“AGOSTINO CARDIOFORO” nell’opera del pittore francese Philippe de Champaigne

Philippe de Champaigne, Sant’Agostino Cardioforo, 1645-1650
Los Angeles, County Museum of Art

L’Amico Roberto Filippetti, dalla sua pagina Facebook (QUI), volentieri si intrattiene quotidianamente con i suoi lettori, in dialogo ricco di spunti di arte, fede, storia. Ieri, 2 Settembre c.a., ha ripubblicato l’immagine di Sant’Agostino Cardioforo, giuntagli in dono il giorno del suo compleanno. E quale la scoperta?

Nubia, grande amica brasiliana di Salvador de Bahia, per il compleanno mi ha fatto avere questa immagine di Sant’Agostino cardioforo, dipinta a metà ‘600 da Philippe de Champaigne.”Cardio-foro”: un santo – un uomo vero – col cuore in mano. E quel cuore lo porta a me. Il suo è un cuore inquieto, perché

abitato dallo struggimento dell’Infinito:

“Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

Ma in questa tela il pittore traspone un passo ulteriore, una frase del Libro IX delle Confessioni:

Sagittaveras tu cor meum charitate tua”

Tu, o Signore, hai trafitto il mio cuore col tuo amore totalmente gratuito.

Irrompe “Veritas”, la luce della Verità, affascinando il mio sguardo e infiammando il mio cuore in un’irresistibile attrazione reciproca. Allora, non posso non calpestare l’eresia (cioè un’opinione che “scelgo” io), in particolare quella pelagiana, secondo la quale l’uomo si salva con le proprie forze, coi propri sforzi ascetici.

Invece, o Signore, mi salva la tua Carità, la tua Grazia, quella che mi fa vibrare di gratitudine, cosicché quel po’ di bene che riesco a fare fuoriesce per sovrabbondanza del cuore.

Grazie, Nubia, per il dono di quest’immagine.

Roberto Filippetti

Grazie, Sant’Agostino Cardioforo

Tu stesso ci avevi folgorati con le frecce del tuo amore, e portavamo conficcati nel ventre gli arpioni delle tue parole e gli esempi dei tuoi servi, che da oscuri avevi reso splendidi e da morti, viventi. Bruciavano ammassati nel fondo della mente divorando la sua pesantezza e il torpore, per impedirci di scendere in basso, ed era un tale incendio che tutto il fiato soffiatoci contro dalle subdole lingue l’avrebbe ravvivato, non estinto. Tuttavia nel tuo nome, che hai reso sacro per tutta la terra, il nostro proponimento avrebbe certamente incontrato il plauso di alcuni, e quindi poteva sembrare ostentazione non aspettare quel poco che mancava alle vacanze, e congedarsi prima da un pubblico ufficio che era sotto gli occhi di tutti in modo da attirare sulle mie azioni l’attenzione universale. Così, se avessi dato l’impressione di non voler neppure attendere il termine tanto prossimo dei corsi, avrebbero molto chiacchierato, e sarebbe parso che volessi farmi notare. E a che pro favorire congetture e discussioni sui miei intenti e oltraggi al nostro bene?

AGOSTINO, Confessioni 9, 2, 3

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