Anche un professionista dell’aiuto può provocare danno … lupi travestiti da agnelli

Pasquale Riccardi, Psicologo-Psicoterapeuta Docente Asl
per la Seconda Università di Napoli Federico II
Formatore psicoterapeuta per centro Logos (Ce)

Il Prof. Pasquale Riccardi ci dona questo articolo che nasce come risposta alle domande che alcuni pazienti gli hanno formulato nel corso della giornata lavorativa e del tempo e più volte ricorse anche nelle trasmissioni alla Radio: come si fa ad individuare un bravo terapeuta? Egli ha cercato di chiarire quale effetto negativo possa causare anche un supporto di aiuto sbagliato. Così, è meglio riflettere prima di chiedere aiuto.

Marcello Giuliano

Di Pasquale Riccardi

È normale chiedere aiuto in un momento di difficoltà e da sempre l’uomo lo ha fatto. Ha chiesto aiuto quando una relazione si è incrinata, quando non è riuscito a trovare un senso nella vita, quando una sofferenza, un dolore, lo ha attanagliato e quando si è visto perso in una decisione importante da prendere.

La suggestione pagana dell’oracolo

Dalla notte dei tempi, forse da sempre, l’uomo ha fatto ricorso a forme di aiuto rivolgendosi all’altro simile e quando non gli è bastato ha chiesto lumi agli dei. Si è rivolto all’oracolo, considerato un’autorità infallibile e fonte di saggezza; da questi ha atteso consigli, suggerimenti e profezie.

Lupi in veste di agnelli

Ma anche l’oracolo è risultato fallimentare, presagendo, il più delle volte, il male che comprometteva la vita stessa del richiedente, facendolo ripiegare in uno scetticismo e pessimismo esistenziale. In una sorta di sfiducia e scongiura totale. A giusta ragione, il salmista evita l’oracolo, facendo appello ad un’altra saggezza di vita, DIO, e per la quale recita:

«Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo……Nell’angoscia invocai il Signore, nell’angoscia gridai al mio Dio…» (Sl 17).

Si coglie, da parte del salmista, a partire dal IV e III secolo a.C., lo spostamento dall’affidamento fallimentare dell’oracolo al Signore Dio dell’Universo e del creato. Un affidarsi non alla sorte, ma alla certezza del Signore come punto di riferimento per le avversità della vita.

Mentre l’oracolo ti presagisce e ti lascia nel male, il Signore si propone come punto di riferimento e non ti lascia nel male, come recita il salmista.

Oracoli moderni delle professioni di aiuto a buon mercato

Nella società moderna del Web, dove pullulano informazioni e disinformazioni, stimoli, immagini e descrizioni di fatti e misfatti, non è facile trovare riferimenti stabili e duraturi, come i valori e la fede, e si rischia di perdere la propria identità. D’altro canto, il proliferare delle diverse forme di psicoterapia e professioni di aiuto a buon mercato, come certi counselor e life coach improvvisati, non sempre assicura il prezioso ritrovamento di sé. (Riccardi P., Parole che trasformano, psicoterapia dal vangelo, Ed Cittadella 2014). E il più delle volte divengono una sorta di oracoli dei tempi moderni.

Parole semplici e soprattutto gratuite

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Beato Angelico, Discorso della montagna (1438 – 1440 ca.), affresco

A prestare soccorso al diffuso senso di smarrimento giungono, sempre attuali, le parole semplici e profonde, ma soprattutto gratuite, di Gesù di Nazaret:

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. […] Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita»” (Mt 11 29-30).

L’ imperativo è «Venite a me». Rivolgendosi a coloro che sono stanchi e oppressi, Gesù si propone lui stesso modello di accoglienza e di vita per quanti vogliono confidare in Dio.

In crescita il ricorso a professionisti della relazione di aiuto

Negli ultimi anni il ricorso a professionisti della relazione di aiuto è in aumento. Vuoi l’esperienza del Covid-19, vuoi la continua minaccia della guerra, dell’economia precaria ecc., l’uomo vive una sorta di smarrimento esistenziale, non in sintonia con il concetto di salute quale definita dall’organizzazione mondiale della salute quale “stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità” (OMS).

Parlare di sé non sempre è terapeutico. Occorrono riferimenti valoriali

Ciò che è impellente per l’uomo di oggi è ritrovare il senso perduto della vita che è indipendente dal concetto di malattia. Per farlo, ci si affida al professionista e ad egli affidiamo la nostra storia, comunichiamo le nostre ferite, i nostri dubbi ed ogni altra sorta di intima esperienza. Spesso, ci fidiamo con semplicità e a volte superficialità della persona, pensando che il parlare di sé, scaricarsi, esprimere ciò che si pensa senza censura, sia terapeutico. Erroneamente, si crede che sfogarsi fa sempre bene.

Ogni espressione deve avere e trovare la base in un significato, appoggiarsi a dei valori, prevedere una morale. Ed allora, che sia ben chiaro, anche un supporto psicologico e o spirituale, quando non sostenuto da valori, eticità e responsabilità, può causare danni. E oggi, la ricerca scientifica sulle professioni di aiuto, con gli studi sull’Evidence-Based Medicine, sull’Evidence-Based Practice e l’evidence – based in psicoterapia, hanno portato nuovi e illuminanti studi, non solo sul funzionamento della mente e del cervello, ma anche sui danni alla psiche, derivanti da uno scadente e cattivo supporto psicologico.

Il cattivo “medico” e la psicosi iatrogena

Un cattivo medico, psicologo, psicoterapeuta, o guida spirituale che sia, non solo non garantisce miglioramenti, ma rende più nevrotica la persona.

La dottrina sul senso della vita di Viktor E. Frankl ...
Viktor E. Frankl

Lo psicologo e psichiatra esistenzialista, Viktor Frankl, a me caro e conosciuto, usa il termine “nevrosi iatrogena” (iatrogeno, di derivazione greca, da ‘iatros’ che significa medico e ‘gennan’ generare) per indicare il danno provocato, generato dal professionista.

Senza un’accurata visione della vita, dei valori, delle proprie credenze e della propria fede, il professionista della salute mentale il più delle volte brancola nel vuoto, non entra in empatia e si trincera dietro il dare consigli per sostenere il proprio intervento. Niente di più errato.

Statura morale del professionista e competenze imprescindibili

Il processo di aiuto, da parte del professionista, richiede una serietà tale che non lo si può improvvisare. C’è, bisogno di studio, duro lavoro con sé stessi, acquisizioni di abilità tecniche, come il sapere prestare attenzione, ascolto attivo, individuazione del problema, obiettivo di cambiamento e contratto terapeutico. Senza questo approfondito processo di umiltà, anche uno psicologo, psicoterapeuta, professionista di aiuto che sia, scoppia in “giochi psicopatologici di relazione”, aggravando la condizione del richiedente aiuto.

Senza un riconoscimento del proprio senso del limite, emerge un inconscio senso di onnipotenza che si maschera nel formulare sentenze, soluzioni e consigli spesso anche contro i valori dell’altro. Atteggiamento, questo, che non dà potere all’altro, anzi lo toglie.

Le risorse della persona

Non è un caso che Gesù Cristo, in alcuni miracoli, fa appello alle risorse stesse della persona quando dice:

Va’, la tua fede ti ha salvato” (Mc 10, 46); “Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata” (Mt 9,22) (Riccardi P., Psicoterapia del cuore e beatitudini, ed Cittadella, 2018)

Attenti, perché nelle buone intenzioni, un cattivo intervento di aiuto può incidere, in negativo, nell’influenzare sentimenti, pensieri, atteggiamenti e comportamenti, aggravando un’ulteriore peso.

«Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! (Lc 11, 46)

Va da sé che esistono linee guida professionali, come ad esempio, un’analisi personale fatta dal professionista in prima persona (lo richiedono i diversi ordini professionali e già anticipatamente richiesto da Freud per diventare psicoanalista). Un’accurata formazione legalmente riconosciuta e non improvvisata in corsi e corsetti della durata di ore. Conoscenza e rispetto del codice deontologico della propria formazione. Ma soprattutto il proprio orientamento alla vita su quali presupposti si basa?

Cosa cercare e cosa evitare

Alcuni suggerimenti possono essere indicativi quando si sceglie un aiuto. Essere attenti se l’altro tende a:

  • dare consigli, ad esempio, dicendo: per la mia esperienza è meglio che fai…;
  • emettere giudizi critici, dicendo sei un fallimento…;
  • parlare dei suoi disagi, ad esempio, lasciando poco spazio all’ascolto;
  • non riconosce i sentimenti dicendo: tranquillo, ti passerà.

In sintesi, una sana relazione è caratterizzata dalla sana intimità dove ognuno è a proprio agio. Senza questa percezione meglio riflettere prima di affidarsi.

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