“DUE GIORNI AD ASIAGO”, COLLOQUIANDO CON ROBERTO FILIPPETTI

Roberto Filippetti, studioso di arte e poesia QUI

Non so da quanti anni Roberto, in questo periodo dell’anno, incontri tanti liceali incamminati all’esame di maturità, per un percorso letterario preparatorio. Quell’esame che misura l’ago della bilancia … promosso o bocciato!

Ricordo come attesi, e poi vissi, quel mese che precedette quella mia prova, quella Primavera-Estate di ormai quarantasette anni fa. Aspettavo quel periodo come l’occasione per riprendere in una visione unitaria ciò che

avevo studiato, tempo carico di significato e concentrazione in cui quanto avevo appreso veniva da me personalmente approfondito.

Qui è il bello dell’esame di maturità. Non una ‘forca caudina’, che prolungherebbe l’agonia di cinque anni di scuola e di torture, ma un incontro con il sapere più consapevole, nella opportunità di riparlarne con chi si incontrerà in Commissione, come già prima avevo occasione di fare nei temi con la mia amatissima Docente di lettere. Ivi, mi confrontavo con gli argomenti proposti come con qualcosa che aveva a che fare con me non casualmente, ma veramente, conformemente al vero, con una mente illuminata dalle verità cercata e abbracciata. Quegli incontri di pensiero furono così vivi e veri che poi, diversi anni dopo, potei riprendere quel legame scolastico con la mia Professoressa fino all’ultimo giorno della sua vita, in un rapporto non più da alunno a docente e nemmeno di amicizia, ma di ‘generazione’.

Gli annuali percorsi di Roberto non spaziano su tutto il sapere, ma si centrano su Autori, da auctus -ciò che fa crescere- che hanno cercato in quello spazio dell’anima, segreto; a volte, rimasto impenetrato anche a chi li ha studiati, poiché occorre porsi nella loro condizione di esistenza e di ricerca per ri-conoscerli e incontrarli.

Di Roberto Filippetti

Ho passato due memorabili giorni ad Asiago, a 1200 metri di quota, con una ventina di maturandi di Desenzano. La lezione su Leopardi, poi quella su Pascoli, quindi quella su Montale con cenni a Pirandello. Infine il ripasso di correnti e movimenti letterari. E i colloqui a quattr’occhi con ciascuno di loro. Due giorni con l’intensità di un’intera settimana. La casa “Pietro Uccelli” che ci ha ospitato sta di fronte al set del Film “Torneranno il prati” di Ermanno Olmi. Struggente la serata in cui ho recitato Ungaretti nella trincea-set del film nel quale Olmi mostra giovani soldati e ufficiali per i quali “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Anche a me è accaduto di “vegliare”, di “scrivere lettere piene d’amore” e di dire a me stesso che “non sono mai stato tanto attaccato alla vita”. Poi siamo saliti su sotto la grande croce illuminata di notte e lì ho raccontato come è avvenuta la conversione di Ungaretti nel 1928, in forza della quale nel 1943-44 potrà elevare l’inno a “Cristo pensoso palpito, astro incarnato nell’umane tenebre, fratello che ti’immoli perennemente per riedificare umanamente l’uomo” (la lirica s’intitola “Mio fiume anche tu”). Quello di Olmi è un film cupo, al limite del disperato. Il titolo “Torneranno i prati” non evoca la verde speranza, ma un’amara considerazione affidata a un soldato che afferma: «Crescerà l’erba e di quello che abbiamo patito qui non si ricorderà nessuno, non sembrerà più vero». E se guardiamo verso l’Ucraina sembra proprio così, nel pieno della terza guerra mondiale a pezzi. Ma io ho avuto la grazia di guardare intensamente negli occhi questi diciannovenni, di dare loro un po’ più del massimo e di riceverne in cambio il centuplo. Una ventina di ragazzi, un resto d’Israele, un “non-nulla” di nuovi benedettini nel tempo delle invasioni barbariche di tipo nuovo. Ecco: abbiamo messo il nostro mattoncino per “riedificare umanamente l’uomo”.

Nella trincea

Nota, Roberto, quest’involontaria analogia delle mani tagliate, nella trincea di Ungaretti come nella Cappella di Santa Maria della Carità. Il Poeta, anche grazie all’incomprensibile dolore, varca le porte del Cielo.

Giotto,, Ascensione, 1303-1305, Cappella di Santa Maria della Carità, detta degli Scrovegni, Padova

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