“Credi e… non perdere tempo”

Frontal de La Seu d’Urgell o degli Apostoli –
Museo Nazionale d’Arte della Catalogna, Barcellona

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – 02 Ottobre 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Antifona

Tutte le cose sono in tuo potere
e nessuno può opporsi alla tua volontà.
Tu hai fatto il cielo e la terra
e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento:
tu sei il Signore di tutte le cose. (Cf. Est. 4,17b-c)

Il «Frontal de La Seu d’Urgell o degli Apostoli» è un policromo paliotto – il rivestimento di stoffa o d’altro materiale pregiato destinato a fare da ornamento alla faccia anteriore dell’altare nelle chiese – in stile romanico d’autore anonimo, attualmente esposto al Museo Nazionale d’Arte della Catalogna, a Barcellona. L’opera risale al secondo quarto del XII secolo e proviene da una chiesa nel vescovado di La Seu d’Urgell.

Il registro centrale dei tre scomparti rettangolari, dai colori accesi che richiamano lo splendore delle pagine miniate, rappresenta la «Maiestas Domini» o il «Cristo in Maestà», di dimensioni maggiori rispetto al resto delle figure della composizione. Secondo i testi biblici (Isaia e Apocalisse) che ispirano la scena, il cerchio superiore della doppia mandorla intorno al Signore rappresenta il Cielo («Il cielo è il mio trono») e quello inferiore, la Terra («La terra è lo sgabello dei miei piedi»). Il Cristo dal volto circondato dalla tipica aureola con all’interno una croce, con la mano sinistra mostra il «Libro della Vita», chiuso con sette sigilli, e con la destra benedice ogni osservatore.
L’evangelista Luca (17,5-10) racconta che durante il viaggio verso Gerusalemme, «Gli apostoli dissero al Signore: “Accresci in noi la fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sràdicati e vai a piantarti nel mare’, ed esso vi obbedirebbe”».
L’opera, realizzata con tempera all’uovo su legno di pino, mi pare rappresenti gli apostoli in Paradiso che, d’intorno al loro Maestro, gustano nella verità e in profondità quanto Lui sulla terra aveva proclamato: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Negli scomparti laterali della tavola sono infatti distribuiti in simmetria bilaterale, disposti in una composizione triangolare, due gruppi di sei apostoli con la testa inclinata e con lo sguardo contemplante il Salvatore. Tutti portano il libro o il rotolo della Parola annunciata con la vita. Si riconoscono i due più vicini a Dio: san Pietro che tiene le chiavi e, dall’altro lato, san Paolo, con la sua caratteristica testa calva.
La riflessione proposta dal Cardinal Martini in occasione della festa di S. Ambrogio del 1997, aiuta a scoprire alcuni atteggiamenti positivi originati dalle parole di Gesù: «Riconoscersi servi inutili rende liberi e sciolti nel presente: liberi dal peso insopportabile di dover rispondere ad ogni costo a tutte le attese, di dover essere sempre perfettamente all’altezza di tutte le sfide storiche di ogni tempo. Questa libertà e scioltezza ci rende umili e modesti, disponibili a fare quanto sta in noi, a riconoscere quanto ci sta ancora davanti, ad ascoltare e a collaborare con semplicità e senza pretese».

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