“Storia di un santo smascherato”

Soichi Watanabe, Gesù e Zaccheo, olio 2012

Antifona

Non abbandonarmi, Signore, mio Dio,
da me non stare lontano;
vieni presto in mio aiuto,
o Signore, mia salvezza. (Sal 37,22-23)

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – 29 Ottobre 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

A Gerico, nella valle del Giordano vicino al Mar Morto, conosciuta come la «città delle palme» e frequentata dalle persone dell’aristocrazia gerosolimitana come luogo di villeggiatura invernale, si trovava uno dei posti di controllo doganale dell’amministrazione romana. Zaccheo era il capo dei controllori, di coloro cioè che pagavano in anticipo le tasse della loro zona per poi riscuoterle dai singoli cercando di trarne profitto. Narra l’evangelista Luca (19,1-10): «Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando,

quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là».
Il dipinto «Gesù e Zaccheo» realizzato ad olio nel 2012, rappresenta il seguito del racconto: «Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”». L’autore è il giapponese Soichi Watanabe che, dopo aver assistito a una lezione sulla fede e l’arte di Albrecht Dürer, scopre la vocazione: essere da artista uno strumento di Dio. Il cittadino di Gerico, malvisto da tutti anche perché ritenuto collaborazionista con i romani – gli odiati oppressori dei palestinesi – è raffigurato a colori vivaci sull’albero mentre risponde alla chiamata del Nazareno che lo guarda indicandolo con il braccio. Il pittore lo dipinge con il capo uguale a quello di Gesù nella forma e nelle tinte, a sottolineare la perfetta sintonia e la differenza dagli altri.
Non sappiamo quali motivazioni spingessero quest’uomo a desiderare di vedere Gesù. Sta di fatto che l’artista è riuscito a rendere immediatamente comprensibile quanto Zaccheo vuol compiere subito dopo il decisivo incontro. Soichi Watanabe commenta l’opera dichiarando: «Volevo mostrare la gioia di Zaccheo sotto forma di un fiore e il colore giallo». Colpisce che il fiore srotolato intorno al corpo sia l’ampliamento del cuore dell’ebreo figurato nella tipica stella. Non c’è alcun dubbio: chi sinceramente si lascia incontrare da Gesù – la mano sul cuore – fiorisce a nuova vita splendente («Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia») e carica di frutti («Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto»).
Di fronte al quadro, costruito in stile semplice e simbolico, in parte astratto, in parte figurativo, il gesuita Filippo Chircop ci apre a contemplarne la profondità.
«E si spera/che un popolo trasformato/non sia più una folla ma una comunità/benedetta da una nuova coscienza/e una nuova visione/abbastanza grande da vedere che forse/questa è la storia/non di un peccatore pentito/ma di un santo nascosto, ora smascherato».

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