Marco Luscia

Le vergini stolte e i preti furbi

IL giustizialismo è un tratto tipico del moralismo. Quando lo sguardo del credente sia sospinto da zelanti sacerdoti “progressisti” a concentrarsi sull’azione più che sulla contemplazione, quello che emerge è subito un atteggiamento rancoroso verso il mondo, soprattutto quello dei devoti cattolici “tradizionalisti, così legati stolidamente e ipocritamente al magistero ecclesiastico.” Continua a leggere

Ecumenismo senza Dio.

L’importante è amare oltre ogni differenza. Amare e basta nel rispetto di tutto e di tutti, aboliamo i confini tra le confessioni religiose, in quanto opinabilissimi prodotti umani.

Ho accettato la provocazione per vedere dove portano le idee, per cercar di capire se sia lecito ancora parlare di verità senza essere tacciati di fondamentalismo. In tempo di ecumenismo spinto, di “beatificazione” di Martin Lutero, di apertura all’ateismo e di rifiuto di ogni dogma in quanto elemento che divide, proviamo a far nostra questa tesi. L’importante è amare. Continua a leggere

Il

Il diritto di dire mamma e papà

 

 

Oggi mia figlio ha chiesto di fare la lotta, così ci siamo rincorsi lungo i corridoi. Poi, ecco i salti sul letto; lui che vuole immobilizzarmi, io che lo assecondo e fingo per un attimo di essere sconfitto. Ma è solo un espediente; improvviso inarco la schiena e con la forza di un’onda anomala lo sospingo in alto; lui, urlando di gioia ricade sul lettone e la disputa continua. Allora Continua a leggere

La morale degli amorali

Una donna mi racconta di come quando aveva sedici anni ebbe la “fortuna” di raggiungere dopo un concerto il backstage dove si rifocillavano a mezzo alcolici i componenti di un notissimo gruppo rock.

La fanciulla, mi racconta di come insieme ad un’amica, fu subito fatta oggetto di apprezzamenti ed invitata cortesemente ad uscire con i ragazzi del gruppo. Poteva essere un’occasione per conoscere meglio un personaggio famoso, magari diventarne amica. Lei declinò subito perché aveva intuito a cosa miravano i divi della musica. Continua a leggere

Perché la fede-fiducia non è irrazionale.

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[…]Illustrato brevemente come ogni esperienza di fede germini nel cuore stesso di eventi umani che tutti, prima o poi, viviamo e appurato-credo- che noi conosciamo e viviamo fondando gran parte della nostra vita e delle nostre scelte, proprio a partire da questi germinali atti di fede-fiducia, cercherò ora di chiarire come un’analoga esperienza riguardi la fede in Gesù Cristo e nella sua Chiesa.

La fede è prima di tutto una forma di conoscenza. Ma chiediamoci: questa conoscenza si produce in modo proprio così diverso rispetto alla conoscenza scientifica? Anche la scienza muove dalla volontà di un soggetto che inizialmente non conosce dove la ricerca lo condurrà ma essa può procedere con i propri metodi senza esigere che lo scienziato sia inizialmente convinto della bontà della propria tesi di partenza (anche se, a dire il vero, ogni ricerca non può far a meno di un atto iniziale di fiducia, perché ogni conoscenza esige una certa simpatia per ciò che è indagato). Detto ciò, però, la distanza rimane. La differenza essenziale fra conoscenza scientifica e conoscenza religiosa sta nel fatto che la prima per assentire, per convincersi della verità di un asserto, ha bisogno di un’evidenza, la seconda no. “Io credo-direbbe lo scienziato- perché ho visto che le cose vanno proprio così, e poiché dispongo di prove empiriche da tutti constatabili, io dico sì!

La fede invece precede la prova, l’evidenza, il dato oggettivo di fronte al quale devo arrendermi perché lapalissiano. Essa però perviene, ora lo vedremo, ad un grado di certezza analogo, seppur per una via diversa.

Nell’esperienza di fede è la volontà che comanda l’assenso: io davanti a Cristo voglio dire sì! E a partire da tale assenso verifico la bontà di quella scommessa iniziale.

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Vasco

vasco

Si narra che Jim Morrison nelle sue prime esibizioni con i Doors provasse un tale disagio davanti al pubblico da spingerlo a cantare con il volto rivolto verso il palco.  Per tutta la sua breve, eccessiva, bruciante vita, Jim cercò l’assoluto e si chiese come la gente potesse idolatrarlo in quel modo. Non riusciva a capirlo; di più, il fanatismo gli dava enorme fastidio in quanto non faceva che alimentare la sua solitudine. Continua a leggere

Creazione, lotta e mistero.

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Recentemente ho avuto modo di leggere una strana interpretazione del concetto di incarnazione, posta in relazione con la creazione; il teologo, affermava che la scelta di Dio di prendere umana forma in Cristo, rappresenterebbe la rinuncia che Dio compie rispetto al proprio status, per condividere in tutto la condizione umana. Niente di nuovo se ci fermassimo a questo, non si tratta infatti che della riproposizione del concetto di svuotamento, Kènosis, ben delineato da S. Paolo.  Posto, che si tratta di un mistero volto a mostrare sino a che punto l’amore di Dio osi spingersi, ovverosia Continua a leggere

Dio non lo vorrebbe

 

 

Senza alcun diritto io dico: Dio non lo vorrebbe. Voi direte: “chi sei tu per affermarlo”? Nessuno, appunto, ma lo dico: “ Dio  non lo vorrebbe”, opinione libera si chiama.

Non piace l’opinione libera, quando poi si nomina  Dio, si rischia l’accusa di integralismo, mentre “il laico”, purché tale si dichiari ha una patente di impunità e progressismo assicurata.

Dio non lo vorrebbe, lo sento, da buon romantico, da piccolo poeta, lo sento.

Avete fatto in fretta, vi da fastidio la morte, vero? Meglio sbrigare la faccenda rapidamente; una fiala di morfina che ti faccia scivolare via. Continua a leggere

Ragione e mostri

 

 

A volte discutendo con persone anche di una certa cultura mi imbatto in affermazioni di questo  tipo:  “anche i cristiani un tempo erano fondamentalisti, prendevano la bibbia alla lettera, e in fondo il magistero ecclesiastico e la dottrina sono una forma di rigidità che genera atteggiamenti intolleranti”.

Argomenti di tal fatta fanno acqua da tutte le parti. Conosco piuttosto bene l’islam, in particolare la variante radicale e conosco bene il cattolicesimo. Continua a leggere

Macron e la politica del suicidio

 

 

Macron è così, l’essenza del pragmatismo condito di slogan ideali vuoti. L’ideale non può mai dirsi attraverso uno spot, il desiderio si. E la politica di oggi si occupa di desideri e i desideri dividono, frantumano, atomizzano le comunità. Perché ogni desiderio è sempre individuale e solo occasionalmente o raramente, collettivo.

Lo slogan è il linguaggio della pubblicità, della seduzione finalizzata alla mercificazione.

È un prodotto di questo mondo Macron, come tanti altri politici anche nostrani; un ex socialista, che ha conosciuto una radicale mutazione genetica. Continua a leggere

News dalla rete
  • I giovani galantiniani non esistono

    08 Mons Nunzio Galantino di Camillo Langone. “I nostri giovani sono increduli davanti alle motivazioni date per rimandare lo ius soli”, dice Galantino. Non ho ben capito chi siano questi giovani: i giovani italiani? I giovani cattolici? I giovani dell’Azione Cattolica? Se riuscissi a identificarli direi loro: se non credete nella politica, credete nella realtà, credete nel raccapricciante resoconto di Stefano Montefiori (Corriere) sugli ebrei residenti in Francia e in particolare nelle periferie islamizzate Leggi il seguito… 

  • Il patriarca ortodosso vede i segni dell’Apocalisse

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  • Ddl “omofobia”: l’appoggio di Maroni, il silenzio della Chiesa

    ddl-omofobia di Benedetta Frigerio. Sconfitta in Parlamento, la legge sull’“omofobia” (Ddl Scalfarotto presentato alla Camera nel 2013), la prima e la più necessaria a rendere la follia del gender una dittatura vera e propria, sta passando tramite una strategia molto più raffinata, attraverso cui i politici riescono a nascondere più facilmente il loro doppiogiochismo. Leggi il seguito…