“Come dare senso alla vita”

Buon Samaritano, Codex purpureus rossanensis, sec. V, Museo diocesano di Arte Sacra,
Rossano (Cosenza)

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C 10 Luglio 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

Colletta

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità.
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Con l’inaugurazione del «Museo del Buon Samaritano», uno dei più grandi al mondo dedicati all’arte del mosaico, sulla strada che da Gerusalemme scende a Gerico è stata riaperta nel 2009 «La locanda del Buon Samaritano» nel luogo in cui dall’epoca bizantina i pellegrini si fermavano a leggere la parabola evangelica. Sulle mura di un edificio diroccato d’epoca crociata, un pellegrino

del periodo medievale ha inciso in latino questo graffito: «Se persino sacerdoti o leviti passano oltre la tua angoscia, sappi che Cristo è il Buon Samaritano che avrà sempre compassione di te e nell’ora della tua morte ti porterà alla locanda eterna».
Fin dal 550 circa, l’anonimo autore del «Codex purpureus rossanensis» (cosiddetto per la colorazione rossastra delle pagine, in latino «purpureus», prerogativa degli imperatori bizantini) – l’evangeliario siriano di 188 fogli riccamente illustrati che si trova nel Museo diocesano di Arte Sacra di Rossano (Cosenza) – nella pagina con la miniatura de «Il Buon Samaritano» dà un significato cristologico all’omonima parabola narrata da Luca (10,25-37). Seguendo l’insegnamento dei Padri della Chiesa, l’artista dell’esemplare unico nella produzione libraria ed artistica bizantina, ha miniato su pergamena d’agnello una scena che si svolge da sinistra a destra.
A sinistra, in lontananza è raffigurata Gerusalemme con la cupola, l’arco, le torri e gli alberi del monte degli ulivi. Proprio dalla città santa si inizia il racconto della parabola che Gesù propone rispondendo alla domanda – «E chi è mio prossimo?» – del dottore della legge. Il Maestro infatti riprende: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto». Quest’uomo ferito è al centro del viaggio per tre persone, provenienti da classi diverse: un sacerdote, un levita, un samaritano. I tre che percorrevano la discesa di 27 km, hanno visto il ferito ma solo il samaritano «aveva il cuore mosso a compassione». L’abitante della Samaria, considerato un eretico e uno straniero odiato dagli ebrei e a sua volta nemico degli stessi, ha compassione di lui e lo cura, come può, versando vino e olio secondo i metodi del pronto soccorso antico. Proprio per siffatto amore misericordioso, nell’illustrazione è il Cristo stesso che, come buon samaritano, si piega e, assistito da un angelo, stende le braccia per aiutare il malcapitato, disteso a terra, nudo e ferito. Nella scena successiva il ferito siede su di un asino, preceduto dal Cristo che sta consegnando delle monete sul palmo della mano del locandiere.
A chi si pone come il dottore della legge, la domanda: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?», Gesù dà una risposta che vale perennemente: «Va’ e anche tu fa’ così».

Print Friendly, PDF & Email
Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Diventa socio
Cookie e Privacy Policy