I Diavoli –  La finanza raccontata dalla sua scatola nera

Guido Maria Brera: “I Diavoli –  La finanza raccontata dalla sua scatola nera” (Rizzoli, Milano 2014).

  A prima vista può sembrare la letteraria recensione di un romanzo.  Nelle mie intenzioni tutt’altro. Forse persino il tentativo di attirare l’attenzione del “Corriere della Sera” per essere incluso nella lista dei presunti “putiniani” in modo da acquisire lo status symbol che certifica l’appartenenza alla ristretta élite di chi conserva capacità e  libertà di pensiero. In realtà e più semplicemente l’intento è di concentrare l’attenzione del lettore e, per usare un’espressione dell’autore, e il fascio di luce che individua oggetti e attori presenti sul palco, sul racconto  della scatola nera  della finanza, di cui al sottotitolo del libro, pubblicato da Rizzoli nel gennaio 2014, sicché si può supporlo scritto nel corso de 2013.

   Uno di questi “Diavoli” finanziari, magari in tono minore, potrebbe essere lo stesso autore, Guido Maria Bresa,”chief investment officer” di una importante società di gestione patrimoniale. Diavolo a tutto tondo, anche se  (parzialmente) pentito, il principale protagonista della vicenda, l’italiano (in un mare di anglofoni) Massimo.

    Questo Massimo, da poco nominato responsabile del settore “Europa” di una grande  Banca d’ affari americana, col compito specifico di provvedere all’acquisto e alla vendita di titoli di Stato, quindi di lavorare sul  debito degli  Stati per ritrarne il massimo vantaggio finanziario possibile,  decide di puntare sulla perdita di valore e di appeal dei bonds del debito statunitense, da sempre considerato un “paradiso sicuro” dagli investitori di tutto il mondo.  Massimo è convinto che questa volta, al contrario di quanto accaduto pochi anni prima, al momento della scoppio della bolla immobiliare, dei derivati e dei subprime e del tracollo della Lehman Brothers, non si potrà fare ricorso al Quantitative Easing, il QE, cioè la stampa da parte della FED di una immensa quantità di dollari per comprare la maggiore quantità possibile di titoli nel minor tempo possibile. O che, se lo si tenterà, si avrà in corrispettivo  una forte perdita di valore della moneta statunitense.  In altri termini, nonostante che il mondo consideri dogmi sia la natura di valuta rifugio del  dollaro sia la ridotta incidenza  dei tassi sul debito americano, gli Stati Uniti nella nuova situazione internazionale (in particolare il mutato rapporto con la Cina) non sono più in grado di difendere allo stesso tempo la valuta e il bond. Di conseguenza,  Massimo opta per   una manovra speculativa  di prassi comune per gli operatori finanziari, ma mai tentata contro gli Stati Uniti, Si tratta  di “shortare”, di  “piazzare un corto”,  cioè di vendere titoli del debito americano presi in prestito per poi ricomprarli,  scommettendo sulla differenza di  prezzo. “Il corto sui Treasury” – scrive  Guido Maria Brera – “era una scommessa contro il tasso lungo americano che assomigliava alla violazione di un dogma: quello dell’incrollabile fiducia nel biglietto verde e nella promessa di pagamento del Tesoro degli Stai Uniti. Una bestemmia”.

    Scatta l’operazione e gli Stati Uniti emettono un’enorme quantità di dollari per acquistare i propri bond in modo da tenerne basso il tasso e, quindi, conservare la fiducia degli investitori. Massimo non se ne preoccupa, convinto com’è che il suo “short” sia una “win win situation”. Se si salva il bond, salta la moneta. O viceversa. Non  ha però tenuto conto che il diavolo di New York può anche essere convinto che alla lunga  non sarà possibile mantenere  l’american dream e preservare la leadership statunitense, ma è disposto a tutto anche solo per guadagnare  tempo, per allontanare il più possibile quel sia pure inevitabile momento.

   Derek, il diavolo newyorkese, vola a Londra per farlo capire al  giovane diavolo italiano, di cui è stato maestro e di cui, in fondo, è  amico. L’italiano preferisce  credere nelle leggi del mercato, per le quali la stampa  di tanto denaro da parte della Federal Reserve  indebolirà il dollaro e non solo. “Se nei prossimi quattro anni – afferma – gli interessi sul debito saliranno, ci troveremo a parlare di circa  trecento miliardi in più. Il debito federale  potrebbe perfino essere declassato”.

 Il diavolo statunitense gli spiega che il mercato  è la scena buia di un teatro, dove si trovano oggetti e attori, ma si vede solo ciò che sul palco  viene illuminato da un fascio di luce e quando quella luce si sposterà, anzi sarà spostata, da qualche altra parte, il dollaro  “sarà destinato a diventare un bene rifugio. Sarà ancora più intoccabile di adesso”.

  Massimo tarda a comprendere, ma Derek gli ricorda che “c’è un vecchio mondo da questa parte dell’oceano” e che “sarà l’Europa a pagare, la vittima designata”, perché esistono mani che muovono il riflettore e hanno scritto il copione.

   Non del tutto convinto e, soprattutto, poco soddisfatto all’idea di rinunciare agli  sperati colossali guadagni e di dovere, al contrario, impegnarsi a fondo per ridurre  le inevitabili perdite, Massimo si rivolge per consiglio a un altro diavolo italiano, Bruno, ancora più addentro di lui alle segrete cose della finanza internazionale. Ne apprende che la sua diagnosi  era giusta, ma che la FED e i vertici delle più importanti banche d’affari, riunitisi, come  sempre, il terzo mercoledì di ogni mese al tredicesimo piano di un grattacielo a Midtown Manhattan, senza espressamente decidere hanno preso la decisione opposta al suo “short”.  Esattamente come alla fine del secondo conflitto mondiale, quando per ingannare i tedeschi venne messa in opera una complessa strategia di disinformazione chiamata Operazione Bodyguard, si è scelto di depistare, di modificare la realtà col marchingegno, non sempre semplice, di  spostare l’attenzione su altro. “Lì fuori”  informa Massimo il diavolo più sapiente”si sta preparando una guerra. Ancora una volta la si combatterà in Europa. Oggi come allora. Questa volta non ci saranno divise, aeroplani e  bombe, ma distruzioni, polvere tragedie saranno le stesse”. Dal  momento che “è in gioco il primato tecnologico, energetico, militare, degli Stati Uniti”, quindi “la civiltà, almeno per come la intendiamo in Occidente da più di due secoli”, c’è una sola strada: “L’Europa deve diventare più povera, l’euro più debole, tutto  per nascondere la fragilità del dollaro”.

   Si tratta di un romanzo e le vicende lavorative, sentimentali e familiari di Massimo sono lasciate alla libera fantasia dell’Autore, ma  il racconto della scatola nera della finanza deve restare il più possibile aderente alla realtà. Dal momento che la stesura  del romanzo è del 2013 il palcoscenico scelto dalle mani che muovono il riflettore è l’anello debole dell’Europa, l’Italia. La vittima posta sotto il fascio di luce, che vuol stornare l’attenzione dal dollaro per nasconderne la fragilità, una banca, italiana della quale a Manhattan si è decisa la bancarotta. Banca identificabile, nella realtà di quegli anni, col  Monte dei Paschi di Siena, forse  con qualche aumento di peso ed  importanza per meglio  giustificare gli esiti drammatici del suo fallimento: la fuga dei capitali dall’Italia verso lidi germanici, il crollo dell’euro, il ritorno alle divise nazionali. Massimo, a dispetto  dell’universo  liquido e senza appartenenze  nel quale si muove, si riscopre “patriota” e decide di lasciar il buen retiro dell’Argentario per rifarsi diavolo come lo sollecita il suo antico diavolo-mentore, che è sempre rimasto in campo e che adesso  vuole (non se ne capisce bene la ragione)  salvare l’Italia da un incombente drammatico destino. Difatti – spiega a Massimo – “La Francia sta con Berlino. I tedeschi hanno dato garanzie sul salvataggio  delle banche transalpine. Aiuteranno solo quelle però. Stavolta voi italiani siete fuori. La linea Maginot è sulle Alpi e dell’euro rimarrà solo il blocco franco-tedesco. La periferia è out”.

  Il momento scelto dagli “altri” diavoli per l’attacco decisivo è il lancio da parte del governo italiano dell’asta dei buoni del Tesoro decennali in modo che il fallimento della banca, azzerando la fiducia nell’economia italiana, blocchi l’acquisto dei bond o ne porti alle stelle i tassi. Il diavolo-generale, come in questa fase  della loro collaborazione lo definisce Massimo, ha messo insieme un team di rappresentanti dell’economia di varie nazioni propensi ad impedire che vengano messe a ferro e fuoco dai nuovi lanzichenecchi Grecia, Francia e Italia, “le culle della civiltà occidentale”. Al contrario Bruno, che tre anni prima ha salvato Massimo, si trova alla testa di uno schieramento di potentissmi hedge-fund intenzionati a montare  uno “short monstre” sull’Italia.

   Alla fine prevalgono i diavoli-difensori, ma il successo  non nasconde la realtà. Si è trattato solo di guadagnare tempo, di allontanare il momento della catastrofe e  l’alleanza stabilita è solo momentanea. Bruno ricorda a Derek  che voi, Stati Uniti, “rappresentate solo una parte dell’Occidente, e invece volete decidere per tutti”. Per Derek è giusto, perché “l’impero esiste ed è americano”. E’ divenuto però meno  sicuro dell’esito finale. Difatti, anche se “siamo potenti, influenziamo i governi, condizioniamo la vita della gente (…) il nostro è solo un progetto di contenimento.- Amministriamo la decadenza per rimandare il crollo. E questa non è un’alba (…) questo è un tramonto, e io non voglio che cada la notte”.

    La parte principale della vicenda del Monte dei Paschi di Siena (in realtà non ancora chiusa) si svolge fra il 2008-2009 e 2012. Il racconto della  scatola nera è del 2013. Se dovesse riprendere si può immaginare il seguito, perché l’impero è fin che si vuole al tramonto, ma continua a gestirsi per evitare la notte. Le mani che controllano e muovono il riflettore tengono sempre  il fascio di luce sull’Europa, dove intanto è scoppiata una guerra con divise, aeroplani e bombe. Un’Europa  sempre più sulla strada di un crescente impoverimento e di un euro più debole, mentre  l’anello debole italiano  paga sui propri bond tassi del 4%. E  nonostante tutto questo probabilmente nemmeno si riuscirà a nascondere a lungo la fragilità del dollaro.

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