COVID E MISURE SANITARIE UN’OPPORTUNITÀ PER PERSEGUITARE LE RELIGIONI. Il parere del Corriere della Sera.

Una Chiesa a Torino durante la serrata sanitaria

Il 30 novembre 2022, sul Corriere della Sera, Danilo Taino ha scritto un interessante articolo dal titolo “Misure anti-Covid o misure anti-fedi?”, riferendo il risultato di un’importante ricerca condotta dal Pew Research Center, che da poco ha pubblicato un rapporto su come le restrizioni legate alla lotta alla pandemia abbiano colpito i credenti nel 2020.

Non si indica certamente l’Italia o qualche altra nazione europea tra quelle che hanno ristretto le libertà religiose, ma una misura ha accomunato anche l’Italia quando, per esempio, si è trattato di chiudere le chiese e lasciare aperti i bar, cadendo in palese contraddizione. L’articolo pone in evidenza diversi aspetti.

Dal Corriere della Sera del 30 novembre 2022, 21:25 C’è chi nella pandemia da Covid-19 ha visto un’opportunità. Per esempio, alcuni governi che hanno voluto reprimere gruppi religiosi non graditi, oppure attivisti che non sopportano le minoranze di una fede diversa. Il Pew Research Center ha appena pubblicato un rapporto su come le restrizioni legate alla lotta alla pandemia hanno colpito i credenti nel 2020. Su 198 Paesi analizzati, in 46 (il 23%) le autorità hanno utilizzato misure fisiche, come arresti e prigione, nei confronti di chi si era riunito per pregare, allo scopo formalmente dichiarato di limitare i contagi: in 11 di questi Paesi si sono verificati assalti fisici da parte delle autorità.

In 54 Paesi (27%), gruppi religiosi sono ricorsi ai tribunali o hanno protestato pubblicamente per restrizioni applicate agli incontri in moschee, sinagoghe e altri luoghi di culto in modo più drastico rispetto a bar e ristoranti e rispetto alla religione predominante in quella cultura. In 74 Nazioni (il 37% del totale), lo studio ha verificato casi di governi che hanno imposto limiti alle riunioni religiose; governi, gruppi privati o individui che hanno accusato certi credenti di avere propagato il Covid; individui singoli che hanno usato violenza contro religiosi. Naturalmente, non tutti gli interventi pubblici erano ingiustificati, mossi dalla volontà di reprimere una particolare fede. Gli incidenti individuati dal Pew Research Center si sono verificati in 12 Paesi delle Americhe (34% della regione), in 15 dell’Africa sub-sahariana (31%), in sette del Medio Oriente e Nord Africa (35%), in 20 dell’Europa (44%) e in 20 dell’Asia-Pacifico (40%). Un po’ ovunque nel mondo, insomma: la ricerca non entra nel merito di quali casi fossero giustificati o meno, c’è però da supporre che le motivazioni degli interventi siano state di tipo diverso a seconda del grado di democrazia e rispetto della legge di ogni Paese. In Azerbaijan, per esempio, in un caso la repressione da Covid ha colpito la comunità sciita che commemorava una festa religiosa. Nel Myanmar, i divieti sono stati più rigidi per i cristiani e per i musulmani che per i buddisti. Dall’altra parte, nel New Jersey, la polizia arrestò 15 persone che partecipavano al funerale di un rabbino in violazione delle regole anti-pandemia. Non ovunque le restrizioni e i lockdown sono stati politicamente e religiosamente neutri.

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