Bioetica

Relazione sull’attuazione della 194 e complicanze dell’aborto: non ci siamo

Lo scorso giugno è stata resa nota la relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, relativa all’anno 2018[i]. Sono già usciti alcuni articoli che ne hanno commentato determinati aspetti, tra i quali: la questione dell’obiezione di coscienza, l’aumento del ricorso alla “contraccezione d’emergenza”, la comparazione tra punti nascita e punti “Ivg”, il carico di lavoro dei medici abortisti, ecc.[ii], [iii]. La mia analisi si baserà su un aspetto non ancora considerato: le complicazioni correlate all’aborto indotto, una questione che già nelle relazioni precedenti, e in maniera analoga nell’attuale, viene costantemente affrontata in maniera opaca e insufficiente[iv].

La relazione sulla 194 dedica specificatamente alle complicazioni la tabella n. 27 e un misero paragrafo di 13 righe “Complicanze immediate dell’IVG”, tuttavia, leggendo le 59 pagine che la compongono, si può individuare qua e là qualche altra scarna notizia e dato che riguarda direttamente le complicazioni dell’aborto. Si tratta nel complesso di un insieme di informazioni che rivela poco o nulla dell’impatto dell’aborto sulla salute della donna, ma che al contempo rivela invece molto della tendenza globale volta a minimizzare e occultare tutto ciò che mette in cattiva luce l’aborto indotto. Continua a leggere

Abbiamo fame di nascere del tutto

Moriamo un poco ogni giorno, scriveva Seneca; sì, ma nasciamo anche, ogni giorno. Siamo creature che hanno “fame di nascere del tutto” (Maria Zambrano). La filosofia incontra la medicina e la bioetica, nel momento in cui riflette sulla nascita (nasciamo soli, nudi, senza parole…nasciamo da una relazione, un po’ gettati, un po’ accompagnati…nasciamo ad un mondo -quello dell’utero materno, per esempio, per affrontarne uno più ricco e colorato… ma pur sempre incompleto.

Continua a leggere

Emergenza Coronavirus ed emergenza Aborto

di Lorenza Perfori

La pandemia in atto rende non più rinviabile la revisione della legge 194/78

Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus

L’epidemia di coronavirus ha dimostrato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, quanto la questione dell’aborto indotto e, nello specifico, la tutela della salute psicofisica della donna, sia una questione ideologica.

L’emergenza coronavirus

Il nuovo coronavirus (Covid-19), per il fatto di aver colpito contemporaneamente un numero molto elevato di persone, ha determinato una grave emergenza sanitaria che ha comportato la necessità di incrementare con urgenza i posti letto in terapia intensiva, il personale medico per la cura dei pazienti colpiti, le risorse economiche per presidi e dispositivi medici.

Il bisogno di liberare spazio e risorse mediche, per fronteggiare l’emergenza, ha avuto come conseguenza l’interruzione o il rinvio di molti servizi e attività non essenziali o urgenti, erogati dal Sistema Sanitario Nazionale, e “la rimodulazione dell’attività chirurgica elettiva”, ovvero di quella chirurgia non urgente, programmabile come ad esempio gli interventi di protesi all’anca e al ginocchio, di alcuni interventi oncologici che non comportino rischi per il malato, le operazioni per la cataratta, per l’ernia inguinale, per togliere i nei, ecc. Continua a leggere

Il primo Rapporto ItOSS rivela: 18 donne si sono suicidate in Italia entro un anno dall’aborto indotto, in 10 Regioni italiane, nel periodo di 7 anni 2006-2012

Nel mio precedente articolo relativo agli studi italiani di record-linkage sulla mortalità materna, avevo evidenziato il fatto che gli autori degli studi si erano limitati a calcolare solo la sottostima della mortalità materna presente sui certificati di morte, omettendo di ripartire l’MMR (Rapporto di Mortalità Materna) per ciascun esito di gravidanza (parto, gravidanza ectopica, aborto spontaneo, aborto indotto), nonostante i dati per effettuare tale ripartizione fossero disponibili in entrambi gli studi.

Il dottor David Reardon – autore di una revisione sistematica, uscita nel 2017, che prende in esame tutti gli studi di record-linkage che a livello globale sono stati realizzati sulla mortalità correlata alle perdite di gravidanza – ha giustificato questa omissione, da parte dei ricercatori italiani e della ricerca sull’aborto in generale, con la presenza di una parzialità nell’informazione e di un pregiudizio nei confronti della pubblicazione di risultati sfavorevoli alla propaganda pro-aborto la cui narrazione esige che esso sia presentato come una pratica sicura, esente da complicazioni gravi per la donna che vi ricorre, e con una mortalità molto più bassa rispetto al parto. In realtà, tutti gli studi di record-linkage, statisticamente significativi, che hanno ripartito l’MMR su ciascun esito di gravidanza, hanno confutato questa conclusione, mostrando che è l’aborto indotto ad avere i rapporti di mortalità più elevati, sia rispetto alle altre perdite di gravidanza che soprattutto rispetto al parto.

Tutta questa premessa per dire cosa? Per dire che, grazie al primo Rapporto elaborato dal Sistema Italiano di Sorveglianza Ostetrica, ItOSS (Italian Obstetric Surveillance System), è possibile conoscere il numero dei suicidi relativo a ciascun esito di gravidanza, individuati dal secondo studio italiano di record-linkage, dei quali era stata riportata solo la cifra complessiva. I dati del rapporto ItOSS confermano quanto già da tempo si conosce, ovvero che si muore più di aborto indotto che di parto. Ma andiamo per ordine. Continua a leggere

Un libretto “Per la salute delle donne”

Da: Coordinamento nazionale “Justitia et Pax” per la Dottrina sociale della Chiesa

Nel 2018, l’associazione Provita onlus (ora Provita & Famiglia) ha prodotto il libretto “PER LA SALUTE DELLE DONNE” con l’obiettivo di informare le donne sulle conseguenze psicofisiche correlate all’aborto indotto.

Il libretto nasce per sopperire alla carenza di informazioni su questo argomento, carenza presente sia a livello sanitario – cioè quando la donna si reca dal proprio medico di fiducia o in una struttura sanitaria (consultorio, struttura ospedaliera pubblica o privata) per chiedere di abortire -, sia a livello politico, in particolare per ciò che riguarda la relazione annuale del Ministero della Salute sull’applicazione della legge 194/78, in cui il Ministro della Salute riepiloga ogni anno tutti i dati relativi agli aborti indotti. Tale Relazione si presenta lacunosa, incompleta e generica: le complicazioni correlate all’aborto indotto risultano fortemente sottostimate, non chiaramente specificate e molte di esse persino mancanti.

“Per la salute delle donne” ha le caratteristiche di un opuscolo informativo ed è suddiviso in tre parti. Nella prima parte sono riportate le conseguenze dell’aborto indotto sulla salute fisica, così come risultano dalla vasta letteratura scientifica disponibile sull’argomento. Sono elencate le complicazioni comuni a entrambe le procedure abortive oggi praticate (chirurgica e farmacologica), sono poi riportate le complicazioni fisiche specifiche dell’aborto chirurgico e, a seguire, quelle fisiche a carico dell’aborto farmacologico. Sempre nella prima parte sono inoltre elencate le complicazioni fisiche a lungo termine e in successive gravidanze. Infatti, in letteratura scientifica risulta che le donne che in passato si sono sottoposte a uno o più aborti indotti, hanno un maggior rischio di incorrere in determinate complicazioni che possono presentarsi diversi anni dopo l’aborto o manifestarsi durante una successiva gravidanza. Continua a leggere

Bioetica e Dottrina sociale della Chiesa. Un incontro non (ancora) avvenuto

Pubblichiamo l’intervento del prof. Stefano Fontana al Seminario di Apologetica 2020 (Centro Damasco – Brescia) dell’11 febbraio 2020.

Una breve storia preliminare

Lo stretto collegamento della bioetica con la Dottrina sociale della Chiesa è stabilito in modo incontestabile dalla Evangelium vitae la quale collega direttamente se stessa con la Rerum novarum. Il testo è noto: “Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti del lavoratore, così ora, quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce” … “Ad essere calpestata nel diritto fondamentale alla vita è oggi una grande moltitudine di esseri umani deboli e indifesi, come sono, in particolare, i bambini non ancora nati”[1].

La questione bioetica veniva così inserita dentro la questione sociale o, se vogliamo, la questione sociale veniva ampliata a comprendere la bioetica. In questo senso la Evangelium vitae è da collegarsi con la Humanae vitae (1968)[2] di Paolo VI, dato che la bioetica non può non interessarsi della procreazione e quindi della sessualità umana nella sua valenza pubblica; ed è da collegarsi con l’Esortazione Familiaris consortio (1981) di Giovanni Paolo II, in quanto non si può parlare di apertura alla vita senza parlare dell’unico contesto umanamente adeguato per la sua accoglienza, ossia il contesto matrimoniale che la politica deve proteggere.

Questi tre documenti sono da tenere sempre insieme, sicché quando si nega o si pensa di riconsiderare l’uno si hanno ripercussioni negative anche sugli altri. La sessualità, la procreazione, il matrimonio, la famiglia non sono fatti privati, sono certamente personali ma non individuali, hanno invece una originaria dimensione pubblica, quindi sociale e politica. In questo senso bisogna dire che la questione bioetica rientra nella questione sociale. Se invece sessualità, procreazione, matrimonio, famiglia sono intesi come fatti individuali, privati, ludici, tecnici, oppure come delle semplici scelte o preferenze, allora la questione bioetica non solo non rientra nella questione sociale ma non esiste nemmeno come questione. In questo caso basterà il bio-diritto positivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di tutti i legislatori statali che vorranno applicarlo. Continua a leggere

Due studi italiani di record-linkage evidenziano la forte sottostima della mortalità materna in Italia, ma tacciono sulla mortalità correlata all’aborto indotto

Nel 2010 la rivista Lancet ha pubblicato i Rapporti di Mortalità Materna (MMR, Maternal Mortality Ratio) stimati a livello globale, in cui l’Italia veniva presentata come la Nazione con l’indice MMR più basso al mondo pari a 3 morti materne ogni 100.000 nati vivi. L’indice italiano proveniva dai dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che identifica i decessi materni dai certificati di morte, ma il dato non corrisponde alla reale incidenza della mortalità materna.

L’ipotesi che le morti materne italiane, basate sui dati ufficiali Istat, fossero sottostimate era emersa dal raffronto dell’indice italiano con i dati internazionali: esso risultava notevolmente inferiore rispetto a quanto rilevato negli altri Paesi socialmente avanzati. Per questo motivo, nel 2008 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) aveva promosso un progetto di ricerca, finanziato dal Ministero della Salute, volto a rilevare e quantificare la sottostima dei casi di morte materna, calcolare l’MMR effettivo e analizzare le principali cause di morte associate al fenomeno.

L’intento del progetto di ricerca era di utilizzare le procedure di record-linkage, le uniche che permettono – attraverso l’incrocio dei dati tra più documenti – di ottenere stime più precise e realistiche. L’utilizzo dei soli certificati di morte per il calcolo della mortalità materna appare, infatti, del tutto insufficiente: omissioni varie o poca chiarezza sulla causa effettiva di morte, nonché il fatto che la morte materna non comprende solo il decesso di una donna durante la gravidanza o il parto, ma anche qualsiasi altro decesso avvenuto entro 1 anno da ogni esito di gravidanza (parto, gravidanza ectopica, aborto spontaneo, aborto indotto), rendono i certificati di morte inadeguati a rilevare l’entità della mortalità materna in maniera completa. Continua a leggere

Il bambino nella filiera procreatica

di Benedetto Rocchi

( https://www.onap-profiling.org/il-bambino-della-filiera-procreatica/ )

Con questo articolo vorrei porre un esercizio di ragione su alcune conseguenze generate dall’introduzione delle logiche di mercato nella sfera della riproduzione umana.

Più precisamente mi occuperò di quella filiera riproduttiva che è nata dall’applicazione di tecnologie biologiche e mediche alla riproduzione, con l’obiettivo di ottenere la nascita di bambini al di fuori del processo biologico naturale (costituito dall’atto sessuale seguito da gravidanza e parto).

L’approccio all’argomento sarà quello dell’economista. Come prospettiva di riflessione potrà forse sembrare un po’ insolita ma non dovrebbe stupire troppo, dal momento che la filiera procreatica si è ormai strutturata a livello globale come una vera e propria industria, con tecnologie e asset specifici, processi di scomposizione e ricomposizione del processo produttivo, specializzazione delle imprese, investimenti in R&S e acquisizione di brevetti, oltre a uno sviluppo significativo di forme contrattuali tipiche. Anche se, con ogni evidenza, l’attività di questo settore pone domande che vanno molto oltre quanto la scienza economica può dire, rimane il fatto che quest’ultima può e deve contribuire alla riflessione collettiva su una realtà che solo qualche decennio fa costituiva oggetto tutt’al più di fantascienza, mentre oggi fa parte della vita reale di un numero crescente di persone. Continua a leggere

La personalità del feto

Chi lo ha detto che solo i cattolici credono nella “personalità” del feto? E’ vero: sono diversi anni che il pensiero laicista si dibatte nelle discussioni sofiste, sulla essenza dell’embrione e del feto, sino ad inventare una serie di nomi incredibili, quali “pre embrione“, “ovosoma“, “epidosembrione“….

Al solo fine di confondere le poche idee chiare che abbiamo. Così abbiamo assistito a grandi dibattiti sull’anima, da parte di chi all’anima magari non crede neppure; o a dotte dissertazioni sulle convinzioni di san Tommaso, come se oggi dovessimo rimanere vincolati alle conoscenze scientifiche di ottocento anni fa; oppure abbiamo ascoltato attenti e seriosi le discussioni sulla appartenenza o meno al genere umano di embrioni, feti, handicappati, bambini appena nati ecc.

Continua a leggere
News dalla rete
  • Il lento smottamento dell’Europa dei Trattati senza Costituzione, senza radici e senza classe dirigente

    di Giulio Sapelli. Tutto sta franando. È un movimento lento, uno smottamento che investe tutto il mondo e trasforma insediamenti umani stabili in grumi di aggregazioni a frattali, sottoposti a quella polverizzazione argillosa che divide, biforca e che di fatto innerva di nuovo il tragico (perché disperato e sempre incompiuto) sogno gollista di un’Europa politica e militare dall’Atlantico agli Urali. Del resto rimane l’unico disegno per costruire un’Europa potenza marittima, ossia talassocratica, e quindi potenza mondiale non soffocata tra l’incubo dell’accerchiamento tedesco e il pescar nel mortaio di medie potenze regionali costrette a politiche internazionali di mediazione che altro non fanno che indebolire le medie potenze così costantemente divise. Questo significa multiple alleanze in contemporanea: è una gerarchia tra vassalli di media potenza senza un impero e senza un imperatore. Leggi il seguito…

  • Con Francesco il rovesciamento della sussidiarietà

    di Paolo Bellavite. Da un confronto tra quattro encicliche sociali che hanno affrontato il tema della sussidiarietà e quindi del rapporto fra Stato e corpi intermedi, si ricava che la concezione espressa in Fratelli Tutti è diametralmente opposta a quella proposta da Leone XIII, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Leggi il seguito…

  • La Federazione e il Centrodestra che verrà

    di Giovanni Toti. Bene ha fatto l’amico Matteo Salvini a cogliere il suggerimento che gli avevamo dato all’indomani delle elezioni regionali e a lanciare un sasso nello stagno di un centrodestra che ha bisogno di essere ripensato. Il tempo è giusto: dopo la guerra al Covid, arriverà il dopoguerra, con tutta la sua voglia di ricostruire, di cambiare, di tornare a crescere e lavorare, di costruire un Paese migliore. Leggi il seguito…

  • Ambientalismo e globalismo, le ideologie più pericolose

    di Stefano Fontana. L’ambientalismo è una grande bolla ideologica, il globalismo è un’etica dell’umanità con pochi e generici principi morali per una religione universale senza dogmi e dottrine. A questo progetto inquietante sta dando il proprio appoggio anche la Chiesa cattolica. Il dodicesimo Rapporto dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân è dedicato a Ambientalismo e globalismo, le due ideologie più pericolose del momento, che puntano a convergere su un unico piano politico mondiale. Leggi il seguito…