INCONTRO CON MARIA. L’«Assunta» di Lucio Fontana

Lucio Fontana, «Assunta»

Un contributo di Mons. Tarcisio Tironi

Al tramonto di oggi si inizia a celebrare l’Assunta. L’«Assunta» di Lucio Fontana è finalmente entrata nel Duomo di Milano tra il 2018 e il 2019 anche se vi è rimasta solo per tre mesi.

All’altare di sant’Agata, presso la navata laterale meridionale, era visibile la versione bronzea di una pala d’altare che la Veneranda Fabbrica aveva deciso di fondere nel 1972 sulla base del modello al vero in gesso che l’artista plasmò nel 1955, a seguito del concorso bandito nel novembre 1950 dallo stesso Ente, in coincidenza con la proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria da parte di Papa Pio XII. Il bozzetto in scala reale avrebbe dovuto essere scolpito nel marmo di Candoglia ma di fatto il progetto rimase incompiuto.
Guardiamo la pala in gesso (3,65 m. d’altezza; 1,80 di larghezza) dal 2000 in collezione presso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano. Essa rappresenta ad alto rilievo, su fondo mosso, una Vergine Assunta di dimensioni monumentali, ai piedi della quale è collocata una predella di dimensioni più ridotte raffigurante la «Pietà» che, su un fondo più liscio, vede la Madre inginocchiata nell’atto di coprire il corpo sdraiato del Figlio morto.
Maria sembra emergere dai due pannelli e con il volto delicato rivolto al basso guarda i fedeli che la invocano, aprendo su di essi le mani in segno di protezione. L’artista italo-argentino ha modellato il lungo velo movimentato in un groviglio sulla destra, in alto, e l’abito della Vergine dalle lunghe maniche, lungo fino alle caviglie, come se fossero mossi da un forte vento dal moto circolare in grado di tradurre nella materia il movimento ascensionale. Le gambe leggermente aperte con i piedi nudi e senza alcun appoggio, confermano che Maria si è staccata dalla terra per andare in Cielo. In questo modo Fontana, plasmando il gesso, «scrisse» il dogma dell’Assunzione solennemente proclamato dal Papa il 1° novembre 1950 e definito con la bolla «Munificentissimus Deus»: Maria, la madre di Gesù, è attualmente riunita a Gesù risorto e partecipa, anche con il corpo, della vita gloriosa del Figlio.
Davanti al capolavoro di scultura prendiamo in mano e leggiamo o cantiamo il testo di un capolavoro assoluto: il «Magnificat», l’inno proclamato da Maria, incinta di Gesù, in visita alla cugina Elisabetta, incinta di Giovanni Battista. Ce lo regala la narrazione evangelica di Luca (1,39-56) che la liturgia propone proprio nella Messa dell’Assunta, la festa che dal V secolo e a tutt’oggi in Oriente si celebra come la «dormizione della Vergine» e che in Occidente divenne la solennità dell’Assunzione.
Dall’opera «Magnificat. Un incontro con Maria» di Alda Merini: «Maria vuol dire transito, / ascolto, piedi lieve e veloce, / ala che purifica il tempo. / Maria vuol dire una cosa che vola / e si perde nel cielo».

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