Storia

L’aborto di Mussolini, i “giovinetti” di Hitler, le perversioni di Stalin

Riscuote sempre più interesse la vita privata dei grandi personaggi storici, in particolare dei dittatori del XX secolo. Le loro vite sono state indagate in lungo e in largo, quanto al pensiero, le scelte politiche ecc. Da tempo godono di notevole successo anche le indagini sulla vita privata ed affettiva, in particolare di Mussolini ed Hitler (meno “fortunato”, invece, Stalin).

Mussolini “donnaiolo”

La nostra Italia è stata segnata per molti anni dall’attività politica di Benito Mussolini, prima leader socialista, acclamato a sinistra per il suo anticlericalismo e zelo rivoluzionario, e poi fascista.

La vita sentimentale di Mussolini è abbastanza nota: da giovane è un teorico del “libero amore”, contrario al matrimonio ed ai figli (traduce un opuscolo neomalthusiano dal titolo Meno figli, meno schiavi), vicino al femminismo di sinistra. Prima di essere il duce, frequenta bordelli, gestisce anche 3 o 4 relazioni contemporaneamente, disinteressandosi dei figli che ne nascono: per loro c’è il manicomio, come per il figlio avuto da Ida Dalser, l’abbandono, oppure ancora il ricorso all’aborto, come nel caso di uno dei due figli avuti dalla giovanissima Bianca Ceccato, sua giovanissima segretaria personale al Popolo d’Italia.

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Marthe Robin: una mistica contemporanea

Una figura singolare del nostro tempo, mistica straordinaria, di cui è in corso a Roma il processo di beatificazione, è quella di Marthe Robin, vissuta dal 1902 al 1981. Segnata ben presto dalla malattia che la ridurrà paralizzata a letto, dal 1928 fino alla morte si ciberà esclusivamente della sola eucaristia ricevuta una volta la settimana. Starà per più di cinquant’anni senza mangiare, senza bere e senza dormire.

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Cicely Saunders e la nascita delle cure palliative al posto dell’eutanasia

La nostra tradizione è quella che ha dato origine all’istituzione dell’ospedale. E’ quella che ha insegnato all’umanità uno sguardo nuovo sulla sofferenza, sulla carne che patisce.

All’origine dei primi ospedali troviamo persone intente a lenire il dolore dei sofferenti: Elena, madre di Costantino, fondatrice di uno xenodochio a Costantinopoli; l’imperatrice Pulcheria, che si adoperò per costruire ospedali e ospizi per i pellegrini; Fabiola, penitente della stirpe dei Fabi, a cui san Girolamo attribuisce la fondazione del primo nosocomio in Roma verso al fine del IV secolo…Insomma tante donne caritatevoli, come la Veronica e le donne dei Vangeli.

All’origine delle cure palliative moderne troviamo un’altra donna, a noi contemporanea: Cicely Saunders.

A Lei è dedicato un aureo libretto che in questi tempi potrebbe essere prezioso: “Vegliate con me” (EDB), con la prefazione di tre medici esperti in cure palliative. La Saunders è considerata universalmente la fondatrice dell’hospice moderno, Continua a leggere

Degasperi e Guareschi

Nel libro “Alcide Degasperi. Vita e pensiero di un antifascista che sconfisse le sinistre” viene analizzato il rapporto tra Alcide Degasperi e Giovannino Guareschi, spesso ridotto miseramente ad un solo episodio: lo scontro al calor bianco che ci fu tra i due nel 1954.

Si badi bene alla data: 1954! E’ l’anno della morte di Degasperi, che, l’anno prima ha cessato di essere l’uomo forte della politica italiana.

Quello che si dimentica spesso di dire è che prima di quell’anno, con poche eccezioni, tra i due ci fu un ottimo feeling, e Guareschi indicò spesso in Degasperi il miglior politico italiano: Degasperi, oltre ad essere un galantuomo, è l’unico uomo politico in Italia che abbia classe” (1950).

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Socialfascisti

Molti non sanno che Mussolini fu per molti anni un socialista apprezzato, sino a diventare il direttore del giornale ufficiale del fascismo. La verità, però, è che non solo Mussolini, ma moltissimi dei leader fascisti, venivano dal socialismo: Michele Bianchi, uno dei quadrumviri, Roberto Farinacci, già segretario del PNF (nella foto in alto), e Alberto Beneduce, a capo dell’IRI, per citarne solo alcuni…

“La vita di Farinacci e di Beneduce è, come quella di Mussolini, esemplare della particolare miscela di socialismo, interventismo, positivismo e massonismo che è all’origine di buona parte del fascismo. Farinacci è dapprima socialista e acceso positivista, tanto da fondare un circolo in onore di Roberto Ardigò, poi interventista (impegnato contro i neutralisti cattolici e socialisti), iniziato nella loggia massonica Quinto Curzio del Grande Oriente nel 1915, e poi alla Gran Loggia di Piazza del Gesù; nel 1919 partecipa alla fondazione dei Fasci in piazza San Sepolcro, alla marcia su Roma… Il 7 novembre 1938 tiene a Milano una celebre conferenza contro la Chiesa, accusata di difendere gli ebrei: in essa si presenta come un “cattolico” (non lo era mai stato), avverso ai socialisti ed ai massoni (era stato sia socialista che massone), incapace di comprendere perché la Chiesa (che egli desidera trascinare dalla parte del regime, blandendola come da tradizione mussoliniana) difenda dalle leggi razziali gli ebrei, cioè l’anima – denuncia l’ex (?) massone socialista- del socialismo e della massoneria anticristiani. Quanto a Beneduce, personaggio centrale nella storia del fascismo come pochi altri, da giovane si iscrive al partito socialista (darà alle figlie femmine, mai battezzate, nomi molto eloquenti: Idea Nuova Socialista, Vittoria Proletaria e Italia Libera); si schiera poi con gli interventisti; diviene Gran Sorvegliante del Grande Oriente d’Italia, collaboratore del sindaco massone e anticlericale di Roma Ernesto Nathan, e finalmente uomo chiave di tutta l’economia fascista (presidente dell’IRI, degli istituti di credito pubblico Crediop e ICIPU, membro del cda dell’IMI…)”.

Tratto dalla nota 46 a https://www.fedecultura.com/?store-page=Dio-non-esiste-p155591061

Benito Mussolini e l’anno Mille

La bancarotta della religione può dirsi cominci coll’anno 1000 dell’era volgare. Era fissata a quell’epoca la fine del mondo. Gli interpreti delle Sacre Scritture e della predicazione di Cristo la davano come per certa. La terra avrebbe urtato contro una cometa e, ridotta a polvere, si sarebbe dispersa nelle profondità interplanetarie. Questo sarebbe avvenuto – infallibilmente – alla mezzanotte del 31 dicembre 999. Nella terribile attesa l’umanità cristiana si abbandonò completamente alla paura. La vita sociale venne interrotta. Si viveva nelle chiese, nei chiostri[1].

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Il femminile in armi

Dalla vicenda delle donne brigatiste alla missione del genio femminile

Il primo aspetto che emerge, dopo aver conosciuto la vita vissuta dalle brigatiste Margherita Cagol, Barbara Balzerani, Anna Laura Braghetti e Adriana Faranda, è l’apparente contrasto tra il periodo prima delle Brigate Rosse e quello della vera e propria lotta armata. Risulta difficile capire quale sia stato il passaggio che abbia condotto delle brave ragazze a diventare donne spietate e sanguinarie. La sola motivazione politica non sembra essere sufficiente – peraltro riconosciuta loro a fatica da parte dell’immaginario collettivo – per spiegare un così radicale e assoluto cambiamento.

Barbara Balzerani nasce a Colleferro nel 1949, in una povera famiglia operaia, con pochi giocattoli e pochi stimoli culturali. Una vita di sacrifici, vissuta “in mezzo ai veleni delle ciminiere[1], con una mamma totalmente assorbita dal pesante lavoro di fabbrica, sempre troppo stanca per dispensare affetto e carezze alla propria bambina. Una studentessa, Barbara, che quando arriva a Roma per studiare e laurearsi non ha ancora vent’anni.

Adriana Faranda è “la testarda ragazza siciliana, che aveva amato l’arte, la musica, la trasgressione, la libertà e il rispetto per gli individui[2], un’aristocratica e madre di una figlia di nome Alexandra.

Anna Laura Braghetti è un’impiegata “truccata, ben vestita, profumata[3], inserita in una normale quotidianità fatta di lavoro in ufficio e chiacchierate al telefono con le zie.

Margherita Cagol, trentina di buona famiglia, nasce nel 1945. Trascorre i primi anni serenamente come quelli successivi dell’adolescenza, caratterizzati dall’assenza di inquietudini e ribellioni. Margherita è una ragazza attiva e piena di interessi: ama le camminate in montagna, sciare e giocare a tennis. A quattordici anni impara da sola a suonare la chitarra dimostrando da subito un notevole talento che esprimerà nei numerosi concerti di chitarra classica a cui partecipa con successo. Dopo essersi diplomata in ragioneria si iscrive alla facoltà di sociologia dell’Università di Trento. La scelta non viene fatta per una qualche particolare vocazione, ma solo perché l’università si trova vicino a casa. L’impegno nello studio la porterà a laurearsi, nel 1969, con il massimo dei voti e poi a vincere una borsa di studio per frequentare un corso di sociologia in un istituto di ricerca. Continua a leggere

Partito Comunista Italiano, una storia lunga cento anni

di Francesco Agnoli

Cento anni fa nasceva il Partito comunista d’Italia (PCd’I): così si chiamava, respingendo un’appartenenza nazionale, e rivendicando un legame con Mosca e l’internazionalismo. Solo più avanti sarebbe diventato Partito comunista italiano (PCI). I fondatori provenivano per lo più dal socialismo massimalista: erano stati compagni di strada, amici, collaboratori – su l’Avanti o l’Utopia – di quello stesso Benito Mussolini che ora occupava la scena.

Per la verità già nel 1921 Mussolini non poteva più contare sullo slancio degli anni precedenti. Il biennio rosso (1919-1920), tentativo violento della sinistra di realizzare anche in Italia una rivoluzione bolscevica, gli aveva permesso di ricollocarsi politicamente. Di tornare ad avere un ruolo,  presentandosi come un baluardo contro i comunisti. Ma in breve le “guardie rosse” avevano ridotto la loro attività e le squadre fasciste allarmavano ormai anche molti che avevano simpatizzato per loro più che altro per paura dei comunisti. Continua a leggere

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