LE MANI DI DIO

Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Il ritorno del Figliol prodigo, 1668, o/t, 262×206 cm
Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Scrive Henri J.M. Nouwen, nel libro L’ABBRACCIO BENEDICENTE, meditazione sul ritorno del figlio prodigo:

«Mi ricordo benissimo che quando mostrai il dipinto di Rembrandt a degli amici, chiedendo che cosa vedessero in esso, una di loro, una ragazza, si alzò in piedi, andò vicino alla grande stampa del Figlio prodigo, mise la mano sulla testa del figlio più giovane e disse: ≪Questa è la testa di un bambino appena uscito dal grembo della madre. Guardate, è ancora bagnata e il viso è ancora come quello di un feto≫.

Improvvisamente, tutti noi presenti vedemmo quello che lei aveva visto. Rembrandt non stava dunque dipingendo solo il ritorno al Padre, ma anche il ritorno al grembo di Dio che è insieme Madre e Padre?». Dio è Padre Madre (come non tornare col pensiero al beato papa Luciani, che ce lo ha ricordato in quei 33 giorni?!).

Anche nel dipinto, Dio ha una mano maschile e una femminile. Tornare a Lui/Lei è ri-abitare le “viscere di

misericordia” di un grembo materno. E per questa via “nascere di nuovo”, come Gesù promise in quella memorabile notte a Nicodemo”. (Dalla mia pagina fb: QUI)

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