“La risurrezione della carne”

Beato Angelico (1447)- Luca Signorelli (1499-1502), Resurrezione della carne

Colletta

O Dio dei viventi,
che fai risorgere coloro che si addormentano in te,
concedi che la parola della nuova alleanza,
seminata nei nostri cuori,
germogli e porti frutti di opere buone per la vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – 04 Settembre 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Lo splendido Duomo di Orvieto è stato costruito come un maestoso ostensorio per custodire il corporale del miracolo eucaristico di Bolsena (1263). Nella cappella di San Brizio del transetto destro, si trova uno dei massimi esempi di pittura rinascimentale: il ciclo delle «Storie degli ultimi giorni» avviato dal Beato Angelico (1447), ripreso e completato da Luca Signorelli cinquant’anni dopo.

Si resta incantati davanti all’affresco de «La Risurrezione della carne», parte della serie «Il Giudizio universale».
Leggiamo il brano di Luca (20,27-38) in cui Gesù risponde ai sadducei «i quali dicono che non c’è risurrezione». Questa corrente spirituale costituitasi verso il 130 a.C., tipica d’una classe sacerdotale, respingeva la Tradizione orale e accoglieva solo la «Torah» (per i cristiani il «Pentateuco», i primi cinque libri della Bibbia). Forti di non trovare nella «Torah» riferimenti alla vita dell’uomo dopo la morte, essi negavano la risurrezione. L’evangelista racconta che i Sadducei espongono a Gesù il caso di una donna diventata successivamente la moglie di sette fratelli, tutti morti senza figli e, citando la legge del levirato, concludono: la risurrezione dei morti è impossibile. Il Maestro ribatte proprio richiamando la Torah: «Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
La scena creata dall’artista si inizia dai due angeli di Dio che dal Paradiso (espresso dal fondo dorato distintivo della presenza divina e del conseguente incontro con i fedeli a Cristo) annunciano l’avvio del «Giorno del Signore», attraverso il suono delle trombe con il vessillo del Risorto.
Straordinaria è la scelta di Signorelli: raffigurare gli eletti come giovani trentenni (l’età di Gesù) che, spuntando da un suolo piatto e nudo e non da tombe, testimoniano nella bellezza e nella perfezione del corpo la vittoria sulla morte in proporzione all’intensità del cammino di fede (corpi completamente o in parte formati). Uomini e donne, in corpo e anima (indicata dall’ombra dei risorti, sul terreno) si ritrovano, si abbracciano, conversano tra di loro a conferma che non si perdono i legami della vita terrena.
Il filosofo e scienziato Blaise Pascal, portò con sé dal 1654 fino alla morte (1662) un foglio cucito nell’interno della giacca, scoperto il giorno in cui morì. Ecco una parte del testo: «Dio d’Abramo, Dio d’Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei dotti. Certezza, certezza. Sentimento. Gioia. Pace. Dio di Gesù Cristo. Dio mio e Dio vostro. Il tuo Dio sarà il mio Dio. Oblio del mondo e di tutto fuorché di Dio. Egli non si trova se non per le vie indicate dal Vangelo».

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