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	<title>Libertà e Persona</title>
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	<description>Associazione culturale</description>
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		<title>Umberto Veronesi e Telmo Pievani contro la guerra. Allora stiamo tranquilli&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 22:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Pennetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;iniziativa &#8220;Science for peace&#8221; ha previsto ieri a Roma una conferenza di presentazione della &#8220;Carta di Science for Peace&#8221; tenuta dai prof. Umberto Veronesi e Telmo Pievani. Ma cosa ci possiamo aspettare veramente da iniziative di questo genere? L&#8217;iniziativa La carta di Science for Peace nelle scuole è illustrata sul sito della Fondazione Umberto Veronesi, si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/scienceforpeace.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-117357 aligncenter" src="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/scienceforpeace-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;iniziativa &#8220;<strong>Science for peace</strong>&#8221; ha previsto ieri a Roma una conferenza di presentazione della &#8220;Carta di Science for Peace&#8221; tenuta dai prof. <strong>Umberto Veronesi</strong> e <strong>Telmo Pievani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ma cosa ci possiamo aspettare veramente da iniziative di questo genere?<span id="more-117356"></span></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;iniziativa <strong><a href="http://www.fondazioneveronesi.it/news-dalla-fondazione/4217">La carta di Science for Peace nelle scuole</a></strong> è illustrata sul sito della <strong>Fondazione Umberto Veronesi</strong>, si tratta di un progetto che si propone di contrastare la guerra con le armi della scienza e, in particolare, come specificato sul sito:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em><strong>In particolare, l&#8217;attenzione sarà rivolta ai rapporti &#8220;non necessari&#8221; tra la guerra e il processo evolutivo e tra la guerra e la conformazione del cervello, analizzando il ruolo dei governanti o dei mass media nel creare un &#8220;clima&#8221; favorevole al conflitto.</strong></em></p>
</blockquote>
<p>Poco più di due righe ma piene di contenuti.</p>
<p style="text-align: justify">Tanto per cominciare sembra di intravedere una classica <em><strong>excusatio non petita</strong></em> nell&#8217;affermazione di rapporti &#8220;non necessari&#8221; tra la guerra e il processo evolutivo.</p>
<p style="text-align: justify">Forse si tratta di un tentativo di far dimenticare quell&#8217;impresentabile sottotitolo con cui <strong>Darwin </strong>pubblicò L&#8217;<strong>Origine delle specie</strong>, presentandola come una <strong>battaglia tra le razze favorite</strong>:</p>
<p><img src="http://www.enzopennetta.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/on-the-origin-of-species.jpg" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Razzismo e guerra venivano così non solo spiegati scientificamente</strong>, ma diventavano un ineluttabile corollario delle leggi di natura, altro che rapporti &#8220;<strong>non necessari</strong>&#8220;. E poi, comunque, se si parla di rapporti non necessari ciò implica il fatto che tali rapporti in realtà esistono, solo che come affermato non sono necessari e che quindi il problema è come fare per renderli di fatto &#8220;non necessari&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Ai limiti del surreale invece l&#8217;affermazione con la quale si vorrebbe stabilire in base alla &#8220;<strong>conformazione del cervello</strong>&#8221; la non correlazione con la guerra: <strong>che forma dovrebbe avere un cervello per &#8220;conformarsi&#8221; (letteralmente &#8220;adattarsi alla forma&#8221;) alla guerra?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un tuffo in un passato lombrosiano si affaccia da queste parole,</strong> l&#8217;unica differenza è che siamo in un&#8217;epoca buonista, e che quindi l&#8217;analisi dei lobi frontali et similia, non denuncia più una mente criminale, ma il fondamentale pacifismo dell&#8217;essere umano. Immaginiamo che questo sia suffragato da consistenti prove e che queste verranno al più presto indicate, altrimenti gli scettici potrbbero pensare che la &#8220;scienza&#8221; sia plasmabile a seconda delle mode e delle necessità del tempo.</p>
<p style="text-align: justify">Ma non meno interessante è la parte conclusiva della frase &#8220;&#8230;<em><strong>analizzando il ruolo dei governanti o dei mass media nel creare un &#8220;clima&#8221; favorevole al conflitto.</strong></em>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vuoi vedere che finalmente Veronesi e Pievani sfideranno le menzogne di Stato che stanno dietro alla guerra?</strong></p>
<p style="text-align: justify">Vuoi vedere che finalmente diranno che dietro le guerre dell&#8217;ultimo mezzo secolo ci sono state un mucchio di falsi motivi, dall&#8217;attacco mai avvenuoto nel Golfo del Tonchino che diede inizio alla guerra del <strong>Viet Nam</strong>, all&#8217;inesistente genocidio dei kosovari ad opera dei serbi che giustificò l&#8217;intervento nell&#8217;ex <strong>Jugoslavia</strong>, alle inesistenti armi di distruzione di massa nell&#8217;<strong>Iraq</strong> di Saddam, per finire con la guerra alla <strong>Libia </strong>voluta da francesi e inglesi? (Fatti coraggiosamente denunciati dal Generale <strong>Fabio Mini</strong> in questi giorni ;  <span style="text-decoration: underline;color: #0000ff"><strong><a href="http://www.enzopennetta.it/wordpress/2012/05/menzogne-di-stato/"><span style="color: #0000ff;text-decoration: underline">CS-Menzogne di Stato…</span></a></strong></span>)</p>
<p style="text-align: justify"><strong>E vuoi vedere che finalmente denunceranno la connivenza di quotidiani e televisioni nel disinformare su tutti questi fatti?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ma non è tutto, l&#8217;incontro di ieri, 16 maggio 2012, si è tenuto presso il Senato della Repubblica, una denuncia di questo calibro lanciata all&#8217;interno di un&#8217;istituzione di altissimo livello non potrà certamente passare inosservata.</strong></p>
<p><strong>Mi raccomando, oggi tutti a leggere sui giornali i resoconti dell&#8217;eroico gesto del duo Veronesi-Pievani.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><span style="text-decoration: underline;color: #0000ff"><strong><a href="http://www.enzopennetta.it/wordpress/"><span style="color: #0000ff;text-decoration: underline">www.enzopennetta.it</span></a></strong></span></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>SPENDING REVIEW E MISSIONI DI PACE</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Mario Agnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[La guerra è da sempre “intrisa d&#8217;ipocrisia: nasce dai pretesti, quasi sempre basati su menzogne, e si conduce con l&#8217;inganno politico, strategico ed operativo. Ma mentre sul piano strategico e tattico l&#8217;inganno è rivolto al nemico, su quello politico prende di mira anche le proprie istituzioni ed i propri eserciti (&#8230;). Per millenni l&#8217;ipocrisia ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La guerra è da sempre “intrisa d&#8217;ipocrisia: nasce dai pretesti, quasi sempre basati su menzogne, e si conduce con l&#8217;inganno politico, strategico ed operativo. Ma mentre sul piano strategico e tattico l&#8217;inganno è rivolto al nemico, su quello politico prende di mira anche le proprie istituzioni ed i propri eserciti (&#8230;). Per millenni l&#8217;ipocrisia ha servito la guerra con diligenza e tuttavia non è riuscita a eliminare i limiti derivanti dalla sua eccezionalità e dalla sua transitorietà”, che riducono sia il numero sia la durata delle guerre.  Per superare questi limiti “si sono inventati pretesti inverosimili per renderla «preventiva» e interminabile (&#8230;). L&#8217;ipocrisia delle operazioni umanitarie, dell&#8217;assistenza militare, della costruzione di nuove nazioni e dell&#8217;esportazione della democrazia si è affiancata a quella della guerra e molte volte l&#8217;ha sostituita”.<span id="more-117351"></span><br />
    A scrivere queste cose non è uno dei  “demagoghi” che tanto stanno sulle scatole  presidente Napolitano, ma il  generale Fabio Mini, che, dopo essere  stato capo di stato maggiore del Comando Nato Sud Europa,  ha guidato il Comando interforze nei Balcani e, dall&#8217;ottobre 2002 all&#8217;ottobre 2003, è stato comandante della forza internazionale di pace a guida Nato in Kosovo.<br />
     Il generale Mini non  dimentica l&#8217;Italia e le sue  missioni di pace  nel vasto mondo  e scrive: “si ricorre all&#8217;ipocrisia per giustificare interventi armati decisi da altri scambiando la coesione con la piaggeria. Così staremo all&#8217;infinito in Afghanistan, come in Iraq, in Libano e nei Balcani. È dal 1984 che un nostro contingente non rientra avendo concluso la missione affidata (&#8230;). Da allora abbiamo preso parte a tutte le guerre mistificate limitandoci ad avvicendare i contingenti senza mai fare un bilancio oggettivo sui risultati, sulle strategie e sui sacrifici compiuti”.<br />
    Fra questi sacrifici quelli economici  che, in nome della piaggeria scambiata per coesione,  tutti i governi della Seconda Repubblica, di centro-sinistra  e centro-destra, hanno imposto agli italiani a dispetto del ripudio della guerra sancito dall&#8217;art. 11 della Costituzione.<br />
  Anche il governo tecnocratico di Mario Monti, che  sbandiera ad ogni passo   l&#8217;impegno per  innumeri riforme  trascurate dai precedenti governi, si è  perfettamente adeguato   all&#8217;ipocrisia che  &#8211; scrive il generale Mini commentando la decisione di lasciarvi le nostre truppe anche dopo il ritiro dei soldati americani &#8211; “da dieci anni maschera la nostra partecipazione alla guerra   in  Afghanistan”. Difatti uno  dei  suoi primi atti  è stato il varo di un decreto-legge (poi prontamente convertito in legge) per la “proroga  e il rifinanziamento delle missioni delle Forze Armate e della  Polizia”. Una spesa, fra annessi e connessi,  di oltre un miliardo di euro, di cui 780 milioni per la guerra afgana.<br />
    Nei mesi successivi, di fronte  alla valanga di critiche e al crollo di popolarità, i tecnocrati hanno varato, chiamando in soccorso altri tecnici  (o presunti tali), la “spending review”   per recuperare con i “tagli” i quattro miliardi indispensabili per evitare a ottobre l&#8217;ulteriore aumento dell&#8217;Iva. Tuttavia, incredibilmente, nessuno ha nemmeno accennato alla possibilità di recuperare  circa un quarto della somma  ritirando i nostri soldati da quel remoto  paese.<br />
     Tutt&#8217;altro. I tecnocrati sono  bellicosi e guerrafondai. Il ministro della Difesa, generale Giampaolo  Di  Paola, è stato contestato dall&#8217;on. Turco, radicale,  per avere autorizzato i bombardamenti  aerei in Afghanistan senza la previa consultazione del  parlamento ritenuta invece necessaria dal suo berlusconiano  predecessore La Russa. A sua volta, il Ministro degli Esteri. Giulio Terzi,  ritenendo troppo esigua la pattuglia  di 17 osservatori di cui si è già deliberato l&#8217;invio in Siria, non mette tempo in mezzo e propone fin d&#8217;ora un rafforzamento fino a 3.000 uomini di  questa nuova “missione di pace” che, oltre tutto, quali che siano le buone intenzioni del ministro, è oggettivamente destinata  a favorire i disegni dei terroristi salafiti, che vogliono sì cacciare dal paese il despota  Assad, ma anche, come già stanno facendo, la minoranza cristiana.  </p>
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		<title>Due testimonianze</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Libertà e Persona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Due testimonianze sulla marcia. La prima, di una donna che ha abortito: quando mi hai invitata mi sono chiesta &#8220;perchè dovrei? che bisogno ne ho di partecipare pubblicamente a una cosa del genere?&#8221;. Poi ho capito che avevo l&#8217;occasione di smettere di soddisfare i MIEI bisogni e andare incontro a un Bisogno con la maiuscola, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/irene.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-117347" title="irene" src="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/irene-300x199.jpg" alt="" width="470" height="311" /></a>Due testimonianze sulla marcia.</p>
<p>La prima, di una donna che ha abortito:</p>
<p><em>quando mi hai invitata mi sono chiesta &#8220;perchè dovrei? che bisogno ne ho di partecipare pubblicamente a una cosa del genere?&#8221;. Poi ho capito che avevo l&#8217;occasione di smettere di soddisfare i MIEI bisogni e andare incontro a un Bisogno con la maiuscola, non più egoistico ma superiore. Per tutti i nati, i non nati, quelli che nasceranno, per le donne, per il mondo io, proprio io, dovevo scendere in piazza e dire NO all&#8217;aborto.</em><span id="more-117345"></span></p>
<p><em>Quando mi sono trovata lì a un certo punto mi sono guardata intorno e ho sentito il bisogno e il piacere di conoscere le persone che c&#8217;erano. &#8220;perchè sei qui?&#8221; a chi c&#8217;era intorno a me, volendo proprio sapere &#8220;chi sei, che ci fai qui&#8221;..e ho incontrato anche gente che conoscevo, ci siamo messi a parlare e con mia meraviglia mi sono trovata a dire &#8220;sai quando io ho abortito&#8230;&#8221; e loro &#8220;ah perchè hai abortito?&#8221; ma a quel punto non faceva più male, non si stava più parlando per me, per i miei bisogni. E ho capito che quel cartello che sentivo nell&#8217;anima &#8220;mi pento di aver abortito&#8221; [Irene van der Wende - i regret my abortion ndr] ce l&#8217;avevo anche io da mostrare. Ho visto che le persone poichè Irene era stanca ogni tanto di tenere le braccia alzate le hanno chiesto &#8220;vuoi che lo porti io?&#8221; e lei ha risposto &#8220;nono, lo porto io!&#8221; Anche io mi sono sentita così. No, no, la porto io questa testimonianza: NO all&#8217;aborto. Io l&#8217;ho fatto, l&#8217;ho fatto proprio io e posso dirlo: mio figlio meritava di vivere.</em></p>
<p><strong>Nella foto Irene a Roma</strong>.</p>
<p>La seconda, di un padre presente:</p>
<p>Ero a Roma, domenica mattina, in un centro più affollato del solito. Ero a Roma, domenica, molto più mattiniero del solito.<br />
Arrivo a piazza del Colosseo e trovo molti più polacchi di quanti normalmente ce ne siano in giro per la città. Soprattutto, molto più rumorosi del solito.</p>
<p>Mi siedo lì vicino, all’ombra, sono le 8:30 ma il sole già è caldo, li guardo per ingannar l’attesa, coi miei cinque figli, anche loro marciano, volentieri.<br />
La moglie lo farebbe volentieri anche lei, ma marcia per la vita dal letto: c’è un sesto in arrivo, e deve riposare, lo ordina il medico.</p>
<p>Arrivano alla spicciolata gli altri amici, ci si raduna, ci si mettono le magliette, tutte uguali, come una divisa sociale, si issano le bandiere, si imbracciano i cartelli.<br />
Come i nostri, molti altri, alcuni più grandi, altri più piccoli. Gli slogan sono molti. “Le donne meritano scelte migliori”, “L’aborto non è una scelta”, “No aborto”, “5.000.000 di vittime in trenta anni”, “Chi salva una vita salva il mondo”, “+ nascite – aborti”, solo per citarne alcuni.<br />
Non c’è uno slogan politico.<br />
Ci sono alcuni politici, sì, e il giorno stesso, o quello successivo, molti gliene fanno una colpa.<br />
Ci sono un cardinale, molti sacerdoti, molte suore, ma non li si accusa poi troppo: forse l’esser consacrati è già una colpa, non si sente il bisogno di infierire.<br />
C’è il sole, e meno male, era prevista pioggia.</p>
<p>Alle 9:30 si parte, siamo 10.000, no 15.000, no 20.000. Oggi, il giorno dopo, si dice in giro che la cifra esatta sia 15.000.<br />
Marciamo.<br />
Lungo la strada si canta, si scattano foto, si parla, si distribuiscono volantini, alcuni pregano.</p>
<p>Non è una di quelle manifestazioni alle quali si è abituati, e perciò si applicano criteri e commenti soliti, ma non colgono nel segno.<br />
I commenti soliti sono: bigotti, fascisti, omofobi, negazionisti, assassini, cretini.<br />
I criteri soliti sono: l’utero è mio lo gestisco io, la festa della mammana, considerate la donna un animale da riproduzione, sottomettete le donne a deplorevoli ideologie mistiche, la sindrome post-aborto non esiste.</p>
<p>A Roma, però, ieri ho visto uomini politici ma nessuno portava i colori del proprio partito, non ho visto nessuno che parlasse di omosessuali, nemmeno alla lontana.<br />
Ho visto gente che ha fatto molta strada per esserci, e che dev’essersi alzata molto presto al mattino, sì, forse questo può esser da taluni considerato un po’ cretino, ma dico: ce ne fossero, di cretini di questa natura, che si alzano al mattino presto pure di domenica, per dire ad alta voce qualcosa in cui credono.<br />
Ho visto gente portare in piazza la propria fede, senza nascondersi, e mostrarla forte e chiaro, pacificamente, senza rispondere alle offese; se son bigotti questi, ne vorrei tanti di bigotti.<br />
La manifestazione di ieri aveva proprio questa novità: non poteva trovare collocazione in alcun partito politico, in nessuna categoria fin qui utilizzata, non c’era alcuna egida.<br />
Era una variegata rappresentanza di associazioni, 150 circa in tutto.<br />
Associazioni: cioè gente che fa volontariato, che spende parte della propria vita, se non proprio tutta quanta, gratuitamente, mettendosi a servizio di altri.</p>
<p>Questo il motivo per cui non poteva trovar rappresentazione in alcun “potere”: quale sindacato, quale partito si comporta alla stessa maniera? Nata dalla buona volontà di un piccolo gruppo di organizzatori che fanno tutt’altro nella loro vita quotidiana, ha portato in piazza persone di buona volontà che fanno nella loro vita quotidiana tutt’altro e, insieme, farsi vicino a chi soffre.</p>
<p>La manifestazione di ieri aveva quest’altra novità: dire chiaramente, senza tatticismi né mezze misure, che l’aborto è un male.</p>
<p>Diceva che <em>non è una scelta dolorosa ma necessaria</em>, perché ciò che è <em>necessario</em> non è una scelta, ma costrizione, e che non è più possibile mettere donne in condizione di dover fare questa pseudo scelta, e che visto che lo Stato si starà pur adoperando, ma non è abbastanza, ci sono almeno 150 associazioni che fanno di più, e che vogliono fare di più.</p>
<p>Diceva che la 194 non è una buona legge, solo applicata male, perché se ha prodotto 5 milioni di aborti in oltre trent’anni di vigenza vuol dire che è applicata, che ha prodotto il risultato per cui è stata promulgata, e che, appunto, il risultato è che mancano all’appello 5 milioni di italiani, alcuni dei quali magari sarebbero stati in piazza ieri mattina, o al lavoro tutti i giorni a risolvere i problemi che affliggono questo nostro paese.</p>
<p>Diceva che non ci si può più nascondere dietro ai sofismi, che se la scienza mostra che non c’è soluzione di continuità dal concepimento alla nascita, allora dobbiamo avere il coraggio di trarne le conclusioni.</p>
<p>Diceva che se si trovano solo credenti che abbiano la forza, o il coraggio, di difendere certe tesi, il problema non è che esse siano figlie dell’ideologia, il problema semmai è che non si trovano più non credenti che le difendano.</p>
<p>Diceva che un certo associazionismo nel luogo comune della donna come mero strumento, nella retorica del corpo femminile campo di battaglia, ci sta stretto, non ci si ritrova affatto, perché ogni giorno si prende cura e sostiene quelle stesse donne, e con esse soffre.</p>
<p>Diceva che offrire l’aborto ad una donna in difficoltà non è aiutarla, semmai aiutarla è mettersi in gioco con lei, e con lei superare quelle difficoltà.</p>
<p>Diceva che in una società democratica ci sono alcuni valori che possono essere messi in discussione, altri che debbono esser messi in discussione, altri ancora sui quali non si transige, e che mentre nelle aule del parlamento si mettono mano allo Statuto dei Lavoratori o alla Costituzione, 130.000 donne all’anno mettono mano al proprio corpo ed alla vita che esso custodisce, distruggendo se stesse, e ci sono almeno 150 associazioni che non vogliono più starsene in silenzio.</p>
<p>Diceva che molti, moltissimi uomini sono ben contenti del fatto che l’utero sia della donna, e che su lei sola ricada la responsabilità, e che sia lei ad entrare in un ospedale oppressa da una società che la lascia sola, da un Paese che non è fatto per i figli, e ad uscirne con un peso da portarsi dentro tutta una vita, perché il dolore che soffre, dicono, non esiste, e che ci sono persone che non vogliono più lasciarle nell’abbandono.</p>
<p>Diceva che avere figli non è una colpa, non è un ostacolo, che è facile suggerire l’aborto quando ci sono una montagna di difficoltà, ma che ci sono persone disposte a scalare insieme quella montagna, e arrivare in cima, e guardare, fieri, il panorama.</p>
<p>Di fronte a tutte queste novità, evidentemente, possiamo ancora parlare con i vecchi slogan e adoperare i criteri del passato. La marcia di ieri, però, dice che essi non sono più validi.</p>
<p><strong>da: www.il-dono.org</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La persona e il suo io</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Padre Giovanni Cavalcoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non bisogna confondere la persona con l’io. Io ho cominciato a dire “io” quando ho cominciato a prender coscienza della mia persona, ma la mia persona esisteva già prima che io avessi compiuto questa presa di coscienza. L’embrione, come ho spiegato in un precedente articolo, è già persona; eppure non è ancora conscio di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non bisogna confondere la persona con l’io. Io ho cominciato a dire “io” quando ho cominciato a <em>prender coscienza </em>della mia persona, ma la mia persona <em>esisteva già </em>prima che io avessi compiuto questa presa di coscienza. <em>L’embrione</em>, come ho spiegato in un precedente articolo, <em>è già persona</em>; eppure non è ancora conscio di essere persona, perché in lui non si è ancora formata quella base neurofisica che gli consentirà a suo tempo &#8211; nei primissimi anni dopo la nascita &#8211; di prender coscienza di sé e quindi di dire “io”. Quando il bimbo comincia a dire “io”, vuol dire che ha coscienza di sé. Prima può capitare che parli di sé in terza persona, come se si trattasse di un altro: Pierino, se ha fame, non dice “ho fame”, ma “Pierino ha fame”.<span id="more-117341"></span></p>
<p><strong>Allora che cos’è l’io?</strong> L’io è la singola persona<em> non in quanto persona</em>, ma in quanto <em>cosciente di se stessa </em>come quella singola persona che dice “io” di se stessa. Io posso dire “io” solo della mia persona non dell’altra. A questa dirò “tu” o di questa dirò “egli” o “ella”. Già dai primissimi anni il soggetto si rende conto di possedere un corpo, di vivere, di sentire, di pensare, di ricordare, di parlare, di volere, di desiderare, di avere sentimenti, di compiere atti, insomma comincia a rendersi conto di essere un soggetto corporeo dotato di <em>intelletto</em> e <em>volontà</em>, quello che Aristotele chiamò “animale ragionevole”, quindi di essere una persona umana come altre delle quali ha esperienza o con le quali convive.</p>
<p><strong>La persona, invece, che cosa è?</strong> E’ nota la classica definizione di Boezio, che ho ricordato anche di recente su questo blog: <em>“Sussistenza individuale di una natura ragionevole” </em>(<em>individua substantia rationalis naturae</em>), non importa che questo soggetto eserciti o non eserciti gli atti propri della persona (l’intendere e il volere): quando dormo non li esercito e non per questo cesso di essere persona. Sono semplicemente una persona che dorme. Così un embrione, un agonizzante, un demente, un posseduto dal demonio restano persone anche se non sono nelle condizioni psicofisiche di poter esercitare gli atti propri della persona: l’autocoscienza, il pensiero, il ragionare, il libero arbitrio, ecc.<br />
Col maturare degli anni il soggetto, già nell’adolescenza, soprattutto se è riflessivo e portato all’interiorità, si accorge da una parte dei limiti del proprio io, ma dall’altra si accorge che il suo pensare e il suo volere sono aperti all’infinito e all’assoluto: “infiniti spazi nel pensiero mi fingo”, diceva già il giovane Leopardi. Il giovane prende coscienza del proprio esistere e sente il bisogno di svelarne il mistero: di scoprire le origini, il fondamento, il senso, le finalità e il perché del proprio esistere e del proprio io.<br />
Gli torna facile e spontaneo, almeno nei più intelligenti ma più ambiziosi, spogliare il proprio io empirico, precario, particolare di tutte le sue proprietà, apparenze ed accidentalità, dimenticare i suoi difetti ed immaginarlo come un io assoluto, infinto, eterno, autofondato ed autoreferenziale, principio di tutto e fine di ogni cosa. E questo perché, considerando la grandezza del suo spirito, gli sorge poi la tentazione, tipica dell’egoismo, di pretendere che tutto sia per lui, tutto dipenda da lui e tutto sia al suo servizio.</p>
<p>Questo “io” che egli scopre è quello che gli idealisti Fichte e Schelling hanno chiamato in tono elogiativo io “assoluto” o “trascendentale”. Essi hanno creduto che questo io non sia realmente distinto dall’io empirico e materiale originariamente scoperto, ma sia in fondo il medesimo io il quale, spoglio di qualunque particolarità, abbracci o contenga in se stesso il proprio io come quello di tutti gli altri uomini, quasi che tutti gli io empirici non siano che manifestazioni o momenti effimeri, fenomenici e contingenti dell’unico vero Io, l’Io assoluto, principio e fine di ogni cosa, principio del sapere come principio dell’essere.<br />
Da un simile pensiero può sorgere un grande entusiasmo, ma si tratta purtroppo di una pericolosa fantasia, che fa dimenticare <em>la distinzione delle persone tra di loro e da Dio</em>, giacchè che cosa è questo “Io assoluto”, se non uno scimmiottamento del vero Dio trascendente? E che cosa può suggerire l’idea che io in fondo sia l’“Io assoluto”, se non una grande superbia ed un’infinita spocchia? E’ questa l’avventura e la tragedia dell’antropologia e della teologia panteistiche.</p>
<p><strong>Solo Dio può dire di Sé in modo assoluto “Io Sono”, </strong>come appunto troviamo nella Scrittura (Es 3,14). Ma nessun essere umano, che non sia un megalomane accecato dai sofismi dell’idealismo può dire sensatamente questo di se stesso, ma dirà: “io sono il tal dei tali, né più né meno, fondato certo sull’Io divino ma ben lungi dall’identificarsi con Lui”.<br />
Che nell’indagine sull’io o nell’approfondimento dell’autocoscienza l’io scopra in sé in qualche modo un “Io assoluto”, non lo si potrà negare. Ma occorre <strong>fare molta attenzione al metodo giusto per trovare il vero Io Assoluto</strong>, che poi è Dio, che non sia un autogonfiamento del proprio io empirico all’infinito, il che non sarebbe un procedimento saggio ma del tutto stolto ed illusorio.<br />
Anche se io immagino di essere Dio, questo in realtà non mi produce alcun vantaggio, se non quello di fare la figura del grande sbruffone, perché in realtà io resto più che mai con i miei limiti e le mie miserie. Tutt’al più crederò di possedere una “infinita libertà”, che mi rende indipendente da Dio, ma con l’unico risultato di allontanarmi da Lui col peccato, giacchè questo certo non ha altra causa che la mia volontà; in questo senso, se vogliamo, sono sommamente libero, ma con quale risultato se non quello di portare al fallimento la mia vita?</p>
<p>Giusta via per scoprire il vero Assoluto partendo dalla coscienza del proprio io, è quella indicata da <strong>S.Agostino</strong>: se io mi trovo finito, debole, causato, contingente, a cosa mi porterà logicamente questa constatazione se io seguo il cammino della retta ragione? Alla scoperta di un altro Io, diverso da me e quindi a un Tu e questo veramente assoluto, in quanto ragione e spiegazione del mio esistere e del valore stesso del mio io.<br />
Come dice l’Ipponense in un immortale passo del <em>De vera Religione </em>al c.XXXIX: “<em>si te mutabile inveneris, transcende et te ipsum, et illuc ergo tende ubi ipsum lumen rationis accenditur</em>” (“se ti scopri mutevole, trascendi anche te stesso, e tendi là dove si accende lo stesso lume  della ragione”), ossia dove? Verso Dio!</p>
<p>Bisogna però ben distinguere questa autotrascendenza agostiniana da quella di Rahner. Infatti, mentre Agostino intende con questo trascendersi l’atto della ragione la quale, partendo dalle cose finite e dal proprio io, comprende che tutto ciò è causato da Dio e finalizzato a Dio Creatore e distinto dal mondo e dall’uomo, in Rahner l’autotrascendenza si presenta come tensione dello spirito verso il suo “infinito orizzonte”, che sarebbe appunto Dio, ma che non si vede come trascenda l’uomo, se appunto è l’orizzonte estremo di questa ultima tensione dello spirito.<br />
Infatti l’orizzonte che cosa è se non appunto l’estremo limite al quale giunge una facoltà e per nulla un qualcosa che la supera e la trascende. L’orizzonte del mare è fin dove io posso vedere il mare, quindi è ancora un qualcosa che posso abbracciare e che entra entro i contini della mia vista. Ma il vero Dio non è per nulla questo: il vero Dio, del quale parlano Agostino e con lui la fede cristiana, è un Ente sommo e supremo oltre il mio orizzonte, un <em>Altro</em> dal mio orizzonte, un Altro che certo posso affermare in base al mio orizzonte, non però come forma del mio orizzonte, ma come causa del mio orizzonte, se è vero che egli è creatore e causa prima di tutto.</p>
<p><strong>Dio è causa della mia persona ma non del mio io</strong>: il mio io è il nome col quale io designo la mia persona dopo averne preso coscienza. Quindi l’io in se stesso non è una sostanza, ma è il mio contenuto mentale, con fondamento reale e tuttavia, in quanto contenuto mentale, è un prodotto della mia coscienza.<br />
<strong>L’io pertanto presuppone la persona, si riferisce alla persona, è rappresentazione della persona, ma è prodotto ed effetto dell’atto di coscienza col quale il singolo prende coscienza di sé.</strong> L’io è l’idea che il singolo ha di sé, ma posto che noi siamo gli autori delle nostre idee, possiamo dire in tal senso che siamo noi col nostro pensiero a formare la nozione dell’io, mentre la nostra persona non è per nulla posta o causata da noi stessi, ma è creata da Dio a sua immagine e somiglianza.<br />
Non è onesto approfittare del fatto che noi siamo gli autori della <em>nozione</em> del nostro io per ridurre, come ha fatto Fichte, la persona, in quanto <em>sostanza</em> reale, all’autocoscienza, per sostenere che la persona è “posta” in essere dall’atto stesso dell’autocoscienza e finire così col negare l’esistenza di Dio che ha questo punto diventa un’inutile spiegazione dell’origine della persona identificata con un fantomatico “io”, al quale diamo gratuitamente uno spessore ontologico per di più assoluto, che esso non possiede assolutamente.</p>
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		<title>Marcia per la vita: diario di una domenica speciale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 06:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Agnoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La marcia su Roma, temuta dal consigliere romano del Pd Dario Nanni, non c’è stata. Nessuno figuro con muso torvo, e simboli strani, ha assalito con spranghe neri che passavano di là per caso; neppure un bar è stato assalito, per la sete che a volte fa sragionare anche i più moderati. I duecento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/marcia-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-117335" title="marcia 1" src="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/marcia-1-300x198.jpg" alt="" width="386" height="254" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La marcia su Roma, temuta dal consigliere romano del Pd Dario Nanni, non c’è stata. Nessuno figuro con muso torvo, e simboli strani, ha assalito con spranghe neri che passavano di là per caso; neppure un bar è stato assalito, per la sete che a volte fa sragionare anche i più moderati. I duecento pulman messi a disposizione dal sindaco Alemanno, che forse Nanni temeva potessero essere usati come arieti, non sono mai esistiti neppure quelli. Se non nella realtà virtuale raccontata da Corriere e Repubblica, che preferiscono parlare di presunte spese pazze del sindaco Alemanno (buono, quando appoggia il Gay pride, deplorevole quando cammina con i pro life), che di argomenti seri su cui forse non hanno riflettuto abbastanza. No, domenica 13 maggio, dopo il grande convegno scientifico sulla vita nascente presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, e dopo la commovente testimonianza di una donna che aveva abortito, per le strade di Roma ha sfilato un lunghissimo e pacifico corteo.<span id="more-117334"></span></p>
<p>Dal Colosseo sino a Castel sant’Angelo. Chi ha letto qualche giornale si sarà immaginato personaggi isterici, ghigni satanici, nuvoloni in cielo, e l’aria bigia de “Il nome della rosa”. Invece, non era solo in cielo, il sole, ma anche negli occhi e sul volto delle migliaia di bambini, genitori, giovani ed adulti che camminavano chiacchierando, parlando, talora pregando. E’ stata veramente una festa, una festa vera, benché convocata da associazioni più svariate che hanno in comune un’idea: il no all’aborto. Si può dire no, decisamente no, all’aborto, alla cultura di Erode che sta sempre più penetrando nelle menti e nei cuori di questo occidente al capolinea, senza essere noiosi barbagianni, o pesanti brontoloni. Soprattutto se a dire che l’aborto è e rimarrà sempre un omicidio, doloroso per tutti, sono i volontari del Cav di Roma, presieduto da Giorgio Gibertini, il cui scopo è aiutare le mamme in difficoltà; o quelli de il Dono, che stanno accanto anche alle donne che hanno già abortito e che non riescono a superare il dolore per il figlio perso… Soprattutto se a ricordarlo sono i volontari dell’ordine di Malta, le figlie di san Camillo, i barellieri dell’Unitalsi… che dedicano la loro vita e il loro tempo agli infermi… Chi dice no all’aborto, è perché dice sì alla vita; mentre chi dice sì, o ni, all’aborto, dice sì, o ni, alla vita!</p>
<p><a href="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/marcia-2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-117339" title="marcia 2" src="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/marcia-2-300x198.jpg" alt="" width="331" height="218" /></a></p>
<p>Oltre quindicimila persone dunque, si sono incontrate, per la prima volta nella storia di questo paese, dopo l’introduzione della legge 194, in un gesto unitario, di popolo. Gli organizzatori avevano chiesto che nessuno portasse bandiere politiche, che nessuno cercasse di far prevalere la sua sensibilità sulle altre. Che nessuno urlasse slogan o facesse proclami…</p>
<p>Hanno dato l’esempio, per primi. Infatti a malapena si sono viste le tre o quattro bandiere di Famiglia Domani e del Movimento Europeo Difesa Vita (Mevd): come a dire che la marcia è di tutti, e che nessuno deve metterci sopra la firma, per protagonismo, per future carriere politiche o altro…Così anche personalità politiche di rilievo, come il sen. Stefano De Lillo, presidente dell’Intergruppo per la vita, l’europarlamentare Magdi Allam, il senator Gasparri, la senatrice Binetti, la consigliera regionale Olimpia Tarzia, premiata il giorno precedente dagli organizzatori per il suo pluridecennale impegno in favore della vita, sono rimasti composti in mezzo alla folla, salutati con simpatia, ma senza che venisse previsto un loro discorso dal palco. Sfilavano accanto al trenino dei bambini, scoppiettante di vita e di musichette leggere; vicino ai filippini di Roma (compattissimi ed entusiasti dei gadget forniti dall’organizzazione: migliaia di piccole scarpine di lana fatte a mano, e la spillina “piedini preziosi”, riproduzione a grandezza naturale dei piedi di un bimbo di tre mesi nell’utero materno); accanto ad alcuni tibetani, nel loro caratteristico vestiario, con uno striscione che chiedeva la fine degli aborti forzati in Cina; vicino, ancora, ai simpatizzanti della Laogai Foundation e della Fondazione Lepanto, ai medici ed infermieri in camice bianco dell’Aigoc di Giuseppe Noia; alla veste cardinalizia di Mons. Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e agli abiti religiosi dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata e dei gioviali e canterini membri dell’Istituto del Verbo incarnato ecc…</p>
<p>“Oggi è una grande giornata, un seme di speranza che darà frutto perché gettato in un terreno buono”, ha dichiarato Virginia Coda Nunziante, coordinatrice della marcia, ringraziata da tutti per la sua abnegazione, la sua serenità, la sua pazienza. Perché mettere insieme tanta gente, pressoché senza soldi, senza l’aiuto di partiti, tv e giornali, significa una sola cosa: che i messaggi forti e chiari, proposti con equilibrio, intelligenza e senza alcun fanatismo, hanno una forza intrinseca, la forza della verità, e mobilitano, da soli, la gente, la infiammano e ne riscaldano i cuori. Arrivederci al prossimo anno, hanno concluso gli organizzatori, sempre a Roma, il 12 maggio. Per un’altra marcia per la vita, cioè per la pace: quella che passa dal rispetto dei più piccoli ed indifesi, del dono della vita, da riconoscere e custodire, sempre. Il Foglio,15 maggio 2012</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Strane profezie per il futuro&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 22:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Pennetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Mancano ormai solo pochi mesi allo scadere della profezia dei Maya sul 2012, ma sembra che qualcuno stia preparando un&#8217;altra profezia per il 2050: un&#8217;estinzione di massa per l&#8217;umanità. Si tratta di una vecchia conoscenza, il Club di Roma. Ma inaspettatamente c&#8217;è qualcos&#8217;altro, il movimento Cinquestelle di Beppe Grillo dovrebbe chiarire la sua posizione sulle politiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.clubofrome.org/cms/wp-content/uploads/2012/05/Webcast2.bmp" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify">Mancano ormai solo pochi mesi allo scadere della profezia dei Maya sul <strong>2012</strong>, ma sembra che qualcuno stia preparando un&#8217;altra profezia per il 2050: un&#8217;estinzione di massa per l&#8217;umanità. Si tratta di una vecchia conoscenza, il <strong>Club di Roma</strong>. Ma inaspettatamente c&#8217;è qualcos&#8217;altro, il movimento <strong>Cinquestelle</strong> di <strong>Beppe Grillo</strong> dovrebbe chiarire la sua posizione sulle politiche proposte dal Club di Roma.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-117329"></span></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong>Club di Roma</strong>, sorto alla fine degli anni &#8217;60 e noto per aver pubblicato nel documento &#8220;<span style="text-decoration: underline"><span style="color: #0000ff"><strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Limits_to_Growth"><span style="color: #0000ff;text-decoration: underline">The limits to growth</span></a></strong></span></span>&#8220;, un documento dalle apocalittiche previsioni che avrebbero dovuto avverarsi per la fine del XX secolo (poi clamorosamente fallite), in quest ultimi tempi sembra aver rialzato la testa. Mutuando le tecniche utilizzate dai Testimoni di Geova, hanno scoperto che una volta fallita una previsione apocalittica basta semplicemente farne un&#8217;altra che sposti un po&#8217; più in là l&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify">Ed ecco che al Club di Roma si sono rimboccati le maniche e, in un crescendo di attività, sono adesso arrivati a produrre un nuovo catastrofico documento che profetizza la scomparsa di gran parte dell&#8217;umanità per la metà del XXI secolo, tra gli autori dello studio anche lo stesso <strong>Jorgen Randers</strong> che firmò la precedente previsione. Il nuovo studio si intitola <span style="text-decoration: underline"><span style="color: #0000ff;text-decoration: underline">&#8220;<strong><a href="http://www.clubofrome.org/?p=4211"><span style="color: #0000ff;text-decoration: underline">2052: A Global Forecast for the Next Forty Years</span></a></strong></span></span>&#8221; ed è stato recentemente presentato a Rotterdam. Sul sito del Club di Roma è anche possibile vedere un filmato dell&#8217;evento:</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/8qDy0jHo_DQ?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">Ma anche senza vedere i 46 minuti del video basta leggere le prime righe per capire dove il discorso vada a portarci:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><em><strong>(Rotterdam, Paesi Bassi): 2052: una previsione per i prossimi quarant&#8217;anni, Jorgen Randers, presentato dal Club di Roma il 7 maggio, solleva la possibilità che l&#8217;umanità potrebbe non sopravvivere sul pianeta se continuerà a portare avanti un consumo eccessivo e programmi a breve termine. Nella relazione autore Jorgen Randers solleva questioni essenziali: Quante persone il pianeta sarà in grado di sostenere? La convinzione della crescita senza fine si sgretolerà? Sarà il galoppante cambiamento climatico a prevalere?</strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Così come avvenuto nel 1972, il Club di Roma ha in realtà una sola &#8220;ricetta&#8221; per affrontare le sfide del futuro: la riduzione della popolazione. Si tratta del solito vecchio rimedio che <strong>Thomas Malthus</strong> propose già alla fine del &#8217;700 e che da allora no ha fatto che collezionare smentite e fallimenti, un metodo che, oggi come allora, è solo funzionale all&#8217;interesse di chi si trova in posizioni privilegiate.</p>
<p style="text-align: justify">Ma questo in fondo ce l&#8217;aspettavamo, quello che invece sorprende è il fatto che una previsione analoga fosse già presente in un video (francamente preoccupante) prodotto dalla società <strong>Casaleggio Associati</strong> nel 2010, intitolato  &#8221;<strong>Gaia &#8211; Il futuro della politica</strong>&#8220;, nel quale si prefigurano tutti i cambiamenti che avverranno nel mondo nei prossimi 40 anni, a nel 2054, più o meno la stessa data in cui il Club di Roma pone la sua Apocalisse.</p>
<p>Il video dura 7 minuti e si consiglia di vederlo tutto perché è molto interessante:</p>
<p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/MpwY2wwrOtM?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Intorno al minuto 5 e 19 secondi il filmato parla di una riduzione dell&#8217;umanità che passerà da circa 6 miliardi di persone a 1 miliardo</strong>, una riduzione che se non sarà volontaria verrà causata dalla natura, proprio come affermato da Thomas Malthus. La stessa società sembra essere molto interessata alla metà del XXI secolo, infatti sempre su quella stessa data verte un secondo video che era stato messo sul sito e che esordiva con un impressionante &#8221;<strong>L’Uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa. Questo è il nuovo mondo di Prometeus</strong>&#8220;:</p>
<p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/HsJLRX-nK4w?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify">Ma la Casaleggio Associati non sarebbe oggetto di particolare interesse se non fosse che è legata ad uno dei fenomeni sociopolitici più importanti in questo momento, il movimento <strong>Cinquestelle</strong> di Beppe Grillo, tale società fondata nel 2004, ne cura infatti il blog. Il movimento Cinquestelle è nato come forza di protesta, adesso è diventato una realtà politica che inevitabilmente sarà chiamata a passare dalla critica alle proposte.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ci sono a questo punto due importanti domande che vorrei fare a Beppe Grillo:</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>1) il movimento Cinquestelle condivide le idee espresse dalla Casaleggio Associati?</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>2) ritiene che le politiche proposte dal Club di Roma siano condivisibili?</strong></p>
<p style="text-align: justify">In queste domande non c&#8217;è nessun intento provocatorio o sterilmente polemico, solo la necessità di capire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><span style="text-decoration: underline"><strong><span style="text-decoration: underline"><a href="http://www.enzopennetta.it/wordpress/">www.enzopennetta.it</a>  </span></strong></span></p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #0000ff"><strong><span style="text-decoration: underline"><br />
</span></strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Due commenti sulla marcia per la vita</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Libertà e Persona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[1) http://frewslvb.blogspot.it/2012/05/slogan-omofobi-razzisti-e-negazionisti.html 2) di don Flavio Peloso su www.donorione.org del 14-05-2012 È davvero penoso, dopo la giornata di sole e di luce vissuta ieri con la Marcia per la Vita a Roma, assistere all’assalto di quanti hanno classificano i manifestanti come «integralisti, negazionisti, razzisti e omofobi» (dichiarazione di Dario Nanni, consigliere del Pd al Comune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1) <a href="http://http://frewslvb.blogspot.it/2012/05/slogan-omofobi-razzisti-e-negazionisti.html">http://frewslvb.blogspot.it/2012/05/slogan-omofobi-razzisti-e-negazionisti.html</a></p>
<p>2) di don Flavio Peloso su www.donorione.org del 14-05-2012</p>
<p>È davvero penoso, dopo la giornata di sole e di luce vissuta ieri con la Marcia per la Vita a Roma, assistere all’assalto di quanti hanno classificano i manifestanti come «integralisti, negazionisti, razzisti e omofobi» (dichiarazione di Dario Nanni, consigliere del Pd al Comune di Roma).<br />
Io e gli altri 15.000 manifestanti eravamo persone normali, di tutte le età, condizioni di vita, giovani, donne, bambini e famiglie intere; molti cristiani questo sì. Ma niente a che fare con integralisti irragionevoli o manichei intolleranti.<span id="more-117324"></span><br />
No. Solo contenti della vita e della verità sulla vita. E preoccupati di alcune falsità planetariamente diffuse ma elementarmente contraddette dall’evidenza dei fatti.</p>
<p>Chi vede l’immagine di un feto abortito sa che quello è un bimbo morto. Se poi sa che quell’aborto è stato provocato per l’intervento di una o più persone lo chiama omicidio. E non altro.<br />
Se quell’omicidio è permesso e anche assistito da una legge dello Stato dice che con l’interruzione volontaria della gravidanza negli ospedali pubblici ci sono stati – solo in Italia – circa 5 milioni di bimbi, in stato fetale, uccisi nel grembo materno.</p>
<p>Ebbene, ritenere e dire questo assieme a tante persone normali, e dirlo in pubblico, ha trasformato me e i 15.000 della Marcia per la Vita in un concentrato di «integralisti, negazionisti, razzisti e omofobi”.<br />
Mi pare che il problema non sia che milioni di italiani la pensino così – è risaputo -, ma è diventato un problema che 15.000 di essi lo abbiano detto in pubblico, ove vige una dittatura culturale che non lascia spazio al dissenso.</p>
<p>Solo l’intelligenza libera di un bambino può ancora dire che “il re è nudo” o che “quel piccolino di poche settimane è un bambino”.<br />
Ingannati e ingannatori continueranno a parlare di “stoffe moderne” o di “materiale embrionale”.</p>
<p>Don Flavio Peloso</p>
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		<title>Un popolo festante in Marcia per la Vita</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 15:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Tanel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un enorme successo. Solo così può essere descritta la Marcia per la Vita che ha avuto luogo oggi, domenica 13 maggio, lungo le vie della Capitale. Il corteo &#8211; composto da circa 15.000 persone &#8211; è partito alle 9.30 dal Colosseo ed è giunto un paio d&#8217;ore dopo a Castel Sant&#8217;Angelo. Secondo quanto dichiarato dagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/marcia.jpg"><img src="http://www.libertaepersona.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/marcia-300x225.jpg" alt="" title="marcia" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-117317" /></a>Un enorme successo. Solo così può essere descritta la Marcia per la Vita che ha avuto luogo oggi, domenica 13 maggio, lungo le vie della Capitale.</p>
<p>Il corteo &#8211; <strong>composto da circa 15.000 persone</strong> &#8211; è partito alle 9.30 dal Colosseo ed è giunto un paio d&#8217;ore dopo a Castel Sant&#8217;Angelo. Secondo quanto dichiarato dagli organizzatori, lo scopo dell&#8217;evento era quello di &#8220;affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo&#8221;: solo uno Stato che salvaguarda tutti gli individui (e soprattutto i più deboli) e che incentiva le famiglie, infatti, può sperare in un futuro migliore. <span id="more-117313"></span></p>
<p>Alla Marcia hanno partecipato moltissimi giovani e tante famiglie con bambini, ma anche parecchi adulti ed anziani, nonché numerosi consacrati e appartenenti a diversi ordini religiosi maschili e femminili.<br />
Il clima in cui si è svolta la marcia è stato di festa: erano infatti tantissime le bandiere sventolanti e i cartelli colorati e molti sono stati i gruppi che hanno camminato cantando allegramente. Un vero tripudio di colori e musica. </p>
<p>Tra le personalità politiche che hanno partecipato alla marcia odierna, spiccano il nome del sindaco di Roma Gianni Alemanno, quello del presidente dei senatori del PDL Maurizio Gasparri, quello di Paola Binetti, quello dell&#8217;eurodeputato Magdi Cristiano Allam, quello di Stefano De Lillo e quello della consigliera della regione Lazio Olimpia Tarzia.</p>
<p>Questa seconda edizione della Marcia per la Vita è stata, dunque, un momento molto importante per il mondo pro-life, che ha avuto modo di dimostrare all&#8217;opinione pubblica di essere una realtà viva e piena di voglia di impegnarsi per garantire un futuro migliore all&#8217;Italia.<br />
<strong>Appuntamento dunque a Roma il 12 maggio 2013: nello stesso clima sereno e con la stessa determinazione! </strong></p>
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		<title>Il fondamento del peccato</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:22:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Padre Giovanni Cavalcoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Noi sacerdoti che ci dedichiamo al ministero della confessione possiamo toccar con mano la attuale decadenza del senso del peccato. Mi capita spesso di confessare persone di 70-80 anni, cristiane sin dalla fanciullezza, dalle quali ci si attenderebbe una coscienza particolarmente delicata ed esperta, le quali invece mostrano di ignorare che cosa è il peccato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi sacerdoti che ci dedichiamo al ministero della confessione possiamo toccar con mano la attuale decadenza del senso del peccato. Mi capita spesso di confessare persone di 70-80 anni, cristiane sin dalla fanciullezza, dalle quali ci si attenderebbe una coscienza particolarmente delicata ed esperta, le quali invece mostrano di ignorare che cosa è il peccato proprio in quel luogo, il confessionale, dove il credente dovrebbe dar maggiore testimonianza con lucidità ed umiltà di questo aspetto comune ed inevitabile della nostra condotta cristiana.<br />
Tutt’al più queste persone sanno molto bene i peccati degli altri, sanno esprimere con chiarezza e dovizia di particolari, magari risalendo fino agli anni passati, i torti ricevuti, sanno definire bene i vizi degli altri, ma, se il confessore si azzarda a invitare a confessare <em>i propri peccati</em>, spesso si sente dire: “non ho fatto niente di male”. E il confessore: “Neppure peccati veniali?”. Risposta: “No”. “Da quanto tempo non si confessa?” “Da quattro mesi&#8230; da un anno…”.<span id="more-117320"></span> </p>
<p>Ecco allora il dovere del confessore di spiegare con carità, competenza e pazienza che in realtà, come insegna il Concilio di Trento, tutti noi quaggiù, per quanto santi e virtuosi, commettiamo spesso ed inevitabilmente dei <em>peccati veniali</em>, quando non cadiamo nel peccato mortale, il quale peraltro, con la buona volontà, si può evitare per molto tempo. Ma già la <em>mancanza di umiltà </em>che si constata in questi “penitenti”, getta nel confessore qualche dubbio. Si potrebbe pensare ad una forte dose di ignoranza invincibile?</p>
<p><strong>I peccati veniali </strong>non sono gravi, <em>non tolgono la grazia, ma sono peccati </em>e quindi vanno tolti con opportune pratiche penitenziali normalmente personali, senza bisogno che ci sia bisogno di confessarsi tutte le volte. Che vuol dire che sono peccati? Che essi sono causati almeno da un minimo di <em>cattiva volontà</em>, ossia da un atto deliberato di compiere un’azione cattiva che sapevamo esser cattiva. E questo perché? Perché a seguito del peccato originale, ognuno di noi certo nasce con tendenze buone, ma anche con tendenze <em>cattive</em>.<br />
Per questo pecchiamo, perché <em>alcuni peccati ci piacciono</em>. Non so quante volte ho dovuto ripetere questo discorso ad un’infinità di penitenti nella mia ormai lunga esperienza di confessore. Di solito i penitenti, dopo una lunga spiegazione da parte mia, con opportuni paragoni tratti dal Vangelo, come quello della cura medica o dell’igiene fisica, mi si dicono soddisfatti. Altri invece sono talmente incalliti nei loro pregiudizi, che o non capiscono quello che dico o non si convincono, si stupiscono, come se sentissero cose mai sentite. Altri, più raramente, addirittura si offendono, come se li accusassi di colpe che non hanno. Quanta pazienza ci vuole, ma anche quanta tristezza!</p>
<p>Approfitto pertanto della generosità di questo meritorio sito cattolico per ricordare alcuni concetti fondamentali, che dovrebbero esse legati alla semplice coscienza morale naturale, attinenti alla questione generale del peccato, nella speranza di aiutare ed illuminare quelle anime disposte ad ascoltarmi che avessero qualche incertezza o avessero involontariamente idee sbagliate.<br />
La prima cosa da dire è qual è <strong>l’origine e la causa prima del peccato nella vita presente</strong>. Essa è <em>la nostra volontà, la quale per prima cosa rifiuta la verità sul bene</em>. Questo lo si dice poco. Di solito quando si parla di peccato, si parla di atti che riguardano la prassi, la condotta pratica, il fare, le opere. Non è sbagliato, ma è insufficiente e non si va alla radice del problema. In realtà il peccato nelle opere ha una radice prima, più profonda, che è il <em>peccato del pensiero</em>. </p>
<p><strong>Prima del peccato della volontà c’è il peccato dell’intelletto</strong>, che rifiuta la verità o si fonda su un <em>falso concetto della verità</em>, come per esempio quello idealistico, per il quale non è la nostra idea che deve conformarsi al reale esterno, ma è il reale (le cose) che devono conformarsi alle nostre idee. La conseguenza in campo morale è che la legge morale non è un dato oggettivo proveniente da Dio ma è un semplice effetto di quello che <em>noi decidiamo </em>indipendentemente da Dio o sostituendoci a Dio o fingendo di parlare a nome di Dio.<br />
Capita sì che mi sento dire: “ho fatto pensieri cattivi”. Ma questa spesso è una formula stereotipata (chissà perché) per dire che “ho avuto pensieri contrari alla castità”, come se tutti i pensieri cattivi si risolvessero nel peccare contro la castità. Alla mia domanda: “contro quale virtù lei ha avuto pensieri cattivi”, il penitente spesso rimane perplesso e spiazzato come se gli chiedessi una cosa strana o volessi scuriosare. E allora con fatica emerge che ha peccato contro la purezza. Ma non sempre. Altre volte emerge che ha peccato contro altre virtù.</p>
<p><strong>Dunque il peccato radicale ed originario in questa vita è la ribellione della nostra volontà alla verità oggettiva riguardante la legge divina.</strong> Dio comanda la fedeltà alla mia donna? Ebbene, a me piace andare con un’altra. Dio comanda di non rubare? Ebbene a me piace rubare. Dio comanda che gli si renda culto? Ebbene a me piace bestemmiare. Dio comanda l’umiltà? Ebbene a piace fare quello che mi pare. E così via.</p>
<p>I peccati cominciano dunque dal voler sostituire ciò che è oggettivamente vero &#8211; il vero bene &#8211; con una “verità” che mi costruisco io per conto mio e per coonestare o dare una parvenza di giustificazione all’azione peccaminosa che mi piace e per la quale mi sento inclinato. Questa ribellione alla verità è il peccato di superbia. <em>Non voglio fare la volontà di Dio ma la mia</em>. E’ chiaro che nella condotta buona devo usare la mia volontà. Ma dovrei ricordare che la mia volontà è buona se è conforme alla volontà di Dio, conforme alla verità sul bene, cosa che purtroppo peccatore come sono, non sempre ricordo o voglio ricordare.</p>
<p><strong>Dal peccato di pensiero escono poi tutti gli altri peccati della volontà nell’azione e nella condotta pratica di ogni giorno. </strong>Ma se voglio colpire il peccato alla radice, devo colpire al livello del pensiero, devo correggere eventuali miei pensieri peccaminosi o sbagliati, ossia, come si dice nella tradizione ascetica, devo colpire il peccato spirituale, perché il pensiero è eminentemente atto dello spirito. Il peccato nasce dallo spirito e non dalla carne. Se la carne pecca è perché lo spirito la fa peccare.</p>
<p><strong>Certo esistono i peccati passionali </strong>(per esempio peccati di ira o di sesso) e possono essere anche gravi. Ma tutto sommato essi sono peccati di debolezza, perché la volontà debole è vinta dalla passione. La vera malizia, e quindi la vera colpa, che può essere anche diabolica, è la libera, deliberata, premeditata e consapevole malizia della volontà.<br />
<strong>Indubbiamente dovrò combattere anche contro i vizi “carnali”. </strong>Ma la forza per combattere contro questi la posso trarre solo dall’onestà e dalla limpidezza intellettuali con le quali, sostenuto da una forte volontà e dalla grazia divina, mi sforzo di conoscere e volere la verità nel campo del bene.<br />
Se io concepisco la verità non come mia adeguazione al reale, ma, magari in nome della libertà, come dichiarare vero quello che io voglio che sia vero, dando per reale quelli che non son altro che miei discutibili pensieri, i miei impulsi istintivi o passionali, le mie fissazioni o le mie idee soggettive, parto già col piede sbagliato.</p>
<p><strong>Altro punto importante per avere il vero senso del peccato è l’aver presente che il peccato vero e proprio</strong>, quello che dev’esser materia del confessionale, quello del quale ci si può e ci si deve pentire e del quale si deve chieder perdono a Dio, quello del quale si deve far penitenza, <strong>è un atto sì cattivo ma volontario</strong>. Cioè non basta che sia cattivo (per esempio non andare a Messa la domenica), ma dev’essere anche voluto o volontario, insomma deliberato, e quindi in tal mondo responsabile e veramente colpevole, bisognoso della divina misericordia, sempre naturalmente che si sia pentiti.<br />
E’ incredibile invece quanti penitenti si accusano, per esempio, di non essere andati a Messa e alla mia domanda circa il motivo, emergono fatti o situazioni oggettivi, cause di forza maggiore, che in realtà, se non tolgono del tutto la colpa, la diminuiscono o anche l’annullano. Il che vuol dire che non si distingue il volontario dall’involontario e con ciò stesso si non si sa più che cos’è il peccato. E’ come se in confessionale mi accusassi che mi è venuto il male ai calli o il mal di testa, o non di esser stato capace di saltare tre metri. Si confonde il “non ho voluto” con il “non ho potuto”, “non sono stato capace di” o “non sono riuscito a fare”.</p>
<p>Se chi viene a confessarsi si confessa così, c’è da chiedersi che concetto hanno del peccato coloro che non si confessano. <strong>E’ diffusa l’idea che in fondo siamo tutti buoni, che la mala fede o la cattiva volontà o la cattiva intenzione non esistano.</strong> Si è perduto il senso dell’oggettività, della sacralità e dell’universalità della legge morale come divino comandamento, disobbedendo al quale, nei casi gravi, si dà l’eterna dannazione.<br />
Si è generalmente convinti, che siccome Dio è “buono” tutti ci salviamo. Oppure si riconosce di peccare, ma non si è pentiti. Si riconosce che Dio o la Chiesa comandano certe cose, ma a ciò si contrappone una convinzione personale contraria, alla quale si preferisce dare la propria adesione, come se i comandi di Dio o della Chiesa fossero cose opinabili, dove si sia liberi di scegliere o rifiutare.<br />
<strong>Certo esistono ancora gli scrupolosi, ma il clima generale di oggi è quello o della coscienza lassa o quello di un impressionante soggettivismo morale oppure la convinzione di non aver fatto nulla</strong>, per cui “non si sa che cosa dire” al confessore. Alcuni anziani che dovrebbero avere una lunga esperienza di come ci si confessa, mi dicono: “Mi faccia delle domande”. Ed io rispondo: “Ma quando lei va dal medico, sa già che disturbo ha oppure chiede al medico che le faccia delle domande?”.</p>
<p><strong>Tutto ciò denota una situazione gravissima, alla quale occorre urgentemente correre ai ripari</strong>. E’ chiaro che qui il primo dovere è dei Pastori, perché se le anime si trovano in questa penosa situazione, è chiaro che non sono curate ed istruite dai confessori, giacchè non si può pretendere dai semplici fedeli quella scienza circa la questione del peccato, che spetta invece eminentemente ai confessori.<br />
Su questa materia certo non mancano indicazioni importanti anche recenti del Magistero della Chiesa. Tutti siamo invitati ad essere esperti in questa materia, perché se noi ci facciamo delle idee per conto nostro pascendoci di vane illusioni, la realtà resta quella che è, e un giorno potremmo avere troppo tardi un amaro risveglio.</p>
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		<title>Obama si prenderà cura degli americani dalla culla alla tomba</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Libertà e Persona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Benedetta Frigerio Barack Obama ha fatto outing. Diventando così il primo presidente nella storia a prendere posizione pubblicamente a favore del matrimonio omosessuale. Di più, lo ha fatto in piena campagna elettorale facendo diventare il tema una bandiera del suo futuro mandato. Se il tabù dell’aborto era già stato infranto, quello dei diritti gay [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Benedetta Frigerio</p>
<p>Barack Obama ha fatto outing. Diventando così il primo presidente nella storia a prendere posizione pubblicamente a favore del matrimonio omosessuale. Di più, lo ha fatto in piena campagna elettorale facendo diventare il tema una bandiera del suo futuro mandato. Se il tabù dell’aborto era già stato infranto, quello dei diritti gay ancora non del tutto. Ora, però, dopo quattro anni di campagna gender l’opinione pubblica è pronta. E Obama lo sa: secondo gli ultimi sondaggi, infatti, molti Americani quattro anni fa contrari alle nozze gay sono ora disposti a farsene una ragione.<span id="more-117309"></span></p>
<p>Finora la corsa presidenziale non aveva messo al centro i temi etici, se non indirettamente tramite alcune decisioni operative, come quella del presidente di vietare l’obiezione di coscienza alle istituzioni private, che ora dovranno pagare le spese contraccettive e abortive dei propri dipendenti. Tutta la retorica obamiana verteva da tempo altrove. Sulla questione economica. Evidentemente, però, il recupero nei sondaggi dello sfidante repubblicano Mitt Romney ha spinto il presidente agli estremi, per assicurarsi il voto dei liberal più radicali delusi. Obama ha deciso di giocare allo scoperto, ma solo in parte. C’è ancora qualcosa che appoggia senza dirlo a voce troppo alta. È un tema su cui la maggioranza dell’opinione pubblica deve ancora essere convinta. E per capire di che si tratta basta guardare “The life of Julia”, “La vita di Julia”, la storia animata di cui tutta America parla da una settimana. Julia è un cartone lanciato dallo staff di Obama per dire alle donne quanto la sua politica, al contrario di quella dello sfidante repubblicano, sia destinata a segnare positivamente la loro esistenza.</p>
<p>Tutto ha inizio quando la piccola ha tre anni. Julia frequenta l’asilo che la preparerà per la scuola grazie ai fondi statali che il governo democratico riserverà ai programmi dell’infanzia. Al contrario di quanto previsto da Romney, che invece non ha fissato un budget sufficiente per pagare la scuola materna a tutta l’America. Obama, poi, promette alla ormai diciassettenne Julia il pagamento dei migliori corsi liceali, cosa che il repubblicano non fa, «preferendo non tassare i milionari». Naturalmente durante gli anni dell’università alla ragazza sono garantite cure gratuite e borse di studio. A 27 Julia «potrà concentrarsi sul suo lavoro» grazie «alla copertura del programma di controllo delle nascite e contraccettiva» prevista dalla futura amministrazione democratica. Mentre i repubblicani lascerebbero «il destino delle donne in mano ai loro datori di lavoro». Julia a 31 anni «decide di avere una figlia». E anche qui tutte le coperture sanitarie del caso sono gratuite. Non importa se Julia costa di più, probabilmente perché sola e senza partner. La bimba, infatti, è sempre rappresentata come fosse un’orfana. Non esiste famiglia che la sostenga, non esiste partner con cui ha concepito il figlio. D’altronde a che serve se c’è lo Stato a farne le veci? Ovviamente, poi, quando Julia diventa mamma, siccome è sola, deve continuare a lavorare. Ma neppure questo conta, perché al figlio ci penserà la scuola pubblica, «che sarà la migliore», visto quanto «l’amministrazione di Obama investirà in essa». Insomma, la mamma non dovrà preoccuparsi nemmeno di crescere suo figlio. Così Julia potrà continuare a essere produttiva e lavorare fino a 67 anni.</p>
<p>Che cosa succederà poi alla donna non è dato sapere. La vita di Julia per lo Stato va solo dai 3 ai 67 anni. Età in cui la donna ha a che fare con esso. E prima? E dopo? E quando non è produttiva, chi si occupa di Julia? Chi tutelerà i suoi diritti? Non si sa. Ma chissà, se sarà rieletto forse tra quattro anni Obama avrà convinto gli americani. E allora potrà fare un nuovo outing. (Tempi)</p>
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