“La gioia del sentirsi amati”

Jean-Marie Pirot, Arcabas, La pecora ritrovata, chiesa di Saint-Hugues de Chartreuse

Prefazio

Innalzato sulla croce,
nel suo amore senza limiti donò la vita per noi,
e dalla ferita del suo fianco effuse sangue e acqua,
simbolo dei sacramenti della Chiesa,
perché tutti gli uomini, attirati al Cuore del Salvatore,
attingessero con gioia alla fonte perenne della salvezza.

Commento artistico-spirituale al Vangelo della Solennità del Sacro Cuore Venerdì 24 Giugno – Anno C

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

L’iconografia di Gesù, un pastore che amabilmente porta una pecorella sulle spalle, già presente nell’arte paleocristiana, prende ispirazione dalla parabola della misericordia narrata nel Vangelo secondo Luca (15,3-7) e annunciata nella celebrazione del Sacro Cuore di Gesù. La festa – collegata alle visioni mistiche della monaca Margherita Maria Alacoque a Paray-le-Monial nella seconda metà del XVII secolo – ricorda il centro insostituibile della fede dei credenti che seguono il Cristo: Egli ha amato e ama tutti intensamente, con fedeltà e senza compromessi.


Osserviamo con attenzione il dipinto «La pecora ritrovata» realizzato da Jean-Marie Pirot, conosciuto come Arcabas, e posto con altre centodieci composizioni nel museo di arte sacra creato dall’autore nella chiesa di Saint-Hugues de Chartreuse, in tre periodi dal 1953 al 1986. Lo sfondo dell’opera realizzata con acetato di polivinile, sabbia silicea, carborundum, rame, oro 22 carati, su tela di lino, nella terza stagione artistica (1985), è costituito da vari colori, stesi a formare elementi astratti in opposizione tra loro in modo da rendere immediato il senso dell’incapacità a ritrovarsi nel disordine e nel caos della vita. Proprio in questo modo si inizia la parabola raccontata da Gesù: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?». La gioia di chi s’è perso sta nell’essere ritrovato ma ancor più nel constatare che qualcuno lo stava cercando.
Questa preoccupazione del pastore per la pecora smarrita, rimanda, nel paragone, alla sollecitudine con cui ogni persona è cercata da Cristo. Arcabas, «sognatore contemplativo» – come egli si è definito – colloca al centro del quadro la pecora, raffigurata con cura, il cui volto esprime nell’occhio la bellezza della vita ritrovata mentre si gode d’essere portata sulle spalle dal «suo» pastore. Questi palesa nel volto scuro i segni della faticosa attività di ricerca ma nelle braccia e nelle mani che trattengono le zampe dell’animale, rivela premura e sicurezza. Comunque il pastore ha un sorriso di felicità, come dice il seguito della parabola: «Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
Commenta sorella Raffaella della Comunità di Bose: «In Gesù traspare il desiderio di Dio che cerca l’uomo, ciascun uomo, come bene prezioso, insostituibile. Ciascuno di noi è più o meno perduto e ritrovato: il vangelo odierno ci invita a contemplare il Signore misericordioso che comunque ci cerca».

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