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Il “femminismo” non è uno solo

di Giuseppina Coali

È interessante notare, da donna, l’affondo polemico mosso da una donna all’unica candidata sindaco, donna. L’editoriale uscito su l’Adige domenica 1 marzo 2020, Femminismo senza aggettivi, mostra tuttavia una debolezza di fondo che è quella di ignorare l’affascinante e complessa storia del femminismo e le sue diverse declinazioni.

Il femminismo ha aggettivi? Eccome. Si costituisce nel tempo proprio come movimento accogliendo in sé fasi e processi diversi, visioni del femminile non sempre concilianti, a tratti contrastanti, che ne fanno appunto un movimento. È questo il motivo per cui, oggi più che mai, l’aggettivo ci vuole.

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Si può Fare: parliamo ai silenziosi

Hotel America, ore 17 del 25 febbraio: Si può fare. Liberi civici trentini si presenta alla città di Trento.

Sul tavolo il segretario del partito, Francesco Agnoli, fa gli onori di casa, presentando gli altri ospiti: “Nasciamo dall’unione di tre anime: una civica, una popolare ed una autonomista. Il nostro motto allude ad un certo coraggio, che certamente è necessario nel momento in cui si intraprende un’ avventura collocandosi al di fuori dei due poli consolidati; ma il motto allude anche ad una constatazione realistica: si può fare, perché lo spazio per un contenitore diverso oggi c’è”.

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Boris Johnson, il nuovo re!

Cerco, come posso, di tradurre due interessanti “colpi d’artiglio quotidiano” che François Billot de Lochner ha postato nei suoi brevi video per TV Liberté. Siamo in Europa, ma sappiamo ben poco degli altri paesi dell’Unione, salvo in casi molto gravi. Cominciamo con il primo video, postato il 4 febbraio 2020

La messa in opera della Brexit da parte di Boris Johnson è un capolavoro per la strategia politica eccezionalmente ben costruita e brillantemente portata a termine. Non abbiamo alcun dubbio che la Brexit lascerà un segno nella grande storia.

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Il senso della Quaresima

Il tempo di quaresima è segnato da alcuni gesti forti, importanti.

In particolare la tradizione cristiana ha sempre insistito sulla necessità di praticare in special modo, in questo tempo liturgico, il digiuno, la confessione e l’elemosina.

Dai microfoni di radio Maria padre Livio invita spesso gli ascoltatori al digiuno in senso lato: non solo rinuncia al cibo, magari per dare ciò che ci si è tolti, ad altri, ma anche “digiuno degli occhi”, “digiuno delle orecchie”, “digiuno della lingua”.

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Male-detti

Perché? Perché? Rimbalza la domanda nei cuori e nelle teste, dopo che due ragazzi di un liceo si sono tolti la vita nel giro di pochi giorni.

Gli psicologi si sforzano di consolare i vivi, ma non hanno parole, i professori, non hanno parole, i genitori degli amici, non hanno parole, i preti, non hanno parole. Dicono sia sufficiente la vicinanza fisica, l’esserci, stringersi; ma quanto dura il calore di un abbraccio?

I figli sono posseduti dalle domande; quasi fossero demoni, le domande chiudono l’anima in un cerchio tutto terreno. Per alcuni ragazzi bisogna fare, darsi da fare, andare, mai fermarsi; quale sia la direzione in fondo conta poco. I “più avveduti” invece, programmano tutto e quando i progetti e le energie vengono frustrate o quando le domande mai espresse bruciano dentro, allora ci si scopre soli, freddi, disperati; ci si scopre morti. Allora morire, farsi morire, non è più difficile. La terra, con tutto il suo darsi da fare, la luna e i pianeti, in questo mondo pieno di domande senza più risposte, non sono che un pezzo di terra in più. Ma la terra pesa, quando ti scende dentro ti toglie il respiro. Non è Gaia la terra. Anche i preti non hanno risposte, forse perché non credono più nel cielo, forse perché anche loro credono che tutta la questione di riduca al fare qualche cosa; migliorare il mondo. La scienza, gli psicologi, una vita ben programmata, l’impegno sociale, non bastano. I giovani non vogliono morire, lo sanno più di tutti d’essere fatti per il cielo, perché sentono ancora il fiato di una madre che li accarezza e ne hanno nostalgia.  Ma neanche una madre può tutto. Gli adulti negano l le risposte vere. L’infinito, sei fatto per l’infinito, lo dovremmo gridare nel momento in cui i ragazzi sono felici, non dopo. Non lo fa più nessuno. Allora, quando avremmo bisogno di una parola, non resta che il silenzio e i giovani sono ancora una volta; male detti.

Bioetica e Dottrina sociale della Chiesa. Un incontro non (ancora) avvenuto

Pubblichiamo l’intervento del prof. Stefano Fontana al Seminario di Apologetica 2020 (Centro Damasco – Brescia) dell’11 febbraio 2020.

Una breve storia preliminare

Lo stretto collegamento della bioetica con la Dottrina sociale della Chiesa è stabilito in modo incontestabile dalla Evangelium vitae la quale collega direttamente se stessa con la Rerum novarum. Il testo è noto: “Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti del lavoratore, così ora, quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce” … “Ad essere calpestata nel diritto fondamentale alla vita è oggi una grande moltitudine di esseri umani deboli e indifesi, come sono, in particolare, i bambini non ancora nati”[1].

La questione bioetica veniva così inserita dentro la questione sociale o, se vogliamo, la questione sociale veniva ampliata a comprendere la bioetica. In questo senso la Evangelium vitae è da collegarsi con la Humanae vitae (1968)[2] di Paolo VI, dato che la bioetica non può non interessarsi della procreazione e quindi della sessualità umana nella sua valenza pubblica; ed è da collegarsi con l’Esortazione Familiaris consortio (1981) di Giovanni Paolo II, in quanto non si può parlare di apertura alla vita senza parlare dell’unico contesto umanamente adeguato per la sua accoglienza, ossia il contesto matrimoniale che la politica deve proteggere.

Questi tre documenti sono da tenere sempre insieme, sicché quando si nega o si pensa di riconsiderare l’uno si hanno ripercussioni negative anche sugli altri. La sessualità, la procreazione, il matrimonio, la famiglia non sono fatti privati, sono certamente personali ma non individuali, hanno invece una originaria dimensione pubblica, quindi sociale e politica. In questo senso bisogna dire che la questione bioetica rientra nella questione sociale. Se invece sessualità, procreazione, matrimonio, famiglia sono intesi come fatti individuali, privati, ludici, tecnici, oppure come delle semplici scelte o preferenze, allora la questione bioetica non solo non rientra nella questione sociale ma non esiste nemmeno come questione. In questo caso basterà il bio-diritto positivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di tutti i legislatori statali che vorranno applicarlo. Continua a leggere

Trasmissione a Radio Maria: Il Coordinamento nazionale “JUSTITIA ET PAX” per la Dottrina Sociale della Chiesa

“La Dottrina sociale della Chiesa, oggi”
trasmissione a cura dell’Osservatorio Internazionale “Card. Van Thuan”

Radio Maria, Sabato 15 febbraio 2020, dalle 21.00 alle 22.30

argomento della trasmissione:

Il Coordinamento nazionale “JUSTITIA ET PAX” per la Dottrina Sociale della Chiesa

Parte introduttiva:

ore 21.00-21.10 – Saluti iniziali, presentazione della trasmissione e degli ospiti (Fabio Trevisan – Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân)

Parte approfondimento, ospiti:

ore 21.10 – 21.25 – Don Marco Begato, SDB (Amicizia San Benedetto Brixia – Brescia)

ore 21.25 – 21.40 – Lorenza Perfori (Libertà e Persona – Trento)

ore 21.40 – 21.55 – Dott. Giuseppe Grana (Centro Culturale Il Faro – Modena)

ore 21.55 – 22.00 – Pausa musicale

ore 22.00 – 22.25 – Domande radioascoltatori

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News dalla rete
  • Gli hacker fantasma, a scuola tutti promossi, reclusione a oltranza. Ma #andràtuttobene. Forse

    Avevamo capito da un bel pezzo che una delle urgenze, quando questa storia finirà, sarà quella di riconvertire le terapie intensive in cliniche psichiatriche (oltreché in gastroenterologia). La nuova certezza è che una quota di posti letto andrà assegnata (coattamente) a buona parte della classe dirigente che sta guidando la povera Italia in mezzo a questa tempesta. Per andare dove, non s’è capito. Anche se qualche sospetto iniziamo ad avercelo. Limitiamoci al bollettino quotidiano. Leggi il seguito…

  • Ora le parole maschio, femmina, vita e ventilazione forzata non ci fanno più schifo?

    di Assuntina Morresi. Ormai ne siamo consapevoli tutti, lo leggiamo ovunque: quando questa emergenza sarà sconfitta niente sarà più come prima. Si, certo, i bambini torneranno a scuola e i giovani nelle università, tanti riprenderanno a lavorare, ci sarà chi si innamora, chi si sposa e chi si lascia, soprattutto tanti piangeranno chi non c’è più e tutti ricorderanno le terribili morti in solitudine: ma, come succede dopo ogni guerra, tutto cambierà. E la full immersion di autocoscienza nelle pagine dei giornali, nelle trasmissioni televisive, nelle nostre conversazioni via telefono, chat e video, letteralmente impregnate dal Covid-19, altro non sono che il tentativo, perso in partenza, di circoscrivere e possedere l’ignoto, quella indecifrabile palla grigia con le eleganti punte rosse coronate, un mix fra una presenza aliena e una decorazione natalizia che ha sconvolto il mondo. Leggi il seguito…

  • Conte e l’Europa, tra vanità e vanagloria

    di Claudio Togna. Diavolo di un Giuseppi. Il furbo avvocato pugliese, con i voti determinanti per l’elezione della Von Der Leyen a presidente della Commissione Europea, e con l’adesione sottobanco al fondo salvastati nella versione Troika e alla politica economica e sull’immigrazione dettata dal pauperismo terzomondista di Papa Francesco, si vedeva già in “transizione di fase” da Zeno Cosini della politica italiana a statista di rango internazionale. Anzi mondiale (ultimamente sembra si paragoni, forse per difetto, a Churchill). E gli stava quasi andando bene: tant’è che aveva già annunciato la sua permanenza, a nostre spese, in politica. Leggi il seguito…

  • Tornano col virus gli scemi di guerra

    di Marcello Veneziani. Pensavo che l’incubo in cui siamo finiti da un mese ci concedesse almeno una tregua dai focolai di livore, cecità ideologica e faziosità che abitualmente accompagnano la nostra vita normale. Speravo che la solidarietà comunitaria richiesta in momenti come questi, la carità di patria, l’interesse superiore della salvezza collettiva, lasciasse indietro ogni sussulto di falsificazione vistosa della realtà e distorsione clamorosa della verità. E invece l’idiozia militante non si è presa una pausa neanche col contagio, i morti e le restrizioni. Leggi il seguito…