Libertà e Persona

Nilde Iotti al di là della mitologia

Il professor Francesco Agnoli ha dedicato una paginata su la Verità del 3 dicembre su Nilde Iotti, intitolata Gli omissis nella santificazione della Iotti, e ha dedicato alla Iotti e alle donne comuniste alcune pagine del suo Donne che hanno fatto la storia, in uscita a marzo per Gondolin. Lo abbiamo intervistato per capirne qualcosa di più.

Agnoli, perchè questo articolo?

Proprio perchè certe santificazioni sono strumentali, oltre che fasulle. Rai 1 celebrerà in questi giorni la Iotti, a 20 anni dalla sua morte, presentandola come un’ “eroina”, espressione di “una classe politica degna di stima e rispetto la cui competenza, a differenza di oggi, non era messa in dubbio. Una classe politica dotata di profondo senso etico dello Stato e abituata a considerare la propria missione altissima, irreversibile. Abbiamo bisogno di modelli così». In questa definizione retorica e pomposa non c’è nulla di vero.

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Bertold Brecht, un servo del potere

Ogni giorno passa ore a infilarsi sporcizia sotto le unghie per sembrare un operaio” (Adorno)

Era così sensibile da aver teorizzato che di fronte alla dittatura di Adolf Hitler era un crimine anche soltanto scrivere una poesia sulla bellezza dei meli in fiore. Ma aveva sempre taciuto sull’altra dittatura, quella stalinista e della Germania dell’est. Che Bertolt Brecht fosse un maestro di doppiezza morale e di opportunismo ideologico si sapeva. Lo abbiamo saputo grazie a Paul Johnson, che gli dedicò un ritratto magistrale fra i suoi “Intellettuali”, a “Cultural Amnesia” del critico Clive James e alla biografia di John Fuegi.

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Il duce si convertì?

[…] Torniamo per un attimo al rapporto di Mussolini con la fede. Ci sono alcuni che sostengono che il duce si sia convertito, alla fine della sua vita, dopo l’arresto nel 1943.

E’ un’ ipotesi che non si può scartare del tutto, ma per ora non mi pare abbia prove degne di tal nome. Anche perchè il Mussolini privato, che parla liberamente, e che conosciamo, per fare un solo esempio, attraverso il diario di Galeazzo Ciano, è sempre quello di un tempo. Il 2 novembre 1942, per esempio, Ciano scrive: “Se la prende con l’Osservatore Romano che lancia spesso frecciate antidittatoriali, e ciò gli dà lo spunto per dire che il cattolicesimo ed il cristianesimo sono in declino ‘perchè vogliono far credere alla gente una quantità di cose che ripugnano al nostro spirito moderno’ ” (si riferisce in particolare al culto della Madonna di Lourdes e Loreto).

Però, chi può leggere nel cuore di un uomo sconfitto, in crisi, fors’anche in preda a qualche scrupolo, che sente avvicinarsi la fine? Detto ciò va rilevato che Mussolini è un uomo molto superstizioso. Non deve stupire. Quanti sono a fine Ottocento e nella prima metà del Novecento le personalità che si dichiarano atee, o che negano conunque un Dio personale, che ricorrono poi a sedute spiritiche, amuleti, cartomanti, e che a tratti non disdegnano neppure, quasi per scaramanzia, una preghierina in chiesa? Un esempio illustre è quello di un uomo per certi aspetti molto simile al duce: Gabriele D’Annunzio (si veda ad esempio Attilio Mazza, D’Annunzio e l’aldilà, Ianieri, 2011). Ebbene anche Mussolini, ne abbiamo numerose testimonianze, “crede fortemente nella iettatura”, cerca segni negli astri, si fa leggere la mano, consulta raccolte di “confidenze” fatte dagli spiriti e portategli da alcune ammiratrici (Quinto Navarra, Memorie del cameriere di Mussolini, Longanesi, Milano, 1946). Di più: in una documentata biografia su Margherita Sarfatti, Margherita Sarfatti. La donna che inventò Mussolini (Angelo Colla editore, Vicenza, 2010), Roberto Festorazzi riporta un episodio piuttosto “curioso” raccontato dalla stessa Sarfatti, nota scrittrice socialista, per molti anni amante e musa ispiratrice del duce: una confidenza di Mussolini su un suo presunto incontro con il demonio.

Un testo blasfemo di Mussolini

Cosa racconta?

Lasciamo la parola alla protagonista e alla sua rievocazione delle parole del duce, in una sera di novembre del 1926: “In una notte come questa sedevo ripensando ad alcuni rilevanti libri mentre all’esterno il vento gelido sibilava tra le montagne… Era circa mezzanotte e tutti a casa dormivano profondamente. Improvvisamente la persiana e la finestra che erano state accuratamente chiuse si spalancarono: ci fu un rombo di tuono e un signore vestito di nero apparve sorridendo e inchinandosi dinnanzi a me. ‘La conosco, Mussolini’, disse. ‘Mi chiamo Satana e sono venuto a vederla e ad aiutarla. Tutti i doni del mondo sono pronti per lei, se li chiede’. Ero sbigottito e tuttavia, nel più profondo del mio cuore, sapevo che si sarebbe avverato. Ma non gli dissi nulla. ‘Che cosa desidera, mi dica: ricchezze?’ No, risposi. Non voglio denaro… Potere!, urlai, e balzando in piedi ripetei con tutte le mie forze: Potere! Potere! Potere!”.

Margherita Sarfatti, commenta Festorazzi, a distanza di anni “non sa come qualificare quella narrazione mussoliniana… si trattò di un sogno, di un’allucinazione, oppure di un’elaborazione fantastica densa di un preciso significato simbolico che Mussolini desiderava fosse tramandato come un segno premonitore della sua gloria?”.

Mussolini attacca il Natale
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Il vero volto di Mussolini

Nel 1919, cento anni orsono, nascevano il Partito popolare di Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi e i Fasci italiani di combattimento, per opera di Benito Mussolini. Ancora oggi la sua figura desta grandi dibattiti, ammirazione ed odio.

Francesco Agnoli, docente di storia, ha ripubblicato per l’occasione “Dio non esiste” (in libreria dal 7 novembre: https://www.fedecultura.com/Dio-non-esiste-p155591061 ), un opuscolo del futuro duce, scritto nel 1904, con una sua ampia postfazione.

Professore, perchè questo lavoro?

Perchè del fascismo e di Mussolini si parla moltissimo, ma spesso semplificando, falsificando, strumentalizzando… Per esempio si sente spesso dire che il motto del fascismo era “Dio, patria, famiglia“, ma ciò è assolutamente errato.

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Festival di Fede & Cultura domenica 17 novembre

Domenica 17 novembre si terrà a Verona l’8° Festival nazionale di Fede & Cultura, un evento che vedrà come ospite d’eccezione Aldo Maria Valli, ex vaticanista del TG1 e autore dirompente e libero sulla situazione attuale della Chiesa.

Gli invitati che parleranno sono inoltre: mons. Nicola Bux – che celebrerà la Santa Messa di sempre – il prof. Stefano Fontana, Ettore Gotti Tedeschi, ex Presidente della nasca vaticana IOR, don Ernesto Zucchini presidente della Fondazione Maria Valtorta, lo psicologo Gilberto Gobbi, il dott. Cesare Ghinelli ex massone convertito alla fede cattolica, il dott. Marco Zanca che racconterà la sua esperienza di mobbing in ospedale, e il prof. Ugo Sauro, studioso devoto della santa Vergine Maria.

Ci sarà la presenza straordinaria di Cristian Nani, referente italiano della World Watch List, lo studio annuale sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo.

Sarà una lunga giornata di fraternità con incontri personali e comuni con questi grandi autori. Il buffet per pranzo vedrà specialità locali.

La partecipazione è possibile previa iscrizione al link https://link.fedecultura.com/festival2019 con un contributo per il buffet di 17 euro o senza pranzo di 10 euro. Un prezzo speciale e baby-sitting gratis per i bambini.

Per chi si iscrive entro il 31 ottobre ci sono in omaggio tutti i video del Festival 2018.

Il culto della Pachamama

Sangue, animali sacrificati, preghiere alla Madre Terra e riti sincretici fra cristianesimo e paganesimo. In Bolivia ha avuto luogo il millenario rituale della Wilancha, con cui i minatori locali cercano di ingraziarsi la dea Pachamama, ossia la Madre Terra, e El Tío, una sorta di figura demoniaca, per chiedere che le miniere non si esauriscano. Un rituale antico ed estremamente violento,che si è ripetuto all’alba di questo sabato, nella maggior parte delle miniere private e statali situate nell’area andina. Come riporta il quotidiano sudamericano El Universo, una delle cerimonie più importanti si è svolta nella miniera d’argento di San José, alla periferia della città andina di Oruro, nella parte orientale della Bolivia. La cerimonia si è svolta in questo modo. I minatori hanno allestito una lunga fila di tavoli con incenso, erbe e radici che hanno poi cosparso di alcol e birra, mentre sei lama sono stati tenuti fuori dalla miniera per essere sacrificati.

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Una morale positiva

Un altro aspetto affascinante del cristianesimo è la sua positività rispetto alla vita, ben espresso nella morale della Chiesa: essa è, infatti, per utilizzare un’espressione del pontefice Benedetto XVI, “la comunità dei sì”. Il sì di Maria, nonostante ciò che le viene proposto non sia facile, è all’origine della storia della salvezza; il sì alla volontà del Padre, quale che essa sia, è il cuore della preghiera insegnata da Cristo (fiat voluntas tua); il sì è il cuore del matrimonio, scelta di amare per sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia; il sì, l’aprirsi agli altri, è, ancora, il motore della carità e della missione che porta per secoli i missionari a dedicare la loro vita a persone di colore, religione, costumi diversi. Oggi questo non è molto compreso dalla cultura dominante: si sente spesso dire che la Chiesa dice sempre no; che la sua morale è oppressiva.

Per secoli, dall’Oriente all’Occidente, si è ritenuto l’opposto. Del resto non è forse vero che la cultura dominante di oggi, relativista ed egoista, mentre accusa la Chiesa di dire sempre no, nega di continuo l’amore e il Dio della vita, opponendo il suo no pervicace a ciò che è bello e buono? L’egoismo, la vendetta, la prepotenza, sono dei no. E l’aborto, il divorzio, la droga, l’eutanasia… tutte le altre “libertà” di cui si favoleggia, cosa sono, se non, anch’essi, un no, pieno, sonoro, alla vita? Un no al disegno di Dio per ognuno di noi? L’esito della cultura odierna è appunto, il no: il nichilismo.

Il Dio dei cristiani, invece, chiede di dire sì, alle circostanze, alle persone, al bene che incontriamo ed anche ai sacrifici che ci sono richiesti. Promettendoci la felicità non nell’aldilà, soltanto, ma anche su questa terra: “il centuplo, quaggiù, e l’eternità”. Non è un caso dunque che nella Rivelazione Dio si definisca per affermazione, non per negazione: “Io sono colui che è”; “Sono la Via, la Verità e la Vita….”.

Il sì, però, comporta anche l’esistenza del no; il Bene, nella caducità terrena, la possibilità del male. Non è sempre facile dire sì, perché ci è spesso offerta la scorciatoia, la fuga, l’illusione della facilità del no. Per questo la Bibbia è Rivelazione in due parti: nell’Antico Testamento Dio dà i comandamenti: alcuni sono positivi (“Io sono il Signore Dio tuo…”; “Onora il padre e la madre”), altri, i più, sono negativi (“non uccidere, non rubare…”).

Dio agisce con l’umanità come si fa con un figlio: finché è piccolo, occorrono dei no, chiari, precisi, per il suo bene; poi il figlio cresce, incomincia sempre più ad avere una sua personalità, una sua libertà, l’uso della ragione. E allora i genitori non possono più limitarsi ai no: devono dargli le ragioni profonde di quei no; devono cioè indicargli uno stile di vita, dei modelli, una tensione ideale, una meta. E’ l’ora del sì, che costruisce la persona.

Così al Vecchio Testamento, segue il nuovo, in cui tutta la legge è racchiusa nell’unico comandamento, tutto in positivo, dell’Amore: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (Matteo 22,37-40). Nella pedagogia dei grandi santi educatori si ritroverà questo stesso stile di Dio. Santa Teresa Verzeri, ad esempio, o san Giovanni Bosco prenderanno per mano i loro discepoli, insegnando loro il timore, e, soprattutto, l’amore di Dio. Perché, come spiegava un tempo il catechismo di san Pio X, così semplice e chiaro, Dio accetta il nostro “amore servile”, ma desidera che questo amore diventi “filiale”. Vuole che arriviamo a non fare il male, non solo per un giusto timore, della creatura verso il Creatore, ma per amore Suo. Solo così si spiega il detto di sant’Agostino: “Ama, e fai ciò che vuoi”.

Tratto da: https://www.amazon.it/Indagine-cristianesimo-costruito-meglio-civilt%C3%A0/dp/8867370243

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Papa Francesco e lo scisma

di Thomas G. Weinandy OFM, Cap.

The Catholic Thing, 8 ottobre 2019

Trad. Renzo Puccetti

Nella sua lunga storia la Chiesa non ha mai dovuto affrontare una situazione come quella in cui si trova in questo momento. Papa Francesco ha parlato recentemente di un possibile scisma nella Chiesa, uno scisma che non lo spaventa. Abbiamo avuto molti scismi nel passato, ha detto, e ci saranno scismi nel futuro. Dunque non c’è niente di cui temere nel presente. Tuttavia è la natura del possibile scisma di oggi che è nuova e questo nuovo scisma senza precedenti è spaventoso.

Non si può fare a meno di pensare che Francesco si riferisca a membri della Chiesa negli Stati Uniti. Dall’America Francesco riceve le critiche più teologicamente impegnative e pastoralmente preoccupate che si concentrano su un discutibile rifacimento della fede e della Chiesa. La corte di Francesco ritiene che tale censura origini dall’interno di un’élite intellettuale conservatrice politicamente motivata a cui appartengono molti facoltosi.

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