Bioetica

Charlie Gard: quando l’impossibile diventa possibile ricordando Jerome Lejeune

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Il destino di Charlie Gard, il bambino inglese di 11 mesi affetto da una rara malattia genetica, sembrava segnato: i medici del Great Ormond Street hospital di Londra e i giudici avevano decretato l’obbligo di staccare la ventilazione artificiale, certi che non ci fossero più speranze.

L’opposizione dei genitori, decississimi a provare ogni cura possibile ed immaginabile, e soprattutto l’opinione pubblica di molti paesi, Italia in primis, hanno scongiurato, per ora, il decesso del bambino.

Permettendo così lo svilupparsi di domande molto interessanti: quando inizia l’accanimento terapeutico e come può essere definito? Il diritto a decidere delle cure di un bambino spetta ai medici e allo Stato, o ai genitori?

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Marco Cappato e i radicali: la legge è buona, quando la facciamo noi

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Il fatto. Alle 11,40 del 27 febbraio 2017 il Dj Fabio, colpito da tetraplegia e cecità a seguito di un grave incidente, moriva in una clinica svizzera per suicidio assistito. “Al mio rientro in Italia, nella giornata di domani, andrò ad autodenunciarmi, dando conto dei miei atti e assumendomene tutte le responsabilità, aveva detto il radicale Marco Cappato che lo aveva accompagnato in quell’ultimo viaggio.

Oggi giunge la notizia che il gip Luigi Gargiulo ha respinto l’istanza di archiviazione avanzata dai pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini disponendo per Cappato l’imputazione coatta. “Il processo sarà anche l’occasione per processare una legge ingiusta“, ha commentato l’esponente radicale.

È singolare che uno dei rappresentanti di punta del partito della legalità, anziché accettare la legge e le sue conseguenze, voglia invece processare la legge. Detto in altri termini, quando la legge riguarda gli altri, Continua a leggere

Rischi e abusi nei Paesi che hanno legalizzato l’eutanasia e/o il suicidio assistito

 

Negli Stati dove l’eutanasia e/o il suicidio assistito sono stati introdotti, non si è assistito unicamente all’innescarsi del meccanismo del piano inclinato, mediante il quale i confini per l’accesso alle pratiche eutanasiche si sono nel tempo progressivamente ampliati, ma si sono verificate anche altre pericolose conseguenze. L’aspetto che immediatamente salta agli occhi è l’aumento incredibile del numero di persone che, negli anni seguenti all’introduzione, sono state sottoposte a tali pratiche. Un fatto, questo, che sconfessa appieno quanto propagandano dagli alfieri della morte autodeterminata, secondo i quali la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito non condurrebbe a derive sociali, ad incoraggiare cioè un numero più alto di malati e sofferenti a domandare la morte anticipata. Continua a leggere

Anche Trento per il piccolo Charlie

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Giovedì 6 luglio si terrà a TRENTO una manifestazione in favore del piccolo Charlie Gard, bambino inglese di soli 10 mesi che la CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) ha condannato a morte.
Il ritrovo sarà alle ore 20:45 presso piazza Duomo. A seguire ci sarà un corteo con striscioni e fiaccole che si sposterà lungo via Verdi, via Rosmini, via Travai e via Santa Croce per arrivare alla chiesa del Santissimo dove, alle 21, durante l’Adorazione Eucaristica sarà recitato il Santo Rosario per il piccolo Charlie. 

A proposito di Charlie: “Nei corridoi dell’Ospedale in cui lavoro ci sono bambini come Charlie”

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di Laura Orazini, logopedista

Come nei giorni dell’eutanasia di Eluana, sono molto turbata per la sorte del piccolo Charlie. E per il silenzio di un mondo che si appassiona di più per un cane abbandonato o per un gattino intrappolato da qualche parte che per la sorte della vita umana.

Ma come allora sono anche stufa di leggere le riflessioni di tanta gente che non ne sa niente di queste storie, di bimbi nati con patologie neuropsichiche gravi e/o ingravescenti e delle loro famiglie. Che non conosce la materia e nemmeno che cosa sia precisamente l’accanimento terapeutico. E che pensa che, stantibus rebus e tutto sommato, Continua a leggere

Quando il medico si sente Zeus

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Il Great Ormond Street Hospital di Londra è l’ospedale pediatrico dove i medici hanno deciso che il migliore interesse, il best interest, come lo chiamano da quelle parti di Charlie è nientepopodimeno che… morire. Sostenerne la ventilazione? macché, è accanimento terapeutico, dicono. Provare una cura sperimentale che probabilmente non darà alcun risultato, ma almeno uno ci ha provato e con i soldi delle donazioni senza oneri aggiuntivi per la comunità? Manco a parlarne. Perché il diniego? Mistero. Farlo morire a casa? Nemmeno quello, vogliono controllare ogni passaggio dell’esecuzione, mica sono dilettanti questi qua.

Mi è venuto in mente che il Great Ormond Street Hospital è lo stesso ospedale dove una mamma disperata portò il proprio bambino di meno di un anno in cerca di aiuto. Joel, così si chiamava il piccolo, soffriva di una grave anomalia nella formazione della parete addominale, estrofia della cloaca, è il nome della patologia; le viscere fuoriuscivano dalla pancia rendendo incerti i genitali esterni. I neonatologi avevano registrato il piccolo come un bambino, ma non erano affatto certi.

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