Quando Umberto Bossi attaccava la Bonino. Storia di una foto celebre

bonino

Questa è solo la storia, asettica e senza commenti, di una foto celebre. La foto di Emma Bonino intenta a fare aborti con una pompa di bicicletta pubblicata ormai più volte dai maggiori quotidiani, uscì per la prima volta su Oggi, nel 1976.

La foto di Oggi, ripresa dal settimanale Lo Stato, diretto da Marcello Veneziani, nel 1998, finì poi in un volantino diffuso in migliaia di copie che capitò nelle mani di Umberto Bossi e di alcuni deputati leghisti.

Così venne ripubblicata, la terza volta, su la Padania del 2 marzo 2000, con questo titolo: “Bonino, la maschera di Pannella”. Bossi girò l’Italia, le sedi della Lega, mostrandola ai militanti, e ripetendo di continuo che Emma “faceva gli aborti con una pompa di bicicletta”, perché voleva “una società senza famiglia, e quindi senza bambini, una società di soli adulti e di vecchi, dove al ricambio generazionale subentra l’immigrazione. Una società senza radici, figlia di un progetto criminale” (27 agosto 1999).

Al fianco di Bossi c’erano Alessandro Ce’, colui che per primo introdurrà un emendamento sui diritti del concepito, allora capogruppo alla Lega alla Camera, e soprattutto Giuseppe Leoni, il vecchio amico di Bossi, cattolico da sempre. In occasione dei suoi attacchi alla Bonino, Bossi ricordò in qualche occasione anche il proprio passato, in particolare il 1968: “Passò la libertà sessuale e i nostri ragazzi e tra loro, lo ammetto, anch’io, furono in prima fila a battere le mani perché non capivano…”. I nuovi “valori” di quegli anni, aggiunse il senatur, “scardinarono la società passando attraverso i giovani, quelli più sprovveduti, più indifesi… Dopo di che accaddero altre cose. Una di queste fu l’aborto usato come anticoncezionale: montagne di feti negli ospedali. Mi rimase impressa l’immagine della Bonino che praticava un aborto con una pompa di bicicletta e che diceva che un feto tenuto in un barattolo di marmellata era un motivo per farsi una buona risata. Scardinavano i punti fermi della società. Scardinavano perché la Tradizione non avrebbe voluto una società fluida. La famiglia e i popoli sono quelli che impediscono la fluidità della società. Passaggio secondo fu la pornografia…” e, insieme, la droga….

Poi Bossi continuava la sua arringa contro coloro che chiamava alternativamente “nazisti” o “nazicomunisti” e riprendeva con enfasi una celebre frase di Giovanni Paolo II, “le culle sono vuote”: distrutti i “luoghi dell’ affettività”, tuonava, “che poi sono i luoghi del cristianesimo”, un popolo è finito, non ha più storia, è destinato alla morte. Il nazista, aggiungeva, non è dunque l’austriaco Haider: “i nazisti sono loro che dimostrano spregio verso l’uomo, la famiglia, la vita e la società” (comizio tenuto a Piacenza, 19/10/1999). Erano gli anni in cui la Lega si opponeva al prelievo di organi senza consenso esplicito; in cui si batteva per una legge sulla fecondazione artificiale in cui fossero posti dei paletti agli “scienziati-stregoni”.

Gli anni in cui Francesca Martini, poi sottosegretario, all’interno di una ampia riflessione sui mali del tempo promossa da la Padania, scriveva che i giovani sono troppo spesso “figli di questa educazione abdicata”, e criticava i “ritmi di vita che sono andati ad intaccare pesantemente il valore ‘tempo’ che possiamo dedicare ai nostri figli” (La Padania, 4/02/2000).

Erano anni, insomma, in cui Emma Bonino era il nemico. E lei, la pasionaria che sa bestemmiare a muso duro dinanzi a Capezzone, e che sa sorridere alle telecamere mentre lamenta qualche ingiustizia subita, intervistata dalla Stampa, alla domanda: “Bossi dice di Bonino: Rideva sollevando una bottiglia con dentro un feto”, non negava, ma rispondeva: “ Lui è sempre elegante e di spessore culturale notevole. Che altro dire?” (La Stampa, 15/2/2000).

La foto, infatti, è del tutto vera, e riguarda un momento della vita di Emma Bonino, quando lavorava per il Cisa, il Centro clandestino dei radicali per le sterilizzazioni e gli aborti.

conciani

Il Cisa era guidato dal dottor Conciani, un ginecologo fiorentino che praticava, appunto, aborti clandestini, dividendo i guadagni con gli amici, e che si dedicava anche alla sterilizzazione di ragazze e all’eutanasia. Gli aborti clandestini li praticò anche dopo la legge 194, che, paradossalmente, li depenalizza, perchè fautore dell’aborto del tutto libero.

Condannato per “lesioni volontarie gravissime”, questo “eroe” delle libertà personali e dei diritti civili morì impiccandosi ad una trave.

Alla sua morte i magistrati trovarono a suo nome “conti cospicui, depositi di preziosi, tra cui, particolare singolare, un quintale d’argento in grani”.

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