IL LIBRO NELLA FORMAZIONE DEL DOCENTE DI RELIGIONE CATTOLICA. Attenzioni a sé e agli alunni

Il Cardinal Basilio Bessarione ritratto nello Studiolo del Duca Federico da Montefeltro, realizzato tra il 1473 e il 1476. Una delle sale più famose del Palazzo Ducale di Urbino

Il Card. Basilio Bessarione, che si adoperò per la riunificazione della Chiesa di Costantinopoli con quella di Roma, al fine non celato di salvare Costantinopoli dall’invasione turca, è noto per la sua lettera sul valore dei libri, indirizzata al Doge di Venezia, cui donò integralmente la sua biblioteca. Si legge nella lettera di donazione, datata Viterbo, 31 Maggio 1468:

Da Agorà Irc, Anno III N. 05 Maggio 2022, pag. 7

(Apportate piccole variazioni stilistiche)

“Sin dalla più giovane età mi sono impegnato in tutti i modi per mettere insieme quanti più libri potevo su ogni argomento. Non soltanto ne ho copiati molti io stesso quando ero ragazzo, ma ho anche destinato tutto quello che riuscivo a risparmiare all’acquisto di libri – non potevo immaginare di procurarmi nulla di più nobile e splendido, né tesoro più utile e prezioso […]. Questo fine ha sempre dominato i miei pensieri, ma è diventato ancora più urgente dopo la distruzione della Grecia e la caduta di Bisanzio in schiavitù. Da allora tutte le mie forze, il mio tempo, la mia dedizione sono andati alla ricerca di libri greci. Perché io temevo – anzi, avevo il terrore – che tutti quei libri straordinari, quei prodotti della fatica dei più grandi ingegni, quelle sorgenti di luce per il mondo, fossero in pericolo e rischiassero di andare distrutti in un istante”.

Si legge altresì:

“I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime dalla nostra memoria.

Tanto grande è la loro dignità e maestà e infine la loro santità che, se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti rozzi ed ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio: non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli uomini.”

Dalle parole del Cardinale deduciamo la grande preoccupazione per il destino dei libri, ma, soprattutto, l’attaccamento al loro intrinseco valore culturale e formativo, fino ad essere veicolo per la stessa santità, dando essi “conoscenza delle cose umane e divine”. “Senza i libri saremmo rozzi e ignoranti”. Ancora adolescente, il Bessarione li ricopiava, mirando più alla qualità che alla quantità loro.

Il dipinto ritrae il Bessarione con la carezzevole e sapida mano sinistra, che riposa sul libro poggiato sulla destra, mirando oltre con sguardo contemplativo e quieto.

La sapida mano del Cardinale

Queste osservazioni mirano a cogliere il fine del libro nella formazione. Esso, poi, suscita al cristiano eco del simbolismo delle parole ferenti la Parola. È evidente che l’educatore cristiano avrà a cuore che i libri adottati siano veritieri, fondati sul sapere e capaci di aprire quel dialogo che così il Cardinale definiva:

“(i libri) vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime dalla nostra memoria’. Il libro dovrà aiutare l’allievo ad accedere alle “cose remotissime dalla nostra memoria”.

Assurdo sarebbe se i nostri libri contenessero errori storici, come specialmente noto quando i libri di testo presentano le origini del monachesimo, spesso visto come effetto di una fuga dal mondo dovuta all’intepidirsi della fede ormai propagatasi nelle città, cosa semmai avvenuta dal IV-V sec. e non quando il monachesimo nacque nella forma eremitica già nel II sec. e proprio per fuggire alle persecuzioni. L’errore storico non è solo materiale, pazienza, ma denunzia la non comprensione del fenomeno monastico da parte di scrive, ovvero, il suo senso radicalmente evangelico. I bambini sono piccoli, ma intelligenti e vanno nutriti di verità.

Il ritratto del Cardinal Bessarione collocato nello Studiolo
del_Duca di Montefeltro nel primo registro,
in alto, a destra

In questi non pochi anni di docenza, mi sono dedicato a ricercare libri quanto più adatti agli scopi che dichiaro, trattandosi di libri di religione, atti a trasmettere la conoscenza quanto più completa della verità cristiana, come più volte detto nel breve e articolato documento della Segreteria CEI “Nulla osta e approvazione dei libri di testo per l’insegnamento della religione cattolica nella scuola” (QUI). Tuttavia, benché la Nota sia meticolosissima e severa, mi sembra che tutti i testi accostati od utilizzati, eccellenti negli aspetti didattici e pedagogici, spesso presentino le verità dottrinali in modo incompleto, pur essendo esse di fondamentale significato storico al fine di un dialogo con discipline quali storia, arte e letteratura a fronte di una verità religiosa integralmente presentata. Essi tralasciano generalmente quegli aspetti della verità per cui il cristiano fatica a dialogare con il mondo. Mi riferisco, primariamente, a quelle che più hanno a che fare con la dimensione soprannaturale e interiore, insistendo, invece, purtroppo, in modo sproporzionato, sulla dimensione antropologica. Per esempio, per il Battesimo – cito un testo per citarli tutti- si afferma che ‘inserisce’ nella Chiesa (dimensione societaria), ma non si fa solitamente menzione del peccato originale dal quale Esso libera e dell’unione a Cristo Corpo, vero e mistico. In merito al battesimo di Gesù si tace del combattimento con il Demonio nel deserto; mai che venga citato un esorcismo, con ciò compromettendo il grave tema soteriologico del combattimento di Cristo con il Principe di questo mondo. Ma come poi giustificare l’inizio del monachesimo senza queste premesse che sono dottrinali e storiche a un tempo? Come pretendere di capire i dipinti sacri della ‘Discesa agli inferi’, o un ‘Gesù sul pinnacolo del Tempio’, se si fosse privi di tali conoscenze? Come conciliare queste lacune con quanto affermato nella Nota CEI che in ben due parti scrive della “… precisa e fedele conformità alla dottrina della Chiesa”(pag. 123; 125) e che conclude con così tassative parole: “La carenza anche di uno solo di questi … requisiti impedisce la concessione del Nulla osta”? Gli autori dei testi ed i revisori, forse, ritengono tali temi troppo alti per i piccoli? ‘Posteritas iudicabit’.

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