Attualità

Relazione sull’attuazione della 194 e complicanze dell’aborto: non ci siamo

Lo scorso giugno è stata resa nota la relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza, relativa all’anno 2018[i]. Sono già usciti alcuni articoli che ne hanno commentato determinati aspetti, tra i quali: la questione dell’obiezione di coscienza, l’aumento del ricorso alla “contraccezione d’emergenza”, la comparazione tra punti nascita e punti “Ivg”, il carico di lavoro dei medici abortisti, ecc.[ii], [iii]. La mia analisi si baserà su un aspetto non ancora considerato: le complicazioni correlate all’aborto indotto, una questione che già nelle relazioni precedenti, e in maniera analoga nell’attuale, viene costantemente affrontata in maniera opaca e insufficiente[iv].

La relazione sulla 194 dedica specificatamente alle complicazioni la tabella n. 27 e un misero paragrafo di 13 righe “Complicanze immediate dell’IVG”, tuttavia, leggendo le 59 pagine che la compongono, si può individuare qua e là qualche altra scarna notizia e dato che riguarda direttamente le complicazioni dell’aborto. Si tratta nel complesso di un insieme di informazioni che rivela poco o nulla dell’impatto dell’aborto sulla salute della donna, ma che al contempo rivela invece molto della tendenza globale volta a minimizzare e occultare tutto ciò che mette in cattiva luce l’aborto indotto. Continua a leggere

Una legge che merita solo disobbedienza. In piazza contro la Legge Zan e la “Verità di Stato”.

di Samuele Cecotti

a nome del Coordinamento Nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa

Il “Coordinamento Nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa” aderisce formalmente alla campagna RestiamoLiberi (https://www.restiamoliberi.it/ ) giudicando il ddl Zan sull’omotransfobia espressivo di una ratio totalitaria tesa a soffocare la libertà e a mettere fuori legge la verità in nome di una ideologia, quella gender, che nega la naturale complementarietà sessuale maschio-femmina e l’ordine finalistico della sessualità umana. Alla pretesa totalitaria di imporre per legge una ideologia negatrice dell’ordine naturale, reatizzando l’espressione della verità antropologica razionale e cristiana, si deve rispondere rivendicando la vera libertà che poggia sulla verità oggettiva delle cose, richiamando il dovere per ogni legge di essere conforme alla lex naturalis, dichiarandosi pronti a disobbedire all’eventuale legge che istituisse il reato di omotransfobia per dovere di coscienza verso la verità.

Se approvato, il ddl Zan farebbe implicitamente dell’ideologia gender una “verità di Stato” ponendo, per contro, fuori legge l’unanime giudizio biblico-cristiano sull’omosessualità, il Magistero costante della Chiesa in materia e la stessa semplice riflessione razionale classica sulla sessualità (ad es. quanto scrivono Aristotele – Etica Nicomachea, 1148b, 24-30 – e Platone – Leggi 836 B e C- circa l’omosessualità). In un colpo solo sarebbero fuori legge la Sacra Scrittura, il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’Etica a Nicomaco di Aristotele, le Leggi di Platone, un gran numero di scritti di Santi e di Papi e, perché no?, ad es. la stessa Divina Commedia dove Dante descrive i sodomiti all’inferno. L’intera civiltà classico-cristiana, nel suo giudizio sulla sessualità umana, si troverebbe dichiarata fuori legge! Continua a leggere

DICHIARAZIONE. Non deve diventare illecito dire la verità. La legge Zan “contro l’omofobia” è inaccettabile

Dichiarazione

del Coordinamento Nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa

La proposta di legge Zan mira a punire coloro che esprimano forme di intolleranza nei confronti delle persone ad orientamento omosessuale, transessuale o bisessuale. Essa riprende e sviluppa la proposta di legge Scalfarotto già presentata nelle precedenti legislature. Su queste finalità della proposta di legge facciamo tre valutazioni di merito.

Alla base di questa legge c’è quanto Benedetto XVI chiamava “tolleranza negativa”, la quale, secondo lui, avrebbe preparato la strada a nuove forme di totalitarismo: “La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa”. Tolleranza negativa comporta per esempio di non ammettere che si dica in pubblico che la famiglia è solo quella naturale tra uomo e donna per non essere intolleranti verso altre forme di famiglia. Vorrebbe anche dire di impedire di affermare in pubblico che la vera sessualità umana è quella tra uomo e donna per non discriminare altre forme di esercizio della sessualità. Quando questo venisse disposto per legge diventerebbe illecito dire la verità. Non solo la Chiesa cattolica non potrebbe più proporre gli insegnamenti biblici in materia, ma ogni cittadino non potrebbe più fare riferimento ad una natura umana eticamente normativa, ad una verità fonte di divieti morali assoluti, ad un ordine delle cose che richiede di essere rispettato. Non si vieterebbe solo la libertà di esprimere una opinione ma quella di dire la verità. Essa lederebbe direttamente la libertà di espressione, religiosa e di insegnamento, ma soprattutto eliminerebbe il fondamento stesso, oltre che l’esercizio, della libertà, ossia la verità, senza della quale la libertà diventa pura opinione infondata. Continua a leggere

Dopo il coronavirus: la strada della vera libertà

di Mons. Giampaolo Crepaldi

Sradicare statalismo e burocrazia, favorire la sussidiarietà, scuole libere, libertà fiscale e di nascere una volta concepiti, prestito nazionale, combattere il nuovo umanesimo del globalismo sovranazionale che nel Covid ha realizzato un esperimento di libertà limitata e autoritarismo politico: il prossimo futuro dovrà essere la fase della vera libertà, una grande occasione per “riprogettare il proprio cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno (Caritas in veritate)”. Gli appunti dell’Arcivescovo Crepaldi per una rinascita secondo la Dottrina sociale della Chiesa. 

Qualche settimana fa, in piena emergenza coronavirus, ho avuto modo di rendere note alcune mie riflessioni, condotte sia come vescovo sia come convinto promotore della Dottrina sociale della Chiesa, sulla nuova situazione sociale creata dall’epidemia. Come ricordavo in quella occasione, questa esperienza richiede di essere valutata prima di tutto in chiave spirituale e nella visione di una teologia della storia umana segnata dalla caduta e dalla redenzione. Scriveva infatti Leone XIII nella Rerum novarum che «le cose del tempo non è possibile intenderle e valutarle a dovere, se l’animo non si eleva ad un’altra vita» (n. 17). Così la Chiesa aiuta gli uomini ad affrontare anche la presente crisi: «La crisi ci obbliga a riprogettare il proprio cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno» (Caritas in veritate, n. 21). Tenendo conto di questa prospettiva, vorrei ora continuare quelle osservazioni interrogandomi più direttamente su alcune direttive di azione, che assieme ai principi di riflessione e ai criteri di giudizio, fanno parte della proposta della Dottrina sociale della Chiesa.

La vera libertà

Il prossimo futuro dovrà essere una fase della vera libertà, ricordando che «la libertà è pienamente valorizzata soltanto dall’accettazione della verità» (Centesimus annus, n. 46). Durante l’emergenza abbiamo vissuto alcune legittime limitazioni della libertà insieme ad altre meno legittime. I dati scientifici non sempre sono stati utilizzati secondo verità, le restrizioni e le sanzioni talvolta non sono state applicate con buon senso, sono emerse anche nuove forme di autoritarismo politico. Il prossimo futuro dovrà essere di vera libertà, non per rivendicare una libertà assoluta, ma per riappropriarsi della libertà da viversi nelle varie realtà naturali, dalla famiglia all’impresa, dal quartiere alla scuola. C’è una grande occasione per superare una libertà artificiale e costruire una libertà reale e naturale, espressione della vera essenza della persona umana e dei fini autentici della comunità politica. Continua a leggere

Il nuovo Ordine mondiale gnostico, l’Economia rovesciata e la Chiesa smarrita. Intervista a Ettore Gotti Tedeschi

Tavolo di lavoro sul dopo-coronavirus

Don Samuele Cecotti intervista Ettore Gotti Tedeschi

L’Osservatorio Cardinale Van Thuân, a partire dal documento dell’arcivescovo Crepaldi sul dopo-coronavirus (LEGGI QUI), ha attivato un Tavolo di Lavoro per leggere cattolicamente la crisi in atto e pensare risposte adeguate alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.

Ben più che la pandemia in se stessa, le misure adottate dai governi e la conseguente destabilizzazione del quadro economico, sociale, giuridico-politico e geopolitico pongono questa crisi come momento d’eccezionale.  I processi in atto sono straordinariamente rapidi così che dinamiche epocali come la secolarizzazione dell’Europa (sul fronte culturale), la crisi d’identità e di missione della Chiesa post-conciliare (sul fronte ecclesiale), il superamento del paradigma liberal-democratico verso quello liberal-radicale (sul fronte giuridico-politico-ideologico), la ristrutturazione del capitalismo, il tentativo egemonico globale della Cina capital-comunista (sul fronte geopolitico), il procedere dell’agenda transumanista sono visibili nel loro avanzare anche con lo sguardo corto della cronaca.

Ne abbiamo parlato con il professor Ettore Gotti Tedeschi, economista, intellettuale cattolico di fama internazionale, banchiere, già docente di Strategia finanziaria e di Etica della Finanza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Etica economica all’Università di Torino, consigliere per i problemi economico-finanziari ed etici nei sistemi internazionali del Ministero dell’Economia all’epoca del ministro Tremonti, consigliere d’amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, già Presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) e del fondo F2i, membro dell’Aspen Institute. Continua a leggere

UN SALVAGENTE PER POPOLI E NAZIONI. Il Rapporto annuale dell’Osservatorio Van Thuân

Come mai la Chiesa, che un tempo voleva incontrare i popoli e le nazioni, ora spinge per il nuovo umanesimo globalista? Perché la politica continua a credere che lo Stato-nazione sia superato da una globalizzazione inarrestabile e così facendo condanna se stessa? Come mai, invece, hanno successo i regimi come quello di Orban che si fa guidare dal principio: “Iste, Haza, Csalad – Dio, Patria, Famiglia”? I popoli balcanici difenderanno la loro identità di fronte all’espansionismo islamico? Molti in Argentina lamentano l’erosione della propria identità nazionale, mente in Brasile sembra che Bolsonaro sia forse riuscito a superare la separazione tra nazione e Stato dovuta all’ideologia della liberazione. Nel frattempo l’Unione europea si suicida assassinando le nazioni che la compongono. Intanto la Catalogna, che è nazione ma non Stato, esprime un processo centrifugo sempre più importante.

A questi problemi è dedicato l’XI Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân ed edito da Cantatalli, quest’anno dedicato al tema “Popoli, nazioni, patrie: tra natura e artificio politico”. [Il libro può essere acquistato on line senza spese postali scrivendo a info@vanthuanobservatory.org]; cinque saggi centrali di approfondimento + 11 spaccati dai cinque continenti dove il confronto sovranismo /globalismo è più acuto. Il tutto introdotto da una Sintesi di Stefano Fontana e da un Presentazione del vescovo Giampaolo Crepaldi, curatori di questo undicesimo Rapporto così come dei precedenti.

“Tra natura e artificio politico”, così dice il sottotitolo che diventa la chiave di lettura proposta dal Rapporto. Nella comunità umana c’è un ordine naturale, finalistico e sussidiario. Naturale, perché non frutto di convenzioni  o di voti nei parlamenti. Finalistico, perché è sempre il fine che unisce una comunità. Sussidiario, perché ci sono vari livelli di società, tutti hanno il loro fine nel proprio bene comune e i superiori non devono inglobare e schiacciare gli inferiori ma aiutarli ad essere se stessi. La famiglia e la nazione appartengono a queste aggregazioni naturali di primo livello e non sono frutto di accordi politici, ma richiedono rispetto e valorizzazione. La nazione è una prosecuzione della famiglia nel campo dell’educazione e della formazione morale e culturale. Come la famiglia, anche la nazione ha doveri e diritti propri, anteriori allo Stato. Essa si configura come “patria” proprio perché ha le proprie radici nei “padri” e Giovanni Paolo aveva sostenuto in “Memoria e Identità” che il dovere verso la patria deriva dal quarto comandamento: onora il padre e la madre. La nazione e la patria sono realtà di ordine spirituale oltre che materiale e rispondono alla necessità umana di radici. È comprensibile la tendenza della nazione a darsi anche una struttura politica nello Stato, ma le due realtà non coincidono. Si può chiamare “patria” anche la propria regione o l’area geografica e cultura che ci ha configurato culturalmente e spiritualmente. Continua a leggere

Abbiamo fame di nascere del tutto

Moriamo un poco ogni giorno, scriveva Seneca; sì, ma nasciamo anche, ogni giorno. Siamo creature che hanno “fame di nascere del tutto” (Maria Zambrano). La filosofia incontra la medicina e la bioetica, nel momento in cui riflette sulla nascita (nasciamo soli, nudi, senza parole…nasciamo da una relazione, un po’ gettati, un po’ accompagnati…nasciamo ad un mondo -quello dell’utero materno, per esempio, per affrontarne uno più ricco e colorato… ma pur sempre incompleto.

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Carceri: l’emergenza dell’emergenza. Altro che scontro Bonafede – Di Matteo

di Alfredo Mantovano

magistrato – vicepresidente del Centro studi Livatino

Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus

Carceri: l’emergenza dell’emergenza

… ben più dello scontro Bonafede-Di Matteo

Sarebbe riduttivo leggere la diatriba fra il ministro della Giustizia e l’ex P.M. Di Matteo decontestualizzandola da quella che fin dall’inizio della pandemia si è manifestata come l’emergenza nell’emergenza: e cioè la tragica situazione del sistema penitenziario italiano. Per il quale, come per ogni altro settore della nostra vita istituzionale, Covid-19 non ha fatto emergere problemi nuovi, bensì ha radicalizzato ed enfatizzato questioni che si trascinano da anni. Il peggio che può accadere è che, dopo che il Guardasigilli ha riferito in Parlamento e l’attuale componente togato del CSM sarà rientrato in sé stesso, la vicenda carceri riprenda a essere marginale, nonostante quello che ha manifestato negli ultimi due mesi. Ripercorriamoli in ordine cronologico. Continua a leggere

Il Governo si occupa di Liturgia e la Chiesa lascia fare. Parla il Giudice Giacomo Rocchi

di Stefano Fontana

Tavolo di Lavoro sul dopo-coronavirus

Non c’è dubbio: il governo è intervenuto sulla liturgia e la Chiesa ha lasciato fare

Intervista al giudice Giacomo Rocchi

“Siamo all’inquadramento burocratico dei Vescovi nella apposita Direzione Centrale per gli affari di culto, con il funzionario che risponde ai quesiti del Presidente della Conferenza Episcopale, stabilendo che l’organista può essere presente la notte di Pasqua ma non durante i matrimoni!”

“La rinuncia a denunziare le violazioni del Concordato sulla questione delle celebrazioni liturgiche renderà certamente più difficili future denunzie di altre violazioni”

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Al giudice Giacomo Rocchi, Consigliere della Corte di Cassazione, figura eminente tra i giuristi cattolici, impegnato su molti fronti della giurisprudenza, soprattutto quello della vita, che ringraziamo per questa ampia e illuminante intervista, chiediamo: le disposizioni governative in merito alla sospensione delle Sante Messe contraddicono il testo del Concordato del 1984 tra Stato e Chiesa?

Assolutamente sì: l’art. 2 dell’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Italiana, che ha apportato modificazioni al Concordato (18/2/1984), dopo aver stabilito che “La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione”, aggiunge: “In particolare, è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica.”. La sospensione delle Sante Messe riguarda il pubblico esercizio del culto, sul quale lo Stato non ha alcun potere. La previsione è coerente con l’art. 7 della Costituzione, in base al quale “lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”: il pubblico esercizio del culto riguarda l’ordine della Chiesa che, quindi, è “indipendente” e “sovrana”. Sottolineo questo ultimo termine, che indica l’impossibilità per lo Stato di entrare sulle questioni liturgiche: di “sovrani” ce ne può essere solo uno.

Nel corso di questi mesi, la palese violazione del Concordato è divenuta ancora più esplicita. Continua a leggere

News dalla rete
  • I Paesi frugali, l’Italia e la bellezza delle cicale

    di Roberto Marchesini. Recovery Fund, al danno dei pochi spiccioli, si unisce la beffa: l’Italia, insieme ai Paesi mediterranei, è stata additata dal club dei «frugali» con lo sprezzante epiteto di «cicala». Eppure, le cicale impiegano il tempo nel canto, che è armonia e quindi riflesso dell’ordine dell’universo. L’Ue ci vorrebbe tutti formiche, ma sicuri che non sia solo invidia? Leggi il seguito…

  • La Raggi scatta, ma il MoVimento è già finito

    di Frodo. Virginia Raggi ha rotto gli indugi, affermando in almeno due occasioni in poche ore (a Il Foglio e alla sua maggioranza) di voler correre di nuovo per la poltrona di primo cittadino della capitale. L’incubo dei romani potrebbe non essere terminato. Leggi il seguito…

  • La dittatura a sorteggio, il Paese a caso

    di Marcello Veneziani. In effetti aveva ragione lui, Giuseppe Conte. Passerà alla storia. L’Italia sarà un caso da studiare, unico, speciale, da manuale. Abbiamo inventato un modello senza precedenti: un regime monocratico, para-dispotico, semi-dittatoriale, in cui l’uomo solo al comando, l’autocrate, non è un dittatore venuto da un golpe militare, non è il capo di un partito o un movimento che conquista il potere, non è un duce salito su dal popolo che marcia sulla capitale e dispone di un consenso popolare e una milizia agguerrita, non è il discendente di una dinastia che decide di incoronarsi monarca assoluto, non è un tecnocrate andato al potere come Massimo Esperto che poi sospende la democrazia per governare coi pieni poteri e non è nemmeno il viceré, il proconsole, il governatore insediato da una potenza straniera alla guida di un paese colonizzato. Leggi il seguito…

  • I bonuscratici tirano 600 euro di monetine addosso alla democrazia

    di Frodo. Il problema non è che cinque parlamentari abbiano richiesto uno dei tanti bonus predisposti dall’esecutivo Conte in questa dissennata gestione della crisi-economico sociale. Partiamo col dire questo. Il problema, semmai, è che il Parlamento – quello che i grillini vorrebbero ridotto all’osso a mezzo referendum, con non pochi problemi prospettici di rappresentanza e rappresentatività per il territorio italiano ed i cittadini – è diventato una pesca delle occasioni. Un luogo cui ambire per sistemarsi. La cultura politica è svanita dall’Italia, e chi anima le sorti della nostra Repubblica può non possedere nel suo background un minimo di etica civile. Dobbiamo farcene una ragione. Leggi il seguito…