NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL’UNIVERSO: Il paradiso aperto a un ladro!

Tiziano Vecellio, Cristo Crocifisso e il buon ladrone, 1566 ca, Bologna, Pinacoteca Nazionale

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi (1,12-14)

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci

di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – “NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL’UNIVERSO” – ANNO C – 20 Novembre 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Il processo cattolico di beatificazione prevede a un certo punto il decreto con cui il Papa riconosce il grado eroico delle virtù cristiane (teologali: fede, speranza e carità; cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza; altre: povertà, castità, ubbidienza, umiltà, ecc.), praticate dalla persona candidata, da allora riconosciuta con il titolo di «venerabile». Uno dei malfattori appesi alla croce, ha dimostrato in pochissimo tempo a Gesù, crocifisso vicino a

lui, un modo esemplare di esercitare le virtù.
Ce lo ricorda l’evangelista Luca (23,35-43) nel brano proclamato nella festa di Cristo Re. Il ladrone si dimostrò uomo di grande fede, pronto a riconoscere in quell’uomo condannato alla crocifissione, il Salvatore e Signore del regno celeste. Manifestò nel contempo un’insuperabile speranza che lo portò a consegnarsi a un morente, sicuro d’essere salvato e una meravigliosa carità nel cercare di far sì che il compagno di croce si lasciasse salvare dal Crocifisso segnalandolo del tutto innocente ai soldati e ai capi che lo deridevano e al popolo che stava a vedere.
Il testo sacro così descrive questi attimi di conversazione fra i tre crocifissi: «Uno dei malfattori lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”». Santo subito! È l’unica canonizzazione fatta da nostro Signore. Il «buon ladrone» o «ladrone penitente» compare nel Martirologio Romano della Chiesa cattolica come san Disma, il 25 marzo, con l’annuncio: «Commemorazione del santo ladrone di Gerusalemme che confessò Cristo sulla croce e meritò di sentirsi dire da lui: “Oggi sarai con me in Paradiso”».
Tiziano Vecellio ci ha lasciato il quadro «Cristo Crocifisso e il buon ladrone» dipinto con aiuti nel 1566 circa, ora alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. In una scena impaginata prospetticamente in modo sorprendente, la tela, forse ritaglio di una più grande, mostra il Salvatore luminoso anche dalla croce e Disma che, con la mano destra rivolta al cielo, implora: «ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Il pittore veneto lascia intuire i presenti sotto le croci e chi sostiene la scala appena staccata dal palo verticale di destra.
Disma è commemorato in una preghiera ortodossa orientale recitata prima della Santa Comunione e indirizzata a Gesù Cristo: «Non parlerò del tuo mistero ai tuoi nemici, né come Giuda ti darò un bacio; ma come il ladro ti confesserò: ricordati di me, o Signore nel tuo regno».

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