“La pratica legale è chiusa”

Pieter Fransz de Greber, Il giudice ingiusto e la vedova perseverante, 1628. Museo delle Belle Arti di Budapest

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – 16 Ottobre 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Antifona

Io t’invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi. (Sal 16,6.8)

Si è aperto un velario. La scena presenta una donna in luce e un uomo in ombra. Sembra il fermo immagine di un racconto giunto al momento decisivo, alla svolta risolutrice. L’opera realizzata da Pieter Fransz de Greber originario di Haarlem, una città dei Paesi Bassi, firmata con monogramma e datata (P.DG.AN 1628), è intitolata «Il giudice ingiusto e la vedova perseverante». L’artista ha dipinto ad olio su tavola, ora al Museo delle Belle Arti di Budapest, la conclusione della parabola narrata da Gesù e presentata dall’evangelista Luca (18,1-8) «sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai».


Gesù inizia dicendo: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia [altra traduzione “Deciditi una buona volta”] contro il mio avversario”». Al centro della parabola, e perciò al centro del dipinto, sta la donna privata dei suoi diritti dopo la morte del marito che ripetutamente, per ottenere giustizia, tormenta il giudice, ateo e senza compassione, per nulla interessato alla faccenda.
Alla fine, la vedova, povera ma insistente, è riuscita a vincere la resistenza del giudice che, pur di non essere più scocciato, si decide ad esaudire la richiesta: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi».
L’artista olandese con cura dipinge la vedova con un velo scuro a indicare lo stato di vita, sopra un abito bianco che rimanda alla speranza ed evidenzia dove e con quale compiacimento appoggia le mani. Il libro chiuso e capovolto conferma che la sua pratica legale è stata definitamente chiusa dopo l’intervento del giudice raffigurato mentre sta ad indicare alla donna gli articoli del codice di diritto utilizzati per risolvere positivamente la causa.
A conclusione della parabola, «il Signore soggiunse: “Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente”». Gesù richiama la necessità della preghiera continua sottolineando la generosità del Signore che risponde alle preghiere molto più del giudice e, nel contempo, l’urgenza di avere una fede perseverante fino al Suo ritorno alla fine del mondo.
Il fondatore delle «Conferenze di San Vincenzo», Federico Ozanam preso da dubbi di fede, entra in una chiesa di Parigi e intravede l’eminente fisico e matematico André-Marie Ampère. L’aspetta fuori dalla chiesa e gli chiede: «Professore, è possibile essere così grande e pregare ancora?». E lui risponde: «Io sono grande solo quando prego».

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