Religione

Meglio la (vera) scienza che la (falsa) fede

Bibbia-e-scienzaNon c’è peggior cieco di colui che scientemente non voglia sforzarsi per vedere. O almeno per cercare di vedere meglio. Specie oggi che non mancano affatto gli ausili alla vista, in tutti i sensi della parola. Ma è anche vero che, come diceva il filosofo francese Jean Madiran (1920-2013), “quando c’è un’eclissi, tutto quanti siamo immersi nelle tenebre”.

Le tenebre di oggi si chiamano rifiuto dell’intelligenza, dell’analisi, della lettura realista (né ottimista-progressista, né conservatrice-pessimista) della società. E prima di tutto dell’orizzonte politico, sociale, economico ed esistenziale vissuto sulla propria pelle da parte del nostro popolo e della nostra gente.

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Curarsi dalle malattie spirituali?

acquaviva_malattie_animaIl filosofo spagnolo Juan Donoso Cortés (1809-1853) nella sua opera principale uscita a Madrid nel 1851, il Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo (edizione italiana a cura di G. Allegra, Rusconi, 1972) mostrava efficacemente il rapporto necessario e insuperabile tra la politica e la teologia, ma anche in un certo modo tra la politica e la spiritualità.

Se infatti la politica è l’amministrazione della polis, essa non può che riferirsi a dei valori extra-politici e pre-politici, che ne siano a fondamento. (E se si parla di valori comunque si è già su un terreno spirituale e non materiale e misurabile). Continua a leggere

Umorismo, follia e fantasia: tre virtù della santità

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Tra le virtù personali che sarebbe bene imparare a praticare nella vita di tutti i giorni, per il bene di se stessi e degli altri, se ne trovano tre abbastanza particolari: l’umorismo, la follia e la fantasia. Ora, qualcuno potrebbe obiettare: passino pure l’umorismo e la fantasia, ma la follia, siamo sicuri che sia un pregio? Ebbene sì, anche se a prima vista può sembrare strano, ma quando si entra nel campo dell’amore e nel mistero della Croce anche la follia può essere considerata una virtù. Non è un caso che, tra i campioni in questa terna di virtù (follia inclusa), troviamo moltissimi Santi della Chiesa cattolica e i cosiddetti “folli in Cristo” o “pazzi in Cristo” della tradizione orientale, che con il loro comportamento ci mostrano come esse vadano intese e messe in pratica. Immergiamoci perciò alla scoperta di queste tre singolari virtù! Continua a leggere

Le radici del filo-islamismo cattolico

islamOgni qual volta un attentatore islamico compie un massacro, come recentemente avvenuto a Manchester nel Regno Unito, la prosopopea dei presunti esperti e dei sociologi di parte si mette in moto. E ci racconta alcune verità scientifiche altamente dimostrabili ed empiriche, come quelle inoppugnabili secondo cui “tutte le religioni sono uguali”, “i mussulmani mettono le bombe perché noi non li integriamo”, “se loro hanno i kamikaze, noi abbiamo le crociate”, “il Corano non insegna certe cose”, eccetera eccetera.

Su tutte queste affermazioni per fortuna, almeno in Italia, esiste ancora una stampa libera e vivace, che certuni fondamentalisti boldriniani vorrebbero zittire, la quale presenta un’altra versione dei fatti.

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Il silenzio e la parola

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Tra le virtù smarrite da recuperare, lo scrittore Alessandro Pronzato inserisce il “silenzio” e la “parola”. Silenzio e parola camminano insieme, sono tra loro complementari, ciascuno ha bisogno della presenza dell’altro per manifestarsi nel pieno della sua essenza e insieme generare equilibrio. “Non ci può essere parola se non c’è, insieme, silenzio – scrive Pronzato -. Pure la musica è fatta di suoni e pause. Lo scopo essenziale del silenzio è quello di conferire spessore di significato alla parola, assicurare una risonanza alla parola, farcela penetrare dentro”. Dom Bernardo Olivera, monaco benedettino e già Abate Generale dei Trappisti, osserva che silenzio e parola “hanno lo stesso valore, sono inseparabili, il valore dell’uno è correlativo al valore dell’altra”. Continua a leggere

GLI ABUSI LITURGICI NATI DALLA CONFUSIONE POST-CONCILIARE, UNA BATTAGLIA PERSA?

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“Quando si compie un abuso nella celebrazione della sacra Liturgia, si opera un’autentica contraffazione della Liturgia cattolica.” R.S. 169

Sono passati ormai tredici anni da quando è stato pubblicato il documento “Redemptionis sacramentum”, riguardante alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia, ad opera della Congregazione del Culto Divino. Questo documento nasceva dopo un travaglio durato quasi quarant’anni, ovvero dalla “riforma” liturgica di Paolo VI, nel tentativo di riequilibrare certi eccessi e “senso di creatività” in ambito liturgico nel post Concilio. Continua a leggere

La Semplicità

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La semplicità non è una cosa semplice

La semplicità, scrive Alessandro Pronzato, “è la virtù che teniamo di riserva. Dispostissimi ad attribuirla agli altri, non appena si presenti l’occasione. Di una persona che non possiede doti particolari, e verso la quale vogliamo essere generosi nel giudizio, diciamo che è ‘semplice’.

Allorché in un individuo non troviamo nulla di eccezionale, con un certo sforzo riusciamo pur sempre a scovare la semplicità. Insomma, il titolo di ‘semplice’ non lo si nega a nessuno. Non ha niente, vale poco, non conta granché, non sa parlare come si deve. Ecco, è una creatura ‘semplice’. La semplicità diventa così il diploma che regaliamo con una certa larghezza a chi è sprovvisto di qualifiche più valide e appariscenti (cultura, intelligenza, imprese eccezionali, successi…)”. Continua a leggere

L’Umiltà

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Riporto alcune riflessioni sull’umiltà fatte da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Angelo Comastri.

Di Giovanni Paolo II ho scelto un brano tratto dal suo libro “Il progetto di Dio. Decalogo per il terzo millennio” (Piemme, 1994, pp. 84, 85). Qui il papa pone l’accento sulla “piccolezza” quale condizione fondamentale per poter entrare nel Regno dei Cieli, tracciando il valore simbolico del “fanciullo” evocato nella frase di Gesù: “se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Continua a leggere

Liverani acattolico?

avvenire_landing_blCome varie volte ha sottolineato il quotidiano indipendente La Verità, Avvenire – il “quotidiano di ispirazione cattolica” in Italia – ultimamente sta annacquando sempre più cotal nobile ispirazione. Addirittura, a volte, sembrerebbe un giornale laico-laicista-progressista, sullo stile, certo inarrivabile, di Repubblica, La Stampa o Il Corriere della Sera.

Si pensi alla lotta accanita condotta dal direttore Tarquinio e dai suoi contro Donald Trump, presentato più o meno come un demonio eletto misteriosamente presidente, o alla feroce condanna del Brexit e del cosiddetto populismo. Tutte battaglie sicuramente iper-politiche e arci-divisive che richiederebbero, in sé e per sé, più misura in un organo finanziato dalla CEI, Conferenza episcopale che vuol essere una istituzione aperta a tutte le sensibilità e non lontana da alcun cittadino della paese…

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