Don Massimo Vacchetti

Una nuova creazione

GovindoMi ha colpito la semplice bellezza della copertina. Una missionaria della carità, più probabilmente Madre Teresa, che, di schiena, leggermente inclinata, allunga la mano ad un bimbo con il braccio teso a raggiungerne le dita. Il contrasto luce e buio e la cornice di una porta dentro cui sono incastonate le due figure conferiscono un che di sacro all’immagine.

Il libro di Marina Ricci “Govindo, il dono di Madre Teresa” (ed. S. Paolo, p.170, € 14,50) è ben raccolto dentro quello scatto fotografico dove il toccarsi delle due mani è un michelangiolesco richiamo ad una nuova creazione. Continua a leggere

Un goal impossibile. Ritratto di “Renè Pontoni, il calciatore preferito di Papa Francesco”

E’ un libro che andrebbe visto più che letto, magari in modalità replay. Siccome non è possibile (forse non lo è stato mai), conviene sfogliare le pagine che Lorenzo Galliani, giovane giornalista bolognese, ha scritto per i tipi della Minerva in “Renè Pontoni, il calciatore preferito di Papa Bergoglio” (pag. 141, € 15).

Poco dopo essere salito al soglio pontificio, le nazionali di Argentina e Italia si affrontarono in un’amichevole allo Stadio Olimpico di Roma. Ricevendole in udienza, il Papa si rivolse ai calciatori, elegantemente presenti, con parole che furono una sfida: “Vediamo se qualcuno di voi riesce a segnare un goal come quello di Pontoni”.

L’idea di questo libro origina da questa domanda, per lo più motivo di un imbarazzante smarrimento negli astanti, della serie “Chi è Pontoni?” e soprattutto “Com’è poi questo goal?”. Galliani inizia a lavorare su questi interrogativi inespressi e prova a dare “visione” alla rete famosa e “un volto” al nome dell’attaccante citato dalle labbra evangeliche del Santo Padre.

Quello che risulta è un appassionante ritratto di un uomo prima ancora che una rete, un gesto tecnico. Ne scaturisce un libro che è memoria di un calcio antico e fascinoso fatto di palloni di cuoio con le cuciture e gli oratori di parrocchia primi teatri in cui mostrare il proprio talento. E’ la narrazione di un pezzo di storia in cui tanti latino americani salpavano su navi titaniche per attraversare l’oceano in senso contrario a quello di tanti italiani emigrati su quelle latitudini qualche decennio prima e diventano gli oriundi che rimpolpano le squadre di calcio italiane ed europee e di cui hanno fatto la storia. E’ l’omaggio ad un grande calciatore che fino agli inizi degli anni ’70 risultava come uno dei più grandi calciatori argentini di sempre.

Poi sono arrivati i Passarella, i Maradona, i Batistuta, i Valdano, i Messi, gli Higuain… e di Pontoni  se ne sono perse le tracce. Se non fosse per Wikipedia e il Papa, di lui sarebbero rimasti qualche ricordo sbiadito tra gli anziani tifosi del San Lorenzo de Almagro, ma nulla di più…C’è così voluto il tifo speciale del Papa per riesumare dalla dimenticanza sportiva un atleta che conquistò il cuore e gli occhi del giovane Jorge immerso nell’affollatissimo Gasometro, in quel fantastico anno del 1946, anno dello scudetto del San Lorenzo, la squadra dei “Cuervos”, ossia dei preti. A Lorenzo Galliani il merito di aver tessuto la prima biografia italiana di Renè Pontoni e averci regalato la possibilità di entrare negli affetti sportivi del nostro Papa, tifoso di calcio, tifoso di umanità.Pontoni

Un calciatore e la sua città. Recensione di “Schiavio, il segreto dell’Angelo” di C.F.Chiesa

SchiavioQuasi ogni campione sportivo ha un libro scritto su di lui. O addirittura, scritto da lui. La letteratura sportiva “tira”. Sono scritti semplici, giornalistici, anedottici. La lettura scorre agile. Sono merchandising di se stessi buoni per i fans, per i tifosi o tutt’al più per i cultori di quello sport.

Il libro di C.F. Chiesa, “Schiavio, il segreto dell’Angelo” (ed. Minerva, pp. 288, € 15,00) non appartiene a questo genere di letteratura, sebbene Schiavio, su cui evidentemente girano le pagine, sia stato il più grande calciatore della storia del Football bolognese ed uno dei più titolati giocatori italiani.

Senza nulla togliere alla pletora di autobiografie sportive, quella di Chiesa, storico del calcio, è una narrazione che confina con la biografia dei grandi personaggi del passato oppure ad una letteratura sulla storia della città di Bologna. Continua a leggere

La Passione di Cristo: un incrocio impensabile

passione-cristo

Si può vivere senza passione?” è l’espressione della protagonista di un film che ho fatto vedere in una delle classi in cui insegno. La domanda, in prima battuta, sembrerebbe retorica: no, non si può vivere senza passione!
Eppure, sappiamo – è l’esperienza personale a ricordarcelo amaramente- che le nostre giornate sono piene di quest’assenza, gonfie di tanto vuoto, abitate da sconfinati deserti. E continuiamo a vivere, senza vivere veramente. Nella Via Crucis che il Giovanni Paolo II nel Venerdì Santo del 1999 fece scrivere al poeta fiorentino Mario Luzi si trovano questi versi messi sulle labbra del Cristo sofferente mentre si rivolge al Padre: “Com’è solo l’uomo, come può esserlo! Tu sei dovunque, ma dovunque non ti trova. Continua a leggere

La vocazione? Come la siepe!

voc
Una vocazione è un miracolo. Molte volte mi è stata posta la domanda: “come ti è nata la vocazione?“. Rispondere a questa domanda è impossibile perché è un’opera di Dio, la vocazione. Quando Dio conquista un’anima – cioè fa percepire in essa che Lui è la bellezza che essa cerca, che Lui è la vita che il giovane desidera, che Lui è la verità che il cuore domanda – accade il miracolo.

I miracoli, compresi quello che Gesù, il Nazareno, ha compiuto nei giorni della sua vita terrena, Continua a leggere

Miracolo. Si parla ancora di miracoli

Oggi, giorno in cui la Chiesa festeggia la Vergine di Guadalupe, ripubblichiamo una recensione di “Miracoli – L’irruzione del soprannaturale nella storia” (Ed. Lindau) di Francesco Agnoli e Giulia Tanel, che all’evento messicano dedica un intero capitolo.

In copertina, la resurrezione di Lazzaro che Giotto ha realizzato nella cappella degli Scrovegni a Padova. Al centro, maestoso, il Cristo che con un semplice gesto della mano richiama alla vita l’amico Lazzaro, fetido, avvolto da bende nauseabonde. Lo stupore e l’indignazione, la meraviglia e lo scetticismo, la fede e la perplessità si mescolano sui volti dei personaggi attorno alla scena principale. Nella piccola immagine pittorica di Giotto c’è tutta la posizione dell’uomo su Dio e la possibilità di un suo agire, straordinario, tra gli uomini.

Continua a leggere

Recensione di un libro sul terremoto in Emilia e sui terremoti del cuore. “Multivan” di Matteo Prosperini

People walk through the devastated town of Beichuan in China's earthquake ravaged Sichuan province on May 10, 2009.  A year after the Sichuan earthquake devastated huge parts of southwest China, the grief and desperation of the tragedy still haunts the survivors of the magnitude 8.0 tremor. AFP PHOTO/Peter PARKS (Photo credit should read PETER PARKS/AFP/Getty Images)

Il terremoto è il contesto. Ogni storia ha un suo contesto dove disporre i suoi protagonisti. Ogni narrazione letteraria necessita di un orizzonte dentro cui si muove la vita, si incrociano i destini, si agita la fantasia. Ogni romanzo ha una sua ambientazione e non sempre si tratta di qualcosa che sta semplicemente sullo sfondo.

In “Multivan” di Matteo Prosperini (Ed. Pendragon, pag. 201, € 15,00) il sisma del 2012 in Emilia Romagna è il contesto del tutto imprevedibile (eppure, inconsciamente desiderato come si attende sempre qualcosa che cambi la vita come sembra dirci Francesco uno dei personaggi meglio raccontati dall’autore quando sospira “ci vorrebbe un grande evento, una cosa eccezionale”…). Con le scosse si muove la terra, ma pure questo piacevole romanzo in cui si girano le pagine e si accumulano le macerie delle misere vite di un paese della bassa bolognese. Il terremoto è, tuttavia, anche il grande pretesto perché le esistenze Continua a leggere

L’Immacolata per un Giubileo non vano

Logo-Giubileo

La Solennità dell’Immacolata ci parla della Madonna e del suo singolare privilegio. La Chiesa festeggia la sua umana condizione, sin dal concepimento, priva del peccato originale. Dio l’ha preservata o meglio ha fatto valere per lei ciò che si è compiuto sulla croce. il sangue del Figlio di Dio, versato sulla croce, è “per voi e per tutti in remissione dei peccati”. Quel sangue redime dal peccato chiunque si accosti, con purità di cuore, alla sua Passione e la Chiesa, ogni volta che celebra l’Eucarestia partecipa alla Passione, alla morte e Resurrezione di Cristo. Ora, quel sangue ha riscattato non solo quelli che sarebbero venuti dopo, cioè noi, ma anche quelli che hanno atteso e desiderato la salvezza di Dio, prima di Cristo. Così, ad esempio, il sangue di Cristo è liberazione per Adamo.

Il logo del Giubileo ci presenta proprio questa verità. C’è, tuttavia, un di più ancora. Il sangue di Cristo ha redento Maria prima ancora che nascesse. Dio ha voluto per lei, per questa sua figlia prediletta, per questa Madre benedetta, Continua a leggere

Il secolo pieno di croci

Non è solo un libro di storia. “Un secolo senza croce” (Francesco Agnoli, edizioni Sugarco, pag. 151, € 16,00) è qualcosa di meno, è qualcosa di più. L’autore si volge indietro per affrontare la storia del “secolo breve”, così come è definito il Novecento, nella convinzione che molte cose si sono dette, ma forse censurata la natura più radicale.

Il suo non è il noioso ripetersi di date, di uomini, di guerre e di retroscena politici/militari con cui ben altri storici di professione dettagliano i loro studi sulle vicende del secolo passato. Agnoli ripercorre la storia del XX secolo, non attraverso la cronaca, ma indagandone l’anima profonda, cogliendone le ferite, ultimamente, l’orrido abisso in cui il cuore dell’uomo è andato scivolando. Il suo pamphlet non si può definire quindi solamente storico, nel senso più tecnico della parola, quanto uno studio originale di storia ateologica del secolo appena varcato. E’ l’assenza di Dio la ragione ispiratrice di un secolo (ahimè tutt’altro che “breve”, i cui effetti sono ancora mortiferi) tracimante di lutti, cadaveri, orrori come mai nella storia dell’umanità. Quello appena varcato è un lungo inverno dell’umano sottoposto al ghiaccio di ideologie materialistiche, positivistiche, nichilistiche.

Il credo di questi pensieri filosofici, politici, culturali si compone di due articoli dogmatici: “Dio è morto” di nietzchiana memoria e l’avvento del Regno dell’uomo. In sostanza, senza Dio, l’uomo – questa è la pretesa delle ideologie, solo apparentemente contrapposte, del nazional socialismo e comunismo – è finalmente libero… di autodistruggersi. Il lavoro, proprio perché non indugia in puntigliosità cronachistiche, è agile e appassionante.

Non riducendosi ad un excursus dei fatti, Agnoli lo attraversa con la bellezza e la drammaticità sintetica della poesia e letteratura italiana e straniera da Ungaretti a Leopardi, da Monti ad Alfieri, da Svevo a Lussu, da Bernanos a Dostoevskij con le sue intuizioni di fine ‘800 per le quali “senza Dio, tutto è lecito”. Anche la letteratura di regime viene censita per far calare il lettore, con la voce dei cantori di corte, nel humus ideologico e nelle perversioni degli intenti di certe posizioni filosofiche e culturali. La conseguenza di un “secolo senza croce”, ossia di un pensiero che abbia eliminato dall’orizzonte del proprio vivere la Presenza di Dio e quindi di quella realtà sperimentalmente incontrabile che è la Chiesa, è un secolo colmo di croci.

L’architettura dello studio di Agnoli è semplice. Il 900 è il secolo “senza dubbio il più violento e sanguinario della storia umana”. L’ateismo nelle varie forme in cui si è costituito, da un lato si è prefisso di eliminare la presenza cristiana dalla storia. In secondo luogo, si è proposto di annichilire l’uomo, privandolo di una dignità trascendente e ridimensionandolo a pura materia, utile ad ogni forma di manipolazione. Eppure l’autore non si limita a decifrare il secondo scorso, ma introducendo la categoria del “senza croce” offre la possibilità di “leggere” il tempo che stiamo vivendo.

Sorprendentemente, il pamphlet di Agnoli si chiude con un capitolo sull’aumento dei suicidi in Giappone. Non uno Stato retto da un totalitarismo, ma un popolo “senza un Dio padre di tutta l’umanità e presente in ciascuno di noi”. Il suicidio diviene l’estrema forma di autodeterminazione. In quest’ultimo scorcio, il lettore è come avvertito. Non c’è bisogno di dittature totalitaristiche nelle forme conosciute nel XX secolo. La sola cancellazione dei segni cristiani, il relegamento a forma puramente privata della religione, il relativismo come dogma culturale che sancisce l’impossibilità di giungere ad alcuna verità, se non appunto la verità inoppugnabile di tal assunto, non sottraggono il nuovo millennio dal dramma della dissoluzione dell’umano. L’aborto, l’eutanasia, le sperimentazioni sugli embrioni, la sterilizzazione di massa sono gli esiti di una cultura attraversata dalla noia e dalla pretesa dell’io di essere Dio.

Le pagine del lavoro di Agnoli raccontano tuttavia anche della passione di uomini vivi (da Solzenicyn ai ragazzi della «Rosa bianca», sino a Harry Wu, Oscar Biscet ed Armando Valladares), di uomini e donne disposte ad essere crocifisse pur di “piantare”, nelle travagliate vicende della storia, la croce di Cristo.

Note da un matrimonio: l’amore al centro

Quando due giovani si sposano, per loro è riservato un posto d’onore. Il centro della chiesa. E’ una collocazione che nei cambiamenti avvenuti con la riforma liturgica di Paolo VI, non è mutata. E’ la medesima, prima e dopo la riforma. Al centro. Con la liturgia scaturita dal Concilio Vaticano II, è modificato lo spazio di Gesù, del tabernacolo, collocato ora, in una qualche cappella laterale; al poso dell’antico altar maggiore e del tabernacolo, è stato posta la sede del Presidente dell’Assemblea (questo è termine corretto, manco fossimo in CDA di un’azienda) e comunque si è data ad essa, o meglio al prete si è data una visibilità Continua a leggere

News dalla rete
  • Torino/Gandolfini: “Non esistono figli di due madri. Appendino viola la legge e il diritto ad avere un padre”

    appendino di Comitato Difendiamo i Nostri Figli. “Il Comune di Torino partecipa a pieno titolo alla distruzione del diritto di famiglia già operato dalla giurisprudenza creativa ma soprattutto contribuisce a picconare il sacrosanto diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre. Il sindaco Appendino ha tenuto fede alla promessa, fatta nei giorni scorsi, di forzare la mano per registrare un bambino come figlio di due madri. Ovviamente si tratta di un falso in atto pubblico perché qualsiasi essere umano ha una sola madre e un solo padre.  Leggi il seguito… 

  • Quella voglia degli italiani di cambiare davvero il Paese. E di non essere ancora una volta traditi

    salvini_dimaio di Marcello Foa. Il messaggio è forte e chiaro: gli italiani non sono disposti a farsi ingannare dalle lusinghe e soprattutto dalla propaganda dall’establishment. Hanno voglia di una vera svolta e sono sempre più attenti alla coerenza dei leader. Non è un caso che il gradimento di Di Maio sia sceso di 6 punti, mentre quello di Salvini continui a salire, fino a superare, per la prima volta, quello del capo del Movimento 5 Stelle. Gli elettori non gradiscono la disinvoltura con cui quest’ultimo si propone sia alla Lega sia al Pd e non amano chi antepone evidenti, incontrollabili ambizioni personali al perseguimento di un disegno più ampio e nell’interesse del Paese Leggi il seguito… 

  • Il bullo in classe figlio della cappa statalista

    bulli-di-lucca di Marco Lepore. Di fronte al caso dello studente di Lucca che ha preso a testate il professore, al di là delle banalità ministeriali, giova ricordare due cose. La prima: non tutti gli insegnanti preparati sulla materia sono adatti a insegnare. La seconda: anche questa violenza è figlia della logica statale, che non consente un'autonomia gestionale che servirebbe alla scuola statale per ripartire. Leggi il seguito… 

  • Da Riad e dal Cairo, segni di apertura al cristianesimo

    al-abrar-mecca di Stefano Magni. Una chiesa in Arabia Saudita? Il regno potrebbe consentire a una svolta storica, secondo voci che circolano dopo la visita del cardinal Tauran a Riad. Seguendo la stessa tendenza, anche l’Egitto cambia rotta e autorizza 166 luoghi di culto cristiani. Leggi il seguito…