Francesco Agnoli

L’altro festival, a Rallo (3/4/5 giugno)

Non solo Festival dell’economia! Negli stessi giorni, in val di Non, nel parco di Rallo (Ville d’Anaunia), ci sarà un altro festival, più popolare, più festaiolo, ed anche, forse, meno conformista.

L’idea è del giovane sindaco Samuel Valentini, noneso di vasti orizzonti anche grazie alla sua laurea in scienze internazionali a Gorizia. Il ricco programma prevede aree di ristoro, area bambini con giochi e attività, spettacoli e concerti per alcuni giorni. Cerchiamo l’estate tutto l’anno, e all’improvviso, eccola qua!

Non solo festa e svago, però. Il festival vuole anche contraddistinguersi per l’alto livello del programma culturale, il 3, il 4 e il 5 giugno, dalle 14.30 alle 18. Il tema dominante è l’energia: quella dell’atomo, l’energia delle idee, l’energia del maschile e del femminile…

Si alterneranno giornalisti e intellettuali noti per il loro pensiero libero e non conforme al mainstream dominante, come Marcello Foa, grande esperto di esteri, già presidente Rai e fondatore dell’Osservatorio Europeo del giornalismoMario Giordano, volto noto della televisione, 

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Maria Zambrano: dire sì alla vita

Nel 1881 la filosofa spagnola Maria Zambrano scrive una breve riflessione autobiografica, intitolata Adsum: sono presente, sto qui, ci sono, ci sto.

La vita è questo: dire sì o dire no; dire vita o morte; nascita e rinascita o annullamento e ricerca di fuga.

Nasciamo così: feriti dalla luce, costretti ad aprire gli occhi, a fare la fatica di respirare (“quell’istante terribile in cui fu necessario aprire gli occhi e respirare”)… che salto! che tuffo nell’essere! che mare di possibilità, di potenza e di impotenza, da sperimentare… Questa prima luce, questo primo respiro sono la vita, con la sua fatica e la sua bellezza. Diciamo infatti: “respiro”, quando l’angoscia è placata… la luce ferisce, ma anche illumina, dà colore, comunica calore… ci spinge ad osservare, a cercare…

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Cosa direbbe Degasperi davanti alla guerra odierna?

Provo a rispondere citando soltanto due sue affermazioni.

La prima precede di poco la prima guerra mondiale. Non pochi giornalisti e politici applaudono e gettano benzina sul fuoco. In altre parole “giocano alla guerra”, senza rendersi conto che anche loro stanno dando un contributo ad accenderla. Scrive Degasperi, in questa situazione: “Si faccia o non si faccia [la guerra], è però caratteristico con quanta leggerezza certa stampa guerrafondaia parli di un avvenimento che, comunque finisca, sarà un nuovo flagello per la società intera e una sventura per i contendenti”. Mi sembra che tale affermazione sia adatta anche all’attualità: in troppi discettano di questa guerra, incalzano e nello stesso tempo minimizzano, spiegando che tanto nessuno scatenerà mai una guerra mondiale. Chi lo ha detto? Riteniamo davvero di poter sapere cosa può succedere continuando ad alzare il livello dello scontro militare, verbale, ed economico?

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Onorevole Bazoli (PD), un’ eutanasia tira l’altra! (2)

E’ noto a tutti l’ “effetto Werther”, cioè il fatto che i suicidi tendono a moltiplicarsi per emulazione, per imitazione, come all’epoca in cui il famoso romanzo di Goethe, I dolori del giovane Werther, determinò un’epidemia di suicidi tale da indurre alcuni governi a vietare la diffusione del libro. Ebbene, quando una cultura finisce per accettare e legalizzare il suicidio assistito, anche le barriere religiose, culturali e morali, di fronte a questo gesto estremo, cadono, ed è inevitabile che l’eutanasia legale di qualcuno influenzi e favorisca altre eutanasie, a catena.

Una storia riportata da un personaggio non sospettabile come Umberto Veronesi, forse il più celebre propagandista dell’eutanasia in Italia, ci dice dove possa portare l’idea di una società che invece di farsi carico del dolore dei suoi membri, si dispone ad eliminarli. Scrive Veronesi: “Mi ha raccontato un amico, un medico in un paese in cui la legge consente il suicidio assistito: ‘Ho accompagnato un mio paziente, che voleva essere aiutato a morire. L’inviato dell’organizzazione ha preparato la pozione letale, il paziente ne ha bevuta la metà e poi ha avuto un ripensamento. L’incaricato gli ha detto: ‘Guardi che così rischia di avere delle sofferenze indicibili. Beva tutto perché io sono venuto qui perché lei finisca di bere!’ Il paziente ha obbedito ed è morto” (Umberto Veronesi, Il diritto di morire, Mondadori, 2005)».
Vedi: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2022/04/onorevole-bazoli-pd-eutanasia-perche-no-1/
 

Francesco e l'”abbaiare della Nato alla porta della Russia”

Sin dall’inizio della guerra in Ucraina il papa si è rifiutato di fare il “cappellano dell’Occidente“. Già nella prima e nella seconda guerra mondiale i pontefici avevano evitato di schierarsi, consci da una parte del loro ruolo universale, dall’altra di trovarsi di fronte a conflitti provocati non da una sola parte.

Durante la seconda, gli Usa spinsero spesso Pio XII ad intervenire, con condanne del nazismo strumentali, ma il papa rispose che da una parte c’erano i nazisti, già condannati nell’enciclica Mit brennender sorge,  e dall’altra i comunisti! Nessuno dei due fronti poteva dunque presentarsi con tanta disinvoltura come il “Bene” contro il male.

Analogamente, a Mussolini che tentava di spingere la Santa Sede  a pronunciare nuove condanne del comunismo, il Vaticano rispose che la posizione della Chiesa sul comunismo era chiarissima e notoria,  ma che un pronunciamento strumentale in quel particolare momento sarebbe stato evidentemente strumentale e fazioso.

Ebbene, riguardo all’attuale guerra in Ucraina, ieri Francesco ne ha parlato nuovamente, dopo che da giorni e giorni la sua posizione veniva attaccata in Occidente perchè definita, molto sommariamente, “equidistante“, se non addirittura “filo-putiniana”. Francesco è stato chiarissimo: l’aggressione all’Ucraina va condannata, e il popolo ucraino, come sostenuto sin dal principio, è la vera vittima della guerra.

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