“Pronti sempre ad aiutare”

James B. Janknegt, Il ricco e Lazzaro, 2011, Brilliant Farmers Art Farm, Texas

Antifona

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi,
l’hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato,
non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti.
Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da’ gloria al tuo nome, Signore,
fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia. (Dn 3,31.29.43.42)

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – 25 Settembre 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

«Quando guardo un dipinto, è una conversazione. Sto parlando nel dipinto e il dipinto sta parlando con te».
È James B. Janknegt, nato ad Austin, in Texas, che invita a «leggere» così ogni opera, compresa «Il ricco e Lazzaro», da lui realizzata nel 2011. Che cosa dice a me questo quadro? Perché sono attratto da questo pezzo?


La tela, visibile alla Brilliant Farmers Art Farm, Texas, rende evidente la scelta dell’artista di approfondire attentamente il testo biblico e di esprimerlo in termini contemporanei, attingendo dalla vita immagini familiari e subito comprensibili alla gente d’oggi.
La parabola narrata solamente dall’evangelista Luca (16,19-31) s’inizia con: «Gesù disse ai farisei: “C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe”».
L’uomo ricco, detto Epulone (dal latino, letteralmente, «banchettatore») – a partire da Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna (433-450) – ostenta il suo stato sia nel vestire sia nel gozzovigliare. L’altro personaggio è Lazzaro – l’unica persona citata per nome nelle parabole di Gesù, da non confondere con l’omonimo di Betania – dal cui nome che significa «Dio aiuta», ha origine la denominazione del termine «lazzaretto».
Guardiamo a come Janknegt interpreta il racconto dopo averne indagato il contesto culturale per tradurne il significato in «volgare americano moderno», com’è solito dire. Un grasso signore sta divorando cospicue porzioni di cibo mentre davanti al tavolo sta un mendicante, ammalato di lebbra, con vicino un sacco a pelo e cani da compagnia. Nei due poli circolari del quadro è raffigurata la seconda parte della parabola. «Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui». Nell’azzurro del paradiso, Lazzaro è consolato da Abramo; il ghiottone buongustaio brucia nelle fiamme degli inferi; in una sala del consiglio aziendale Mosè e due profeti danno inutilmente ai fratelli del ricco le notizie necessarie per salvarsi. Lazzaro raffigurato con una vistosa barba bianca è l’autoritratto del pittore.
All’opera trentesima del libro «Meditazioni quaresimali» (2017) – contenente quaranta dipinti di parabole, uno per ogni giorno di quaresima, realizzati in sedici anni insieme a riflessioni scritte – lo stesso Janknegt confessa anche per noi: «Io sono sia il povero che il ricco. Puoi avere ricchezza materiale secondo gli standard del mondo ed essere spiritualmente affamato. Spero che, per la misericordia di Dio, arriviamo tutti al seno di Abramo».

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