“Strada facendo”

Vincent van Gogh, Natura morta con tre nidi di uccelli,
Museo Kröller-Müller di Otterlo nei Paesi Bassi

Colletta

O Padre,
che in Gesù maestro indichi la via della croce
come sentiero di vita,
fa’ che, mossi dal suo Spirito,
lo seguiamo con libertà e fermezza,
senza nulla anteporre all’amore per lui.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Commento artistico-spirituale al Vangelo della XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

«Vincent raccoglieva i nidi che erano stati abbandonati dagli uccelli durante le sue passeggiate nei boschi. C’era il nido a forma di cono dello scricciolo, il nido muschioso del falco, quelli semplici del passero e del tordo; il nido di usignolo costruito con meno abilità. C’era anche il nido lanuginoso del forapaglia; quello della rondine di ruscello, fatto d’erba e argilla». È la sorella Elisabeth van Gogh a ricordare un aspetto importante della fanciullezza del fratello, amante della natura e della vita solitaria. In tutta la vita Vincent godeva fare passeggiate per i campi, contemplare il ciclo della vita e i suoi colori, gustare l’avvicendarsi delle stagioni. I nidi di uccelli soprattutto furono tra i soggetti preferiti dall’artista che arrivò a chiedere a dei ragazzi di recuperare i nidi dagli alberi di Nuenen, la città dove visse e lavorò dal 1883 al 1885, dando una ricompensa di venticinque centesimi olandesi.
Con questo brano (9,51-62) Luca, dopo aver iniziato la seconda sezione del Vangelo («Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme»), riporta tre brevi dialoghi con cui il Maestro spiega come seguirlo. Dedichiamoci al primo.
«Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”». All’entusiasmo della promessa di sequela, il Nazareno replica a chi lo vuol seguire: occorre essere pronti ad abbandonare le proprie tane e i propri nidi, a vivere strada facendo, affidandosi solo a Dio. Si diventa discepolo di Cristo quando in Lui si è trovato il tesoro, cioè l’amore del Padre e l’amore dei fratelli e delle sorelle e perciò non si cercano altri rifugi.
Godiamo della «Natura morta con tre nidi di uccelli» – ora al Museo Kröller-Müller di Otterlo (Paesi Bassi) – una delle cinque tele sullo stesso tema realizzate da VanGogh (fine settembre-inizio ottobre 1885), in grado di attirare le persone amanti della natura «a causa – scrive Vincent al fratello Theo – dei colori del muschio, delle foglie secche e dell’erba, dell’argilla ecc.». Il curioso collezionista di nidi «da cui i giovani erano già volati, perché – come conferma al fratello all’inizio di quell’estate – se ne potesse prendere senza troppi rimorsi di coscienza», li raffigura con una pittura quasi monocroma «appositamente su uno sfondo nero, perché – confessa – volevo si capisse chiaramente che questi oggetti non venivano dipinti nel loro ambiente naturale, ma su uno sfondo convenzionale».
Dal Monastero Janua Coeli ci è donata la preziosa riflessione: «Signore, t’incontrerò per la via che porta alla città del tuo amore donato, quando mi deciderò ad uscire dalla tana del mio esistere»
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