Mons Nicola Bux

News dalla rete
  • Uniti, ma fino a un certo punto

    di Marcello Veneziani. Noi europei siamo fragile cosa ma se avessimo vera unità verso l’esterno, anziché pretendere uniformità all’interno, saremmo in grado di esprimere una forte e coesa leadership europea, un esercito comune, una linea strategica unita. Alla fine mi accorgo che i veri europeisti poi sono i sovranisti, quelli che credono cioè alla sovranità europea rispetto al mondo, dopo aver rivendicato all’interno le sovranità nazionali rispetto alle imposizioni eurocratiche; quelli che credono che sia decisivo difendere i confini e la sicurezza, e che sia necessario avere decisori forti. Non puoi misurarti con nessuno al mondo se ti definisci globalista, nemico delle frontiere, pacifista disarmato ad ogni costo Leggi il seguito…

  • Super ex cita Newman: perchè è giusto resistere al papa

    di Marco Tosatti. Il nuovo santo, il cardinal J. H. Newman, ci parla. Prendiamo in mano la sua Lettera al duca di Norfolk. Coscienza e libertà (Paoline), e immaginiamola scritta ai pochi cardinali che oggi si oppongo alla distruzione sistematica della Chiesa, guidata da Bergoglio Leggi il seguito…

  • Benedetto XVI ad Aparecida: una luce per oggi

    di Stefano Fontana. Può essere molto utile, mentre si svolge il sinodo dell’Amazzonia, rileggere il discorso di Benedetto XVI all’inaugurazione della V Conferenza dei vescovi latinoamericani e dei Caraibi ad Aparecida il 13 maggio 2007. La prima cosa che si nota è una visione provvidenziale e cristiana del processo di evangelizzazione di quel continente. “Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi?” si chiedeva il papa. E rispondeva “Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo … ha significato anche aver ricevuto, con le acque del Battesimo, la vita divina che li ha fatti figli di Dio per adozione; avere ricevuto, inoltre, lo Spirito Santo, che è venuto a fecondare le loro culture, purificandole”. Leggi il seguito…

  • E il Nobel di Greta è volato in Etiopia

    di Giuseppe Leonelli. I bookmaker hanno toppato. Greta Thunberg non ha vinto il premio Nobel per la Pace 2019 che è invece stato assegnato al premier etiope Abiy Ahmed Ali “per i suoi sforzi  – si legge nella motivazione – per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea”. E così, dopo avere accusato il leader del pianeta di averle “rubato i sogni e l’infanzia”, Greta si è vista scippare l’importante riconoscimento dal premier etiope. Leggi il seguito…

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