DON GIUSSANI E LE COSE CHE NON FINISCONO MAI. Cento anni dalla nascita 1922-2022.

Cento anni dalla Nascita di Don Giussani
Fonte ilTag.itPapa Giovanni Paolo II e Don Giussani

Questa mattina Papa Francesco incontrerà il Movimento di Comunione e Liberazione per i cento anni della nascita di Don Giussani.

Ieri, l’amico Roberto Filippeti titolava il suo articolo sulla Vocazione di Matteo del Caravaggio, così: “MI PIACCIONO LE COSE CHE NON FINISCONO MAI”. La vocazione di San Matteo secondo il Caravaggio. Veramente, Don Giussani ha dedicato la sua esistenza alle cose che non finiscono mai e perché tutti potessero vivere la stessa cosa. Per questo diede sempre vita a tante amicizie che contagiassero ognuno con questo spirito.

Voglio ricordare Don Giussani, che io non conobbi di persona, ma solo attraverso la testimonianza di vita di amici di CL, con le splendide parole pronunciate da Papa Benedetto il 6 Febbraio 2013:

«Ho conosciuto la sua fede, la sua gioia, la sua forza e la ricchezza delle sue idee, la creatività della fede. È cresciuta una vera amicizia; così, tramite lui, ho conosciuto anche meglio la comunità di Comunione e Liberazione».

Don Giussani e l'amicizia con Gesù
Foto Avvenire 15.10.2022

Don Giussani sentì di dover fondare un movimento di giovani e famiglie, di consacrati e sacerdoti «… per collaborare alla diffusione del Vangelo, alla crescita del Regno di Dio». Qui c’è il cuore di Don Giussani e di quanti vogliono essere veri discepoli di Cristo.

Se ho potuto imbattermi anche in ombre che rischiavano di ridurre Don Giussani e il Movimento quasi a un idolo, tuttavia, non posso non dire con emozione e gioia che la Sua Opera, e di tanti suoi autentici ‘figli’, è assolutamente meritoria e seme di santità.

Se penso all’amico Roberto Filippetti, che porta con fatica gioiosa il Gesù dell’arte e della poesia; al carissimo Mons. Paolo Martinelli, Cappuccino, dal 1º maggio 2022 Vicario apostolico dell’Arabia meridionale, uomo fedele e costante nell’annuncio del Vangelo nel servizio alla Chiesa; all’amico Dom Dario, fondatore con altri fratelli di una meravigliosa comunità monastica benedettina; ad educatori, ai quali volli affidare anche i miei figli per la loro crescita in un ambiente educativo e culturale come La Traccia; a colleghe di scuola e all’Amico Roberto Filippetti, che ha incrociato la mia vita più e più volte, innamorandomi di questa sua passione per Cristo senza eguali, non posso anche io non ricordare e non far ricordare questo Santo Sacerdote. Egli vide in Gesù e nella Sua Chiesa il senso di tutto attraverso l’amicizia, la bellezza, la verità, i fratelli vissuti come segno di Gesù, Figlio di Dio, Verbo fatto carne senza cessare di essere Figlio di Dio e Dio uguale al Padre, generato e non creato, nell’Unità dello Spirito Santo, datore di ogni bene e di perdono. Questo è il Gesù che Giussani ha portato ai suoi giovani, nella più netta e trasparente identità cristiana.

Chi ha seguito Don Giussani nel suo autentico spirito ha servito e serve con questo cuore nell’attesa che tutto sia luce e fontana di celeste misericordia.

Scelgo di fare eco a questo sacerdote, dono per la sua Chiesa, con le parole e la voce di Roberto. Oggi, oggi che il Santo Padre conferma la missione di Don Giussani, ricevendo numerosi a Roma i membri dell’opera iniziata da un sacerdote perché Dio la portasse a compimento.

A conclusione propongo alcune parole dalla testimonianza di Sua Ecc. il Card. Angelo Scola (QUI)

… Preoccupato della grave ignoranza fra i giovani circa il cristianesimo e la Chiesa, percepì che si parlava di Dio in modo assolutamente astratto perché non si “vedeva” il Dio vivo che è Gesù. Noi delle prime generazioni fummo così portati ad esplicitare, anche pubblicamene, questo rapporto. Non solo nell’azione liturgica e nella preghiera ma anche, e forse soprattutto, nella trama dei rapporti quotidiani con tutti i nostri compagni e con quanti incontravamo.

Paradossalmente, quest’impeto missionario non trovò subito buona accoglienza, anche nel mondo cattolico. Non erano pochi, infatti, anche i sacerdoti che ci accusavano di “portar via” persone dall’oratorio o che disapprovavano la scelta dell’educazione mista – proposta a ragazzi e ragazze insieme – ma soprattutto affermavano che esplicitare pubblicamente il rapporto personale e comunitario con Gesù avrebbe impedito a quanti non erano credenti di avvicinarsi alla fede. Occorreva creare prima uno spazio neutro approfondendo problemi puramente umani e solo in seguito parlare di Gesù.

Questo primo aspetto del carisma giussaniano può gettar luce sulla prova che i cristiani stanno oggi attraversando nel nostro Paese. Soprattutto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, il venir meno della consapevolezza della natura del fatto cristiano, anche a livello popolare, ha prodotto una rottura tra la fede in Gesù come senso del vivere e l’azione quotidiana concreta. Si può dire, in estrema sintesi, che si è perso il “per chi” io vivo, amo, lavoro, riposo, contribuisco all’edificazione della comunità cristiana e della società civile.

Nonostante l’esempio di Don Giussani, dei Pontefici succedutisi e di tanti santi anche di oggi, siamo ancora al punto che Giussani voleva superare e che ben sottolinea il Card. Angelo Scola quando è costretto ad annotare: Occorreva creare prima uno spazio neutro approfondendo problemi puramente umani e solo in seguito parlare di Gesù (vedi sopra). E di Gesù, e del Regno di Dio e della sua Chiesa, sacramento universale di Salvezza, poco si annuncia. Ma la strada è quella, quella del Regno.

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