“Nel mondo con la promessa dell’eternità”

Salvador Dali, Ascensione, 1958, olio su tela, 115 x 123 cm. Collezione Privata

Antifona

Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore,
che ascende nei cieli eterni.
Sopra le nubi splende la sua bellezza e la sua potenza. Alleluia. (Cf. Sal 67,33.35)

Commento artistico-spirituale al Vangelo della Domenica di Ascensione 29 Maggio 2022

Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg

San Luca racconta dell’Ascensione del Signore presentandola negli Atti (1,1-11) come l’inizio dell’espansione missionaria della Chiesa e nel Vangelo (24,46-53) come la conclusione gloriosa della vita pubblica di Gesù. L’evangelista arricchisce l’evento di particolari: «Poi li [discepoli] condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio».
Questa festa, chiamata «giorno solenne» dal vescovo di Cesarea, Eusebio (265-340), citata in testi antichi del IV secolo e che professiamo nel «Credo» (il Simbolo niceno-costantinopolitano), a partire dal sec. V appare in miniature, avori, mosaici.
Salvador Dalì ha affermato che l’ispirazione della sua «Ascensione di Cristo», proveniva da un «sogno cosmico» del 1950 – otto anni prima del dipinto – in cui aveva visto il nucleo di un atomo che poi ha raffigurato nella sua esplosione cupa e fiammeggiante, in alto, sullo sfondo della composizione. Nella scena, la verticalità dell’ascesa descritta nel Vangelo è rappresentata da un insolito scorcio prospettico che si rifà alle mistiche visioni di san Giovanni della Croce, studiate intensamente dall’artista in quegli anni e al celebre «Cristo morto» di Mantegna.
Gesù ascende, con il corpo seminudo e con le braccia aperte come nella crocifissione dove le mani contorte e irrigidite dallo spasimo – citazione del crocifisso di Grünewald – già ricevono la luce cangiante del globo bianco in cui s’apre il cielo del Padre con al centro lo Spirito Santo, simboleggiato dalla colomba. Nel crocifisso-risorto, quasi risucchiato dal globo in primo piano che nel colore giallo intenso e nella forma richiama i frutti del girasole o l’alveare pieno di miele, risaltano i piedi segnati dalle innumerevoli camminate del Maestro mentre il viso scompare.
Nell’enigmatica figura femminile con il volto di Gala (la musa di Dalì), che in alto compare piangendo nell’atto di guardare il Cristo ascendere, forse possiamo leggere, come nelle antiche raffigurazioni, la vergine Maria, il richiamo alla Chiesa, cioè a coloro che agiscono per amore sostenuti dal Cristo presente in modo nuovo sulla terra, tratteggiata in basso.
Nel grande romanzo «La Storia» (1974), Elsa Morante scrive: «“Cristo, sono duemila anni che aspettiamo il tuo ritorno”. Ed Egli risponde: “Ma io non sono mai partito da voi. Siete voi che ogni giorno mi linciate, o peggio ancora, tirate via senza vedermi, come se io fossi l’ombra di un cadavere putrefatto sotto terra. Io tutti i giorni vi passo vicino mille volte, mi moltiplico per tutti quanti siete, ed i miei segni riempiono ogni millimetro dell’universo, e voialtri non li riconoscete, pretendete di aspettare chi sa quali altri segni volgari».

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