colpa non tanto intesa come tradimento di una norma scritta, quanto come sacrilegio, come sfregio al sacro mistero che spira da ogni aspetto della vita.
In grande filosofo Guardini ha parole che rendono mirabilmente l’insieme di questa vicenda dal carattere universale: Ogni colpa genera infatti immediatamente disfacimento, sofferenza e da ultimo la morte, così come viceversa ogni sventura risale ad una colpa. La vita è come un intreccio di vincoli e scioglimenti, di questi vincoli, di situazioni disperate e di liberazioni…Ogni avvenimento della vita si presenta circonfuso di mistero e torna ad immergersi nuovamente nel mistero.
Le ultime immagini della pellicola evocano una casa, il mare e una danza d’amore attesa.
Luscia 2012.