Eco-ansia, scuola green e rieducazione scolastica

Secondo il National GeographicL’ansia ecologica non è una diagnosi clinica ma un termine che in molti stanno usando per descrivere le emozioni negative associate alla percezione dei cambiamenti climatici”. Addirittura lo psicologo Matteo Innocenti, oltre ad aver dedicato un intero libro al problema (Ecoansia. I cambiamenti climatici tra attivismo e paura, 2022), ha fondato l’Associazione Italiana Ansia da Cambiamento Climatico.

Matteo Innocenti non nega nulla dei pericoli collegati con il global warming, lo scioglimento dei ghiacciai, l’inquinamento dei mari e la scomparsa di alcune specie animali. Solo che, da psicoterapeuta, misura anche gli effetti psicologici delle paure, che possono essere esagerate, paralizzanti o irrazionali, specie negli adolescenti.

Repubblica, intervistando l’autore, scriveva infatti: “Attenti: l’ansia per il clima influisce sulla salute mentale, soprattutto quella dei ragazzi”. E tutto ciò si è aggravato durante la pandemia, il lockdown, le restrizioni, la minore socialità.

La scuola dovrebbe essere il regno della razionalità e del confronto. Senza diventare “complottista”, “catastrofista” e “profetessa di sventura”, come se ci avvicinassimo di corsa alla fine del mondo.

E invece un articolo recente, uscito su Tecnica della scuola, propone di riempire l’educazione civica con i progetti (e i dogmi) “sulla crisi climatica” del movimento Fridays for future della piccola santona svedese Greta Thumberg.

E si vede subito come l’autore della proposta condisca il tutto con un catastrofismo bello e buono, da eco-ansia al cubo. Quasi per intimidire i docenti e metterli con le spalle al muro: o seguite il progetto oppure siete complici della catastrofe prossima ventura!

Scrive infatti Alvaro Belardinelli, “Ormai è sotto gli occhi di tutti: il surriscaldamento globale non è uno scherzo e — nella migliore delle ipotesi — cambierà radicalmente le nostre vite. Ma non in meglio”. Fine del mondo dietro l’angolo?

“Dalla metà di maggio gli italiani stanno rintanati al chiuso per non esporsi alla calura eccessiva delle ore diurne”. Strane piene in verità, da maggio a inizio luglio.

“Il Po è in secca, quasi fosse il Niger; si progetta il razionamento dell’acqua potabile in tutto il Bel Paese (fino a soli dieci anni fa ricchissimo del prezioso liquido). Gli incendi si moltiplicano. Quando piove, fiumi di fango inghiottiscono le automobili, mentre chicchi di grandine grossi come pugni precipitano dal cielo spaccando macchine, vetri, tegole, teste. I tornado (un tempo tipici del Texas) sono diventati frequenti in tutta la Penisola”… Aiuto!

Ma se ancora avete qualche minimo ottimismo e siete così ingenui da “pensare positivo”, ecco la randellata: “I morti per la catastrofe climatica si contano già a milioni in tutto il pianeta. A decine di milioni i profughi climatici”. E sui morti, giustamente, non si scherza. Anche se non compare uno straccio di appiglio scientifico.

Addirittura secondo Belardinelli non si farebbe nulla per contrastare il problema, né a livello politico, “né a livello mediatico per avvertire e persuadere del pericolo”. La verità è all’opposto. Nelle scuole e negli asili siamo al lavaggio del cervello e alle fobie indotte nei bambini per l’orso polare ucciso da chi va al fast food e osa mangiare carne. Una parvenu come Greta Thumberg, in pochissimi anni, per l’eroismo di saltare la scuola il venerdì, è divenuta l’eco-star del pianeta, è stata invitata dall’Onu, proposta al Nobel, quasi fosse una nuova Levi-Montalcini o Marie Curie.

Non importa. La nuova educazione civica va fatta secondo l’ideologia green e guai a discuterne. Anche perché “milioni di capi di bestiame” sono “spremuti in allevamenti intensivi”; la “deforestazione”, in verità criticata da tutti, è “finalizzata al business (utile solo a ingozzare i nostri figli di merendine e hamburger)”. E l’acqua? “oggi la sprechiamo anche per scaricare il W.C. e per lavare strade e autoveicoli”. Chissà l’autore come lava la macchina…

“Spetta alla Scuola, conclude Belardinelli, il compito di essere in controtendenza rispetto agli errori/orrori del secolo: nella speranza che almeno i giovanissimi siano un giorno più bravi di noi nell’impedire il suicidio collettivo”. Quale suicidio, di grazia, se non quello della ragione ben avviato dagli eco-terroristi? Contro tale suicidio esiste un’ampia letteratura ormai. Un’opera di sintesi è quella di Thomas Pedretti, Con la scusa del clima, Passaggio al Bosco, 2019, euro 15.

In effetti, però, a che giova discutere con gli alunni, articolare analisi e farli ragionare, se per “salvare il pianeta” terrorizzandoli si ottiene di più?

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