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Donne che hanno fatto la storia

Esce in questi giorni “Donne che hanno fatto la storia“.

Si dice spesso che la storia delle donne è un lungo susseguirsi di violenze e discriminazioni, subite sempre allo stesso modo. Così facendo si dimentica che ogni epoca, ogni religione e ogni filosofia hanno una propria visione della natura della donna, del suo ruolo e del suo rapporto con l’uomo. Ridurre tutte le donne della storia

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L’uomo di fronte alle pandemie

Quando si sono diffuse per prime pandemie? Da dove partirono? Come furono affrontate? Come si comportò la Chiesa?… A questa e ad altre domande, risponde Francesco Agnoli, intervistato da L’Occidentale.

Chi inventò le quarantene e in quale circostanza?

Sembra che “quarantena” sia la forma veneta per quarantina. Fu Venezia ad imporre, durante la peste nera del 1347, a tutti i vascelli in arrivo di rimanere alla fonda per un periodo di 40 giorni. Certamente non si sapeva bene cosa la peste fosse, ma si intuì cosa bisognasse fare. Ciononostante la città perse circa il 60% dei suoi abitanti

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Leggiamo insieme Il Signore degli Anelli (2)

Paolo Nardi, caporedattore Fede & Cultura, prova ad affrontare la lettura del capolavoro di J.R.R. Tolkien capitolo per capitolo, analizzandone i temi. Ecco il capitolo 1, “Una festa attesa lungo”, che apre la prima parte della trilogia, “La Compagnia dell’Anello”, e torna su certe caratteristiche degli Hobbit già affrontate nel Prologo.

Visita: https://link.fedecultura.com/Tolkien

Un Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus promosso dall’Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân

A seguito della riflessione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi su “Coronavirus: l’oggi e il domani”, l’Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân ha promosso un Tavolo di Lavoro per approfondimenti secondo due criteri: concentrarsi sul dopo-coronavirus e tenere direttamente o indirettamente conto della prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa. Al tavolo partecipa il gruppo redazionale dell’Osservatorio e una serie di esperti nei vari campi di ricerca. Abbiamo anche coinvolto altri centri di studio per uno scambio di contributi.

Il Tavolo di Lavoro viene promosso – come già la riflessione dell’arcivescovo Crepaldi – anche dal Coordinamento Nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa. Il Coordinamento conta oggi 30 associazioni operanti in tutta Italia e auspichiamo che altre vi aderiscano. Insieme si lavora meglio e la Dottrina sociale della Chiesa ha bisogno di essere portata avanti in modo coordinato. Chi intende aderire può contattare il direttore Stefano Fontana scrivendo a: info@vanthuanobservatory.org.

Mons. Crepaldi nella sua riflessione ha affermato che “niente sarà come prima”. È su questo che vogliamo concentrarci, fornendo qualche riflessione e proposta affinché possa essere l’occasione per ripensare in meglio tanti aspetti della nostra vita sociale che vengono stravolti dell’epidemia. Non siamo ingenui utopisti. Sappiamo bene che ci aspettato difficoltà e tensioni. Riteniamo comunque un dovere di un centro studi riflettere insieme ad altri sul futuro che vogliamo costruire, anche nelle difficoltà. Continua a leggere

Via Crucis Via a Gesù

Santa Veronica Giuliani

Sulle sublimi note dello Stabat Mater di Zoltàn Kodàly (1882-1967) la luce sia restituita ai nostri occhi.

Dalla Liturgia della IV Domenica di Quaresima, Anno A

Giovanni 9,1-7 Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita

Passando, vide un uomo cieco dalla nascita  2 e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4 Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

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Coronavirus, l’oggi e il domani. Riflessioni su un’emergenza non solo sanitaria

di Giampaolo Crepaldi.

L’epidemia da coronavirus sconvolge non solo la dimensione sanitaria della nostra società, ma tutti gli ambiti della convivenza sicché anche quando sarà passato nulla sarà come prima. Pubblichiamo la versione integrale della riflessione di Monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente em. dell’Osservatorio Card. Van Thuân.

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Niente sarà più come prima

L’epidemia connessa con la diffusione del “COVID-19” ha un forte impatto su molti aspetti della convivenza tra gli uomini e per questo richiede anche un’analisi dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa. Il contagio è prima di tutto un evento di tipo sanitario e già questo lo collega direttamente con il fine del bene comune. La salute ne fa certamente parte.

Nel contempo pone il problema del rapporto tra l’uomo e la natura e ci invita a superare il naturalismo oggi molto diffuso e dimentico che, senza il governo dell’uomo, la natura produce anche disastri e che una natura solo buona e originariamente incontaminata non esiste.

Poi pone il problema della partecipazione al bene comune e della solidarietà, invitando ad affrontare in base al principio di sussidiarietà i diversi apporti che i soggetti politici e sociali possono dare alla soluzione di questo grave problema e alla ricostruzione della normalità quando fosse passato. È emerso con evidenza che tali apporti devono essere articolati, convergenti e coordinati.

Il finanziamento della sanità, problema che il coronavirus fa emergere con grande evidenza, è un problema morale centrale nel perseguimento del bene comune. Urgono riflessioni sia sulle finalità del sistema sanitario, sia sulla sua gestione e sull’utilizzo delle risorse, dato che un confronto con il recente passato fa registrare una notevole riduzione del finanziamento per le strutture sanitarie.

Connessi con il problema sanitario ci sono poi le questioni dell’economia e della pace sociale, dato che l’epidemia mette in pericolo la funzionalità delle filiere produttive ed economiche e il loro blocco, se continuato nel tempo, produrrà fallimenti, disoccupazione, povertà, disagio e conflitto sociale. Il mondo del lavoro sarà soggetto a forti rivolgimenti, saranno necessarie nuove forme di sostegno e solidarietà e occorrerà fare delle scelte drastiche.

La questione economica rimanda a quella del credito e a quella monetaria e, quindi, ai rapporti dell’Italia con l’Unione Europea da cui dipendono nel nostro Paese le decisioni ultime in questi due settori. Ciò, a sua volta, ripropone la questione della sovranità nazionale e della globalizzazione, facendo emergere la necessità di rivedere la globalizzazione intesa come una macchina sistemica globalista, la quale può anche essere molto vulnerabile proprio a motivo della sua rigida e artificiale interrelazione interna per cui, colpito un punto nevralgico, si producono danni sistemici complessivi e difficilmente recuperabili. Destituiti di sovranità i livelli sociali inferiori, tutti ne saranno travolti.

D’altro canto, il coronavirus ha anche messo in evidenza le “chiusure” degli Stati, incapaci di collaborare veramente anche se membri di istituzioni sovranazionali di appartenenza. Infine, l’epidemia ha posto il problema del rapporto del bene comune con la religione cattolica e quello del rapporto tra Stato e Chiesa. La sospensione delle messe e la chiusura delle chiese sono solo alcuni aspetti di questo problema. Continua a leggere

Coronavirus: lo Stato, la Chiesa, l’obbedienza. Alcune riflessioni

Voglio condividere una meditazione che, muovendo dallo stato di emergenza del Covid-19, vada a diagnosticare la situazione spirituale, culturale e cultuale del popolo cristiano in Italia.

Pongo due premesse, necessarie al fine di inquadrare eticamente e responsabilmente il discorso che segue:

  1. Sono d’accordo che dobbiamo usare prudenza e seguire protocolli sanitari al fine di contenere ed estinguere l’epidemia.
  2. Sono d’accordo che dobbiamo obbedire ai vescovi e alle indicazioni date, condivisibili o meno.

Con ciò confido che legislatori, medici e inquisitori siano consolati e confortati.

Ciò posto, credo sia degno di un uomo porsi delle domande, che guardino anche al di là dell’hic et nunc.

Il punto fondamentale, da un’ottica prima teologica e poi politica

La mia domanda muove da un orizzonte squisitamente teologico: che valore ha nella storia l’attuale sospensione della Santa Messa col popolo?  Se modulata in termini cristiani: cosa vuole dirci Dio ponendoci in tale situazione?

In questa fase, pur non avendo risposte e non volendomi inoltrare in ipotesi ardite, reputo un dovere in coscienza sostare su questa domanda. Un simile colpo alle cerimonie non può essere considerato alla stregua di un qualsiasi altro impedimento sociale, è necessario lasciarsi interrogare da esso. Continua a leggere

8 marzo: storia di una duplice falsificazione

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L’8 marzo è una festa controversa per molti motivi.Il primo è che la narrazione comune è risultata un classico caso di falsificazione storica. Così inizia uno dei numerosi articoli che lo raccontano: “Provate a chiedere a molti da dove è nata la tradizione dell’8 marzo e quasi tutti vi risponderanno che è stata istituita per celebrare la tragedia che vide 129 donne morire nella filanda tessile Cotton di New York. «È un falso storico creato da un gruppo di femministe per ricordare un fatto simile – dice la psicoterapeuta Silvia Vegetti Finzi – la tragedia realmente verificatasi a New York il 25 marzo 1911… Diciamo che è stato un’attribuzione data dal buon cuore femminista che ha voluto ricordare quelle donne». (Simone Fanti e Federica Levi, L’8 marzo e il “falso storico”. Una giornata per ricordare il rogo della Cotton di New York? No, l’origine della Festa delle donne è un’altra, in Io Donna, 8 marzo 2016).

Prendiamo un’altro articolo, comparso su Repubblica del 6 marzo 1987. Questo il titolo: Il giallo 8 marzo. Ma quella data è un falso storico. Questo invece l’incipit: “Abituatevi all’ idea che l’ 8 marzo sia una bugia, un imbroglio innocente, un falso storico. Siete convinti che la giornata della donna ricordi il famoso incendio in cui morirono 129 operaie americane chiuse dal padrone in una filanda di New York (o di Chicago)? Niente da fare, quell’ incendio non esiste, non c’ è cronaca che lo registri… A svelarci l’ esistenza di un giallo 8 marzo sono due investigatrici insospettabili, due femministe storiche, Tilde Capomazza e Marisa Ombra, redattrici di un libro sconcertante edito da Utopia e intitolato come di dovere 8 marzo, storie miti riti della giornata internazionale della donna ”.

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News dalla rete
  • Gli hacker fantasma, a scuola tutti promossi, reclusione a oltranza. Ma #andràtuttobene. Forse

    Avevamo capito da un bel pezzo che una delle urgenze, quando questa storia finirà, sarà quella di riconvertire le terapie intensive in cliniche psichiatriche (oltreché in gastroenterologia). La nuova certezza è che una quota di posti letto andrà assegnata (coattamente) a buona parte della classe dirigente che sta guidando la povera Italia in mezzo a questa tempesta. Per andare dove, non s’è capito. Anche se qualche sospetto iniziamo ad avercelo. Limitiamoci al bollettino quotidiano. Leggi il seguito…

  • Ora le parole maschio, femmina, vita e ventilazione forzata non ci fanno più schifo?

    di Assuntina Morresi. Ormai ne siamo consapevoli tutti, lo leggiamo ovunque: quando questa emergenza sarà sconfitta niente sarà più come prima. Si, certo, i bambini torneranno a scuola e i giovani nelle università, tanti riprenderanno a lavorare, ci sarà chi si innamora, chi si sposa e chi si lascia, soprattutto tanti piangeranno chi non c’è più e tutti ricorderanno le terribili morti in solitudine: ma, come succede dopo ogni guerra, tutto cambierà. E la full immersion di autocoscienza nelle pagine dei giornali, nelle trasmissioni televisive, nelle nostre conversazioni via telefono, chat e video, letteralmente impregnate dal Covid-19, altro non sono che il tentativo, perso in partenza, di circoscrivere e possedere l’ignoto, quella indecifrabile palla grigia con le eleganti punte rosse coronate, un mix fra una presenza aliena e una decorazione natalizia che ha sconvolto il mondo. Leggi il seguito…

  • Conte e l’Europa, tra vanità e vanagloria

    di Claudio Togna. Diavolo di un Giuseppi. Il furbo avvocato pugliese, con i voti determinanti per l’elezione della Von Der Leyen a presidente della Commissione Europea, e con l’adesione sottobanco al fondo salvastati nella versione Troika e alla politica economica e sull’immigrazione dettata dal pauperismo terzomondista di Papa Francesco, si vedeva già in “transizione di fase” da Zeno Cosini della politica italiana a statista di rango internazionale. Anzi mondiale (ultimamente sembra si paragoni, forse per difetto, a Churchill). E gli stava quasi andando bene: tant’è che aveva già annunciato la sua permanenza, a nostre spese, in politica. Leggi il seguito…

  • Tornano col virus gli scemi di guerra

    di Marcello Veneziani. Pensavo che l’incubo in cui siamo finiti da un mese ci concedesse almeno una tregua dai focolai di livore, cecità ideologica e faziosità che abitualmente accompagnano la nostra vita normale. Speravo che la solidarietà comunitaria richiesta in momenti come questi, la carità di patria, l’interesse superiore della salvezza collettiva, lasciasse indietro ogni sussulto di falsificazione vistosa della realtà e distorsione clamorosa della verità. E invece l’idiozia militante non si è presa una pausa neanche col contagio, i morti e le restrizioni. Leggi il seguito…