Bioetica

Renzo Puccetti su eutanasia e diritto

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Il quotidiano La verità ha ospitato un dibattito su eutanasia e fine vita. Riportiamo qui l’articolo uscito tempo orsono, ma sempre attuale,, a firma Renzo Puccetti, in risposta ad un articolo, pro eutanasia, di Bruno Tinti.

Sono doppiamente grato al dottor Bruno Tinti, sia per avere voluto considerare il mio intervento precedente, sia per concedermi la possibilità, attraverso le sue ulteriori riflessioni, di svolgere alcune altre considerazioni su quell’aspetto del fine vita costituito da eutanasia e suicidio assistito. Mi dispiace se il mio precedente intervento lo ha costretto a notti insonni, spero che queste mie ulteriori parole non provochino un analogo effetto collaterale. Prima di procedere è necessaria una precisazione. Non è esatto, come afferma Tinti, che suicidio assistito ed eutanasianon abbiano nessuna relazione reciproca. In entrambi i casi si ritiene che la morte sia da preferirsi alla vita.

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La verità su Anakinra

Leggo un articolo in cui si scrive: “la soluzione era a portata di mano, e fin dal maggio del 2020. Lo studio dei ricercatori del san Raffaele dimostrava che molecole come Anakinra, ad azione immunosoppressiva capace di spegnere l’eccessiva risposta immunitaria e contribuire in questo modo alla ripresa funzionale dei polmoni, era una via da seguire. Ma lo studio dell’Istituto è rimasto lettera morta: l’AIFA non lo ha mai approvato – visto che si tratterebbe di un utilizzo off-label del farmaco, ovvero oltre il suo utilizzo autorizzato – e il Ministero non lo ha mai preso in considerazione per i protocolli di cura domiciliare, che sono rimasti inchiodati al paracetamolo e alla vigile attesa”.

I pilastri argomentativi sono dunque 3:

1) c’è un farmaco che ha dimostrato efficacia contro il Covid.

2) Le prove di efficacia erano disponibili sin dal maggio 2020 da uno studio pubblicato dal professor Giulio Cavalli all’interno di una più complessa indagine coordinata dal professor Zangrillo.

3) Nonostante questo, il Ministero e l’AIFA non lo hanno messo a disposizione per le cure domiciliari.Il lettore medio, non esperto di questioni sanitarie, cosa dovrebbe dedurne? Io direi come minimo che le autorità sono composte da incompetenti, nella ipotesi peggiore da assassini, atteso il principio morale e giuridico che non evitare un male che si potrebbe evitare equivale a cagionarlo. In ogni caso sarebbe colto da indignazione, se non da furore.

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Quello strabico parere del Comitato di Bioetica su “Vaccini a adolescenti”

di Paolo Piro

Lo scorso 29 luglio, il Comitato Nazionale di Bioetica ha edito un documento intitolato “Vaccini e Adolescenti”[1], nel convincimento che la vaccinazione degli adolescenti meriti una particolare attenzione anche attraverso una informazione ad hoc rivolta ai genitori. Così si è espresso il CNB: “Si ritiene che la vaccinazione sugli adolescenti possa salvaguardare la loro salute”. Eppure le statistiche dicono che l’incidenza del covid nella fascia di età, 10-19 anni, misurata dal’ISS al 5 maggio 2021, è pari a 0,0%. Nonostante ciò il CNB ritiene “importante ascoltare l’adolescente e valorizzarne il diritto ad esprimere la sua scelta in relazione alla sua capacità di discernimento”.

Ma discernimento su cosa? Questo non è chiaro, posto che i vaccini non proteggono dalla infezione né dalla trasmissione ma, al massimo, dalla ospedalizzazione e dai sintomi gravi, e che l’eventuale positività ha, per i giovani, una letalità infima. Ma il Comitato insiste: “Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica”. Continua a leggere

In che modo i vaccini Covid-19 sono correlati all’aborto?

di Dr. Eva-Maria Hobiger

Negli Stati Uniti d’America, l’uso di cellule fetali umane nel settore farmaceutico, ma anche nei cosmetici e in altri settori industriali, è da decenni un argomento discusso e criticato in pubblico dalle organizzazioni per la protezione della vita. Tuttavia, nei paesi di lingua tedesca questa faccenda è poco conosciuta perfino tra i medici, e solo pochi conoscono le circostanze in cui si ottengono le cellule fetali necessarie per la produzione di vaccini nelle linee cellulari. Molti credono che l’aborto sia sì un male, ma nel caso che gli aborti si sono già verificati, allora il feto morto può essere utilizzato per la ricerca. Però, solo poche sono le persone che sono al corrente, che gli aborti necessari per la produzione di cellule per le colture cellulari devono essere effettuati in modo mirato e pianificato, che la gravidanza deve avere una certa durata, che l’interruzione di questa gravidanza in molti casi avviene mediante il taglio cesareo, e che il cuore dell’embrione spesso ancora batte quando esso arriva al laboratorio per l’estrazione degli organi. Informazioni del genere non ci vengono riportate dai media e non possono essere trovate su Google: tali fatti inquietanti si tengono lontani dalla società.

Sarebbe auspicabile che l’attuale dibattito sulla vaccinazione contro Covid-19 portasse alla luce i retroscena dell’estrazione di organi fetali, soprattutto perché con TUTTI i vaccini attualmente disponibili ad un certo punto, o nella fase della ricerca, oppure dello sviluppo, o durante la loro produzione o test delle cellule fetali sono state utilizzate quelle linee. Continua a leggere

Vaccini e divisioni nel mondo tradizionalista

di don Marco Begato.

Dopo aver svolto una riflessione sugli schieramenti culturali emersi di fronte alla questione vaccinale anti-Covid  e dopo aver dato un commento sulla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede inerente la medesima tematica, oggi ragiono attorno ad alcune argomentazioni portate da parte di moralisti e opinionisti di area pro-life tradizionalista.

In area tradizionalista e pro-life abbiamo riscontrato uno spiacevole fenomeno di divisione interna, segnato fino ad oggi da toni perentori e contrapposizioni esplicite. Continua a leggere

Ormoni ai bambini per bloccare lo sviluppo dell’identità sessuale? Pericoloso ed antiscientifico!

Uno degli argomenti con cui i sostenitori del ddl Zan (Pd e 5S in primis) accusano di transfobia (chiedendo perciò la galera) i sostenitori della differenza tra uomo e donna, è che sarebbe una violenza negare ad un bimbo maschio, che si sente femmina, di ricorrere alle cure ormonali ed alla transizione solamente perché “è nato senza vagina”. Si tratta di un argomento che rivela una totale inadeguatezza.

Cerchiamo di capire il perché.

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Il femminile in armi

Dalla vicenda delle donne brigatiste alla missione del genio femminile

Il primo aspetto che emerge, dopo aver conosciuto la vita vissuta dalle brigatiste Margherita Cagol, Barbara Balzerani, Anna Laura Braghetti e Adriana Faranda, è l’apparente contrasto tra il periodo prima delle Brigate Rosse e quello della vera e propria lotta armata. Risulta difficile capire quale sia stato il passaggio che abbia condotto delle brave ragazze a diventare donne spietate e sanguinarie. La sola motivazione politica non sembra essere sufficiente – peraltro riconosciuta loro a fatica da parte dell’immaginario collettivo – per spiegare un così radicale e assoluto cambiamento.

Barbara Balzerani nasce a Colleferro nel 1949, in una povera famiglia operaia, con pochi giocattoli e pochi stimoli culturali. Una vita di sacrifici, vissuta “in mezzo ai veleni delle ciminiere[1], con una mamma totalmente assorbita dal pesante lavoro di fabbrica, sempre troppo stanca per dispensare affetto e carezze alla propria bambina. Una studentessa, Barbara, che quando arriva a Roma per studiare e laurearsi non ha ancora vent’anni.

Adriana Faranda è “la testarda ragazza siciliana, che aveva amato l’arte, la musica, la trasgressione, la libertà e il rispetto per gli individui[2], un’aristocratica e madre di una figlia di nome Alexandra.

Anna Laura Braghetti è un’impiegata “truccata, ben vestita, profumata[3], inserita in una normale quotidianità fatta di lavoro in ufficio e chiacchierate al telefono con le zie.

Margherita Cagol, trentina di buona famiglia, nasce nel 1945. Trascorre i primi anni serenamente come quelli successivi dell’adolescenza, caratterizzati dall’assenza di inquietudini e ribellioni. Margherita è una ragazza attiva e piena di interessi: ama le camminate in montagna, sciare e giocare a tennis. A quattordici anni impara da sola a suonare la chitarra dimostrando da subito un notevole talento che esprimerà nei numerosi concerti di chitarra classica a cui partecipa con successo. Dopo essersi diplomata in ragioneria si iscrive alla facoltà di sociologia dell’Università di Trento. La scelta non viene fatta per una qualche particolare vocazione, ma solo perché l’università si trova vicino a casa. L’impegno nello studio la porterà a laurearsi, nel 1969, con il massimo dei voti e poi a vincere una borsa di studio per frequentare un corso di sociologia in un istituto di ricerca. Continua a leggere

Vaccinazione: l’appello di vaccinietici.it

di don Marco Begato.

Il tema dei vaccini e il problema del loro portato etico si sta imponendo in maniera crescente sulla scena culturale italiana.

Tra i vari interventi che si sono susseguiti segnaliamo l’appello pubblicato nel sito www.vaccinietici.it, on-line da inizio aprile 2021.

Tale appello si rivolge ai singoli ed è preoccupato di suscitare in ciascuno una presa di posizione ragionata, libera e responsabile. Provo a offrire una panoramica sintetica e alcune interpretazioni attorno a tale documento, alla stesura del quale ho peraltro partecipato in prima persona.

Il manifesto si apre con una citazione di Vaclav Havel, autore dissidente che riconduceva alla mobilitazione delle coscienze individuali il principio della rivoluzione pacifica contro il sistema post-totalitario del mondo moderno e tecnocratico. Continua a leggere

SEI “VACCINATO” E CONTAGIOSO. L’ISS suggerisce le stesse norme a “vaccinati” e no. Introdotto l’obbligo di “vaccinazione” per sanitari e farmacisti con relative sanzioni.

Che ad oggi, oltre a non sapere molte altre cose sugli esiti dei cosiddetti “vaccini”, -che non sono vaccini, ma sieri derivati da materiale biologico-, era cosa ben nota, più volte detta dalle televisioni e anche portata a conoscenza del cittadino dallo stesso Istituto Superiore di Sanità. Ma fiduciosi nella logica e nel buon senso, non avremmo immaginato che si volesse veramente

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