Lo scandalo in generale è un atto col quale lo scandaloso o scandalizzante turba lo scandalizzato inducendolo a peccare o a compiere ciò che egli considera peccato in buona o cattiva fede. E’ noto come e quanto il tema dello scandalo è trattato da Cristo nel Vangelo ed è presente nelle vicende della sua vita ed anche da S.Paolo soprattutto a proposito del mistero della Croce di Cristo, “scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani”.
Ad un’analisi attenta degli insegnamenti neotestamentari emergono tre tipi di scandalo che è di grande importanza distinguere tra di loro con accuratezza, perché, benché condividendo la comune definizione di scandalo, si presentano come assai differenti e sarebbe dannoso per la vita morale confonderli. Potremmo chiamarli, rifacendoci alle stesse espressioni evangeliche, “scandalo dei piccoli”, “scandalo dei farisei”, “scandalo degli apostoli”.
Volendo innanzitutto stabilire rapporti tra di essi, potremmo distinguere lo scandalo secondo una divisione duale: scandalo in rapporto all’atteggiamento dello scandalizzante e scandalo in rapporto all’atteggiamento dello scandalizzato. Nel primo caso ci sono due possibilità: o lo scandalizzante, per non scandalizzare, rinuncia a dare scandalo (il comando di Cristo di non scandalizzare i “piccoli”); oppure lo scandalizzante, per ragioni sufficientemente gravi dà scandalo o insiste nello scandalo benché esso scandalizzi (Gesù, pur di obbedire alla volontà del Padre che vuole il sacrificio della Croce, non teme di scandalizzare discepoli ed apostoli).
Invece, per quanto riguarda lo scandalizzato, si può dare, dal punto di vista della sua condizione di spirito, lo scandalizzato innocente e lo scandalizzato malizioso (scandalo farisaico). Ma ancora, per quanto riguarda l’innocente, questi può ricevere scandalo da uno scandalizzatore malizioso (scandalo dei piccoli); oppure può ricevere scandalo perché in buona fede crede, sbagliando, che quanto fa lo scandalizzante sia veramente scandaloso (scandalo degli apostoli).
La questione dello scandalo, per chi vuol seguire l’insegnamento di Cristo, dev’essere dunque affrontata secondo un duplice ordine di criteri: primo, occorre tener conto delle dottrine o dei comportamenti che, per vari motivi, possono scandalizzare; secondo, bisogna saper discernere le diverse condizioni o circostanze di coloro che possono restare scandalizzati o dalle nostre idee o dal nostro comportamento.
A questo riguardo, per quanto concerne ciò che può scandalizzare, bisogna distinguere nettamente ciò che è tale da costituire scandalo in senso oggettivo da ciò che non è oggettivamente scandalo, ma tale può apparire. Per quanto riguarda lo scandalo apparente, ci può essere il caso nel quale per non scandalizzare è bene o è meglio rinunciare o desistere dall’azione scandalizzante; se invece ci sono in gioco valori o doveri assoluti, che in seconda battuta possono volgersi o andare a beneficio della persona scandalizzata, non si deve desistere dallo scandalizzare.
Ciò che è oggettivamente scandaloso è un atto o un fatto caratterizzato da una materia legata al peccato, come per esempio nel campo della lussuria o dell’eresia o della disonestà. Questo scandalo, supposto volontario, va assolutamente evitato, soprattutto se colpisce soggetti moralmente buoni ma fragili, come minori, catecumeni, neoconvertiti, psicolabili, indotti: è questo lo “scandalo dei piccoli”, severissimamente condannato da Cristo. Anche ciò che può sembrare scandalo, benché in realtà non lo sia, se non ci sono in gioco quei valori o doveri essenziali di cui sopra, dev’essere evitato nei confronti dei piccoli.
Se invece l’atto o il fatto o la dottrina sono in sé benèfici, soprattutto se comandati dalla legge o dalla volontà di Dio, non possono essere tralasciati, anche a costo di scandalizzare i piccoli. E’ questo lo scandalo degli apostoli, detto così perché ebbe il suo vertice nel momento del processo e della crocifissione di Cristo, il quale appunto predisse che in questa circostanza i discepoli avrebbero subìto scandalo e lo avrebbero abbandonato, ma ciò non impedì a Cristo di affrontare questa circostanza, anche a costo di apparire scandaloso.
E’ questo ciò che Paolo chiama “scandalo della croce” e che ancor oggi, dopo duemila anni, continua scandalizzare molti pii Giudei i quali ritengono che Gesù abbia dato scandalo presentandosi come Messia senza avere quelle che a loro giudizio devono essere le note del Messia.
Per quanto riguarda le condizioni morali delle persone che possono scandalizzarsi, si deve distinguere lo scandalo dei farisei o degli ipocriti dallo scandalo degli innocenti, ossia i piccoli e gli apostoli. Il primo tipo di scandalo non è sincero ed è affettato. Esso può essere pretestuoso, come il fatto che i farisei si scandalizzavano perché Gesù frequentava i peccatori o perdonava i peccati o non si lavava le mani quando andava a tavola. Di questo scandalo il Signore dice di non curarsi.
Quanto alla questione del patire scandalo, vi sono persone che non si scandalizzano ed altre che si scandalizzano. Tra le prime alcune sono virtuose ed altre sono viziose. Il virtuoso resta scandalizzato quando c’è un motivo ragionevole, ossia quando esiste uno scandalo effettivo, grave e pericoloso, soprattutto se danneggia la moltitudine in materia di fede o buoni costumi. Il vizioso invece si scandalizza per cose buone, mentre non si scandalizza per cose cattive. Anche il virtuoso può non scandalizzarsi. Ciò avviene quando c’è uno scandalo effettivo, ma egli è così forte nella virtù, che resiste alla tentazione a peccare indotta dallo scandalo o dallo scandaloso.
In conclusione: scandalizzare i piccoli è cosa pessima, scandalizzare gli apostoli è necessario, scandalizzare i farisei è doveroso. Nel primo caso si pecca contro il prossimo, nel secondo lo si educa, nel terzo lo si scuote. Nel primo caso lo scandalo va evitato; nel secondo e terzo caso va proseguito; nel secondo non dev’essere temuto; nel terzo va disprezzato.
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