“La via stretta”

David Hayward, Narrow Way-La Via stretta

Colletta

O Padre, che inviti tutti gli uomini
al banchetto pasquale della vita nuova,
concedi a noi di crescere nel tuo amore
passando per la porta stretta della croce,
perché, uniti al sacrificio del tuo Figlio,
gustiamo il frutto della libertà vera.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Commento artistico-spirituale al Vangelo della Domenica XXI del Tempo ORDINARIO – ANNO C

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Abbiamo davanti agli occhi «La via stretta» («Narrow Way») realizzata a tecnica mista alla fine del secolo scorso. Ho incontrato la riproduzione di questa stimolante opera qualche tempo fa e mi ha sorpreso ancor più quando ne ho scoperto l’autore: un fumettista canadese con un dottorato in scienze bibliche, David Hayward che confessa: «L’ho disegnata per esprimere la somiglianza spirituale, nella mia mente, tra la via della croce e la via stretta».


Il riferimento evangelico è al brano di Luca (13,22-30). Il Maestro «Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Disse loro: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno”». In salita con i suoi verso la Città santa, Gesù ha ben in mente che l’attende la porta stretta della morte in croce attraversata grazie alla risurrezione. Di conseguenza, il problema vero non sta nel conoscere il numero dei salvati ma nel rendersi conto che con il Cristo sta nascendo un mondo nuovo, aperto a chi non si ferma a rubriche o pratiche religiose ma vive nell’amore, nella ricerca della verità.
«Sforzatevi», traduce il verbo greco equivalente a «lottate», da cui «agonia, gara, lotta». Ho letto che il cardinale Martini una volta paragonò la morte a un passaggio stretto in parete dove chi sta scalando la montagna deve lottare fino a quasi rischiare di ferirsi per attraversarlo ma solo così poi gode la gioia della conquista, il fulgore della vetta, il panorama sconfinato.
Nel movimento dell’uomo che si appoggia a un lato della croce, Hayward rende facilmente comprensibile l’energia e l’attrattiva di passare da risorto nella vita quotidiana. Come a sottolineare che la condizione per la salvezza è quella di agire rispondendo all’amore di Dio rivelatosi in Gesù. La forza di quest’immagine sta nel rappresentare la croce – definita dall’artista «certamente una metafora della perseveranza nonostante la sofferenza» – non come la fine ma, grazie all’amore misericordioso di Dio, il simbolo della liberazione totale, l’inizio di una nuova libertà frutto della volontà perseverante di vivere secondo il Vangelo. Consapevoli che nella vita sono molte le scelte «strette» cui si è chiamati, la decisione per non sentirci dire da Gesù: «Non so di dove siete», è quella di crescere nel suo amore passando per la porta angusta della croce.
Il genero di Tommaso Moro scrive che il grande statista dell’Inghilterra del Cinquecento, morto martire e perciò santo: «Se sua moglie o uno dei suoi figli aveva qualche malattia o dispiacere, diceva: “Noi non possiamo guardare al nostro piacere ed entrare in Paradiso in un letto di piume. Non è questa la via al Cielo”».

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